|
Non c’è dubbio: quando gli uomini inventarono la
burocrazia, non lo fecero certo per mettere in moto meccanismi stupidi e meno
che mai per farsi un dispetto, ma per altre ragioni. Gli economisti direbbero
che fu soprattutto “per ridurre i costi di transazione”. I sociologi che fu
soprattutto per ridurre i tempi necessari perché si stabilisca la fiducia fra
individui e fra gruppi che non si conoscono.
Col tempo il meccanismo è sfuggito di mano e ha
cominciato a produrre effetti indesiderabili. E’ accaduto perché si è deciso
di regolare un numero sempre crescente di cose e di relazioni, perché si è chiesto
al corpo burocratico di assumersi un numero di compiti senza confronto con le
risorse di cui disponeva, compensandolo con un allargamento del numero delle
decisioni da assumersi discrezionalmente.
La questione ha una dimensione persino drammatica
in Italia, ma da alcuni anni è in atto un processo di modernizzazione dell’apparato
burocratico che si muove verso due obiettivi: da un lato la riduzione degli
ambiti soggetti a regolazione e la semplificazione delle procedure (Stato
moderno, Stato modesto) dall’altro un più deciso orientamento al risultato
delle procedure stesse.
Le riforme introdotte per conseguire questi obiettivi
comportano però una trasformazione a tratti radicale degli assetti organizzativi
delle amministrazioni pubbliche e in particolare delle amministrazioni locali,
più direttamente esposte a valutazioni di efficacia e di efficienza da parte
dei cittadini e delle imprese.
In questa direzione, la risorsa critica è l’informazione,
intesa soprattutto nelle due dimensioni di supporto alle decisioni e gestionale
(sistemi informativi).
|
|