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  8-14 maggio 2000
 

Il progetto-Balcani tra speranze e incertezze

di Pasquale Satalino


Riflessioni sul Forum de "La Gazzetta del Mezzogiorno" e sul rapporto Svimservice

(Bari) - Tecnorama 2000 - che si è svolto con notevole successo nel quartiere fieristico barese richiamando oltre 250 espositori ed operatori economici da oltre 20 Paesi - ha spezzato un'altra lancia a favore del dialogo con i Balcani, evocato nel forum inaugurale da esperti come Domenico De Masi, Antonio Gambino, Raffaele Gorgoni, Pedrag Matvejevic e Andrea Segrè. Ma i pugliesi faranno tesoro di questa ulteriore, motivata indicazione, che è già stata l'indicazione di Ciampi e di Prodi, dell'Unione Europea e della Fiera del Levante ma non è ancora entrata nella determinazione della gente comune?

Crediamo davvero nei Balcani? Se lo era chiesto provocatoriamente Francesco Divella, Commissario straordinario della Fiera del Levante, in occasione del forum che "La Gazzetta del Mezzogiorno" ha promosso martedì scorso per analizzare le modalità di crescita dei collegamenti aerei fra le due sponde dell'Adriatico. E a quanti gli rispondevano che il dialogo con il sud-est è necessario, per una serie di ragioni storiche, geografiche, politiche, economiche e persino militari; e che da questo dialogo ne trarrebbe vantaggio e ragione di vita la Puglia, regione di prima linea sul confine fra occidente ed oriente, Francesco Divella continua a ripetere: d'accordo queste cose le andiamo dicendo da cinque anni. Ma gli operatori e le istituzioni pugliesi credono davvero in questa opportunità o se la faranno sfuggire di mano innescando comportamenti di assistenzialismo rivendicazionista invece di conquistare in campo aperto i propri spazi?

Il dibattito promosso da "la Gazzetta del Mezzogiorno" ha messo in luce alcuni dei tradizionali aspetti negativi del "dna" meridionale: tante parole, tanta prudenza nel momento di mettersi insieme, tante richieste di sussidi e contributi, molta reticenza all'atto di metter mano al portafoglio.

Poi si alzano il neo-presidente della Regione Raffaele Fitto per raccomandare a tutti di stare attenti a non violare le regola comunitarie della concorrenza, l'europarlamentare Lavarra per promettere interventi chiarificatori, il direttore generale dell'Enac, l'ente nazionale per l'aviazione civile, Di Palma a ribadire che bisogna saper impostare bene le procedure per la creazione di un organismo che aiuti la Puglia a volare nei Balcani, il direttore per la Puglia dell'AdaAir Schiavone che annuncia nuovi voli verso il Montenegro e la Macedonia, ma lamenta l'esistenza di una insormontabile burocrazia che frusta ogni tentativo di internazionalizzare l'attività dell'aeroporto di Bari; e, dulcis in fundo, il presidente della compagnia aerea Federico II di Foggia, Orlando, il quale annuncia solennemente che lui, senza bisogno di sollevare polveroni e di chiedere contributi a fondo perduto a chicchessia, dal mese prossimo aprirà una linea aerea settimanale con Pristina, la capitale del Kosovo. Il conto economico gli torna.

Morale della favola, e parola ancora una volta a Francesco Divella: i pugliesi hanno fiutato il business nella vicenda balcanica? Se c'è business, si va. E deve essercene, se è vero che tedeschi, francesi, greci ed altri ancora ci sono andati e ci lavorano con profitto. Limitarsi a rivendicare primati geografici o medaglie di riconoscimento da parte degli altri dando vita, nel frattempo, a comitati di studio piuttosto che a società operative, è francamente troppo poco e si è già visto altre volte nell'ultimo anno, quando analoghi soprassalti di buona volontà sono stati sepolti dall'indifferenza o scavalcati da furbe fughe in avanti, alla ricerca di protagonismo fine a se stesso.

Altro insegnamento amaro è la riscoperta dell'incapacità delle istituzioni locali di fare sistema, persino dinanzi a situazioni di obiettivo e comune interesse.

Sono emerse, queste riflessioni, anche all'inaugurazione di Tecnorama, attraverso la puntuale analisi dedicata da Svimservice, Scuola di formazione Al faro ed S3-Studium di Domenico De Masi ai "Balcani 2005".

Ci sono tutte le premesse per costruire ponti di successo; "nonostante abbia preso parte al conflitto dello scorso anno - rileva il rapporto Svimservice, realizzato con le modalità di ricerca "delphi", vale a dire in proiezione a breve e medio termine - l'Italia si potrà avvalere nei prossimi anni del patrimonio di credibilità e di amicizia accumulato nel Balcani nel corso del tempo". E ciò interessa anche al mondo occidentale, in nome del quale l'Italia può dunque operare meglio di altri.

E ancora: "l'economia dei Balcani presenta caratteristiche favorevoli alle nostre piccole e medie imprese. La dimensione microeconomica e il localismo rappresentano un buon terreno di intervento per i nostri imprenditori. Essi sarebbero infatti poco competitivi rispetto alla realizzazione delle grandi infrastrutture della ricostruzione ma possono più facilmente avviare rapporti bilaterali con le piccole imprese industriali ed agricole presenti nell'area balcanica, decentrando alcune produzioni, esportando know how, formazione, abilità organizzative oggi assai carenti al di là dell'Adriatico".

Profezia? Niente affatto. "Così sta già avvenendo - informa il rapporto -: le regioni in cui le piccole e medie imprese sono più forti e organizzate - Il Veneto, le Marche hanno già avviato rapporti di collaborazione, gemellaggi, progetti comuni. Le istituzioni locali sono già in moto, e con esse il sistema delle imprese".

Badate bene: "le opportunità di cooperazione con l'Est balcanico sarebbero anche maggiori se le risorse turistiche dell'Adriatico fossero messe a sistema, se invece di aspettare il ritorno di concorrenzialità della sponda orientale si avviasse la progettazione di un'offerta comune".

Ma a questo punto "delphi" diventa facile Cassandra e - leggiamo nel rapporto - "lo scenario più probabile, per molti versi, è un altro: mancherà, da qui al 2005, la capacità del sistema-paese di rispondere adeguatamente alle occasioni offerte dall'area balcanica".

Perché? "Privo di visione strategica (che porterebbe, ad esempio, alla creazione di un'Autority per l'Adriatico, capace di stimolare uno sviluppo sinergico anziché uno fondato sulla competizione fra poveri), spesso rappresentato diplomaticamente in maniera mediocre e troppo discontinua, troppo timido per assumere la leadership europea sulle questioni balcaniche", secondo la rappresentazione di "Balcani 2005" il nostro Paese "correrà seriamente il rischio di sprecare le buone occasioni dissipando la credibilità a lungo accumulata, esportando nei Balcani soprattutto le imprese di basso profilo ed importando mafie pronte a saldarsi con quelle, già floride, di casa nostra".

Tocco finale: "molto più che il Nord, già avviato verso la massima valorizzazione degli spazi economici del Sud-Est europeo, è il nostro Mezzogiorno che sembra corrispondere a questo identikit di un'Italia sprecona davvero storiche".

Interessante ed approfondita è la riflessione del rapporto sulle varie realtà balcaniche e, in particolare, sull'ammodernamento delle strutture istituzionali ed economiche dell'area. Ma ancora più interessati sono le riflessioni dedicate nella parte finale al ruolo geo-politico dell'Italia e, per quel che riguarda la Puglia, alle opportunità di un dialogo diretto che potrebbe essere favorito anche dalla realizzazione del "corridoio trans-europeo numero otto".

Forza, Puglia, incita il rapporto, non farti scavalcare da altri più veloci e solerti, approfitta delle obiettive condizioni di vantaggio territoriale e delle teste di ponte già consolidate. In Albania la Fiera del Levante organizza dal '98 una fiera campionaria che apre nuovi rapporti fra imprenditori ed istituzioni, la Comunità delle Università del Mediterraneo ha sottoscritto accordi di cooperazione con le Università locali, l'Istituto Agronomico Mediterraneo ha firmato convenzioni per lo studio dello sviluppo agricolo dei fertili ed irrigabili terreni sqipetari, Tecnopolis ha i suoi referti tecnologici.

I presupposti ci sono tutti, o quasi, insieme alle inevitabili difficoltà, che le stesse autorità di oltre Adriatico continuano sovente a frapporre contribuendo allo sconcerto generale degli uomini di buona volontà. E c'è il business: basta guardarsi intorno e sommare tutte le opportunità che l'area balcanica offre proprio in questi anni nei quali le sue patologie sono salite alla ribalta internazionale. Sarà la volta buona per sconfiggere il pessimismo di Divella e del rapporto Svimservice?

Se Tecnorama non avesse già altri meriti, richiamando la sensibilità della gente agli opportuni approfondimenti del grande discorso sulla New economy, ma anche sui nuovi cellulari tutto-fare e sulle sconfinate utilizzazioni di Internet, avrebbe sicuramente il valore di aver richiamato l'attenzione su questi problemi di grande attualità per tutti, ha commentato Enore Deotto, presidente di Smau e fautore da sempre di un dialogo tecnologico euromediterraneo sviluppato proprio attraverso l'esperienza della Fiera del Levante. "Abbiamo creato Feram, una Federazione dei saloni tecnologici del Mediterraneo - dice Deotto - che ha sede proprio a Bari, e vogliamo cogliere la grande occasione della New economy per legare ancora più strettamente i Mezzogiorni del mondo".

Ora la parola (e i fatti) passano agli operatori che, forti delle indicazioni emerse in questi giorni, sono in grado di capire ancor meglio quali concreti scenari si aprono loro dinanzi.