Il progetto-Balcani tra speranze
e incertezze di Pasquale Satalino
Riflessioni sul Forum de "La Gazzetta del Mezzogiorno"
e sul rapporto Svimservice
(Bari) - Tecnorama 2000 - che si è svolto con notevole
successo nel quartiere fieristico barese richiamando oltre
250 espositori ed operatori economici da oltre 20 Paesi -
ha spezzato un'altra lancia a favore del dialogo con i Balcani,
evocato nel forum inaugurale da esperti come Domenico De Masi,
Antonio Gambino, Raffaele Gorgoni, Pedrag Matvejevic e Andrea
Segrè. Ma i pugliesi faranno tesoro di questa ulteriore, motivata
indicazione, che è già stata l'indicazione di Ciampi e di
Prodi, dell'Unione Europea e della Fiera del Levante ma non
è ancora entrata nella determinazione della gente comune?
Crediamo davvero nei Balcani? Se lo era chiesto provocatoriamente
Francesco Divella, Commissario straordinario della Fiera del
Levante, in occasione del forum che "La Gazzetta del Mezzogiorno"
ha promosso martedì scorso per analizzare le modalità di crescita
dei collegamenti aerei fra le due sponde dell'Adriatico. E
a quanti gli rispondevano che il dialogo con il sud-est è
necessario, per una serie di ragioni storiche, geografiche,
politiche, economiche e persino militari; e che da questo
dialogo ne trarrebbe vantaggio e ragione di vita la Puglia,
regione di prima linea sul confine fra occidente ed oriente,
Francesco Divella continua a ripetere: d'accordo queste cose
le andiamo dicendo da cinque anni. Ma gli operatori e le istituzioni
pugliesi credono davvero in questa opportunità o se la faranno
sfuggire di mano innescando comportamenti di assistenzialismo
rivendicazionista invece di conquistare in campo aperto i
propri spazi?
Il dibattito promosso da "la Gazzetta del Mezzogiorno" ha
messo in luce alcuni dei tradizionali aspetti negativi del
"dna" meridionale: tante parole, tanta prudenza nel momento
di mettersi insieme, tante richieste di sussidi e contributi,
molta reticenza all'atto di metter mano al portafoglio.
Poi si alzano il neo-presidente della Regione Raffaele Fitto
per raccomandare a tutti di stare attenti a non violare le
regola comunitarie della concorrenza, l'europarlamentare Lavarra
per promettere interventi chiarificatori, il direttore generale
dell'Enac, l'ente nazionale per l'aviazione civile, Di Palma
a ribadire che bisogna saper impostare bene le procedure per
la creazione di un organismo che aiuti la Puglia a volare
nei Balcani, il direttore per la Puglia dell'AdaAir Schiavone
che annuncia nuovi voli verso il Montenegro e la Macedonia,
ma lamenta l'esistenza di una insormontabile burocrazia che
frusta ogni tentativo di internazionalizzare l'attività dell'aeroporto
di Bari; e, dulcis in fundo, il presidente della compagnia
aerea Federico II di Foggia, Orlando, il quale annuncia solennemente
che lui, senza bisogno di sollevare polveroni e di chiedere
contributi a fondo perduto a chicchessia, dal mese prossimo
aprirà una linea aerea settimanale con Pristina, la capitale
del Kosovo. Il conto economico gli torna.
Morale della favola, e parola ancora una volta a Francesco
Divella: i pugliesi hanno fiutato il business nella vicenda
balcanica? Se c'è business, si va. E deve essercene, se è
vero che tedeschi, francesi, greci ed altri ancora ci sono
andati e ci lavorano con profitto. Limitarsi a rivendicare
primati geografici o medaglie di riconoscimento da parte degli
altri dando vita, nel frattempo, a comitati di studio piuttosto
che a società operative, è francamente troppo poco e si è
già visto altre volte nell'ultimo anno, quando analoghi soprassalti
di buona volontà sono stati sepolti dall'indifferenza o scavalcati
da furbe fughe in avanti, alla ricerca di protagonismo fine
a se stesso.
Altro insegnamento amaro è la riscoperta dell'incapacità
delle istituzioni locali di fare sistema, persino dinanzi
a situazioni di obiettivo e comune interesse.
Sono emerse, queste riflessioni, anche all'inaugurazione
di Tecnorama, attraverso la puntuale analisi dedicata da Svimservice,
Scuola di formazione Al faro ed S3-Studium di Domenico De
Masi ai "Balcani 2005".
Ci sono tutte le premesse per costruire ponti di successo;
"nonostante abbia preso parte al conflitto dello scorso anno
- rileva il rapporto Svimservice, realizzato con le modalità
di ricerca "delphi", vale a dire in proiezione a breve e medio
termine - l'Italia si potrà avvalere nei prossimi anni del
patrimonio di credibilità e di amicizia accumulato nel Balcani
nel corso del tempo". E ciò interessa anche al mondo occidentale,
in nome del quale l'Italia può dunque operare meglio di altri.
E ancora: "l'economia dei Balcani presenta caratteristiche
favorevoli alle nostre piccole e medie imprese. La dimensione
microeconomica e il localismo rappresentano un buon terreno
di intervento per i nostri imprenditori. Essi sarebbero infatti
poco competitivi rispetto alla realizzazione delle grandi
infrastrutture della ricostruzione ma possono più facilmente
avviare rapporti bilaterali con le piccole imprese industriali
ed agricole presenti nell'area balcanica, decentrando alcune
produzioni, esportando know how, formazione, abilità organizzative
oggi assai carenti al di là dell'Adriatico".
Profezia? Niente affatto. "Così sta già avvenendo - informa
il rapporto -: le regioni in cui le piccole e medie imprese
sono più forti e organizzate - Il Veneto, le Marche hanno
già avviato rapporti di collaborazione, gemellaggi, progetti
comuni. Le istituzioni locali sono già in moto, e con esse
il sistema delle imprese".
Badate bene: "le opportunità di cooperazione con l'Est balcanico
sarebbero anche maggiori se le risorse turistiche dell'Adriatico
fossero messe a sistema, se invece di aspettare il ritorno
di concorrenzialità della sponda orientale si avviasse la
progettazione di un'offerta comune".
Ma a questo punto "delphi" diventa facile Cassandra e - leggiamo
nel rapporto - "lo scenario più probabile, per molti versi,
è un altro: mancherà, da qui al 2005, la capacità del sistema-paese
di rispondere adeguatamente alle occasioni offerte dall'area
balcanica".
Perché? "Privo di visione strategica (che porterebbe, ad
esempio, alla creazione di un'Autority per l'Adriatico, capace
di stimolare uno sviluppo sinergico anziché uno fondato sulla
competizione fra poveri), spesso rappresentato diplomaticamente
in maniera mediocre e troppo discontinua, troppo timido per
assumere la leadership europea sulle questioni balcaniche",
secondo la rappresentazione di "Balcani 2005" il nostro Paese
"correrà seriamente il rischio di sprecare le buone occasioni
dissipando la credibilità a lungo accumulata, esportando nei
Balcani soprattutto le imprese di basso profilo ed importando
mafie pronte a saldarsi con quelle, già floride, di casa nostra".
Tocco finale: "molto più che il Nord, già avviato verso la
massima valorizzazione degli spazi economici del Sud-Est europeo,
è il nostro Mezzogiorno che sembra corrispondere a questo
identikit di un'Italia sprecona davvero storiche".
Interessante ed approfondita è la riflessione del rapporto
sulle varie realtà balcaniche e, in particolare, sull'ammodernamento
delle strutture istituzionali ed economiche dell'area. Ma
ancora più interessati sono le riflessioni dedicate nella
parte finale al ruolo geo-politico dell'Italia e, per quel
che riguarda la Puglia, alle opportunità di un dialogo diretto
che potrebbe essere favorito anche dalla realizzazione del
"corridoio trans-europeo numero otto".
Forza, Puglia, incita il rapporto, non farti scavalcare da
altri più veloci e solerti, approfitta delle obiettive condizioni
di vantaggio territoriale e delle teste di ponte già consolidate.
In Albania la Fiera del Levante organizza dal '98 una fiera
campionaria che apre nuovi rapporti fra imprenditori ed istituzioni,
la Comunità delle Università del Mediterraneo ha sottoscritto
accordi di cooperazione con le Università locali, l'Istituto
Agronomico Mediterraneo ha firmato convenzioni per lo studio
dello sviluppo agricolo dei fertili ed irrigabili terreni
sqipetari, Tecnopolis ha i suoi referti tecnologici.
I presupposti ci sono tutti, o quasi, insieme alle inevitabili
difficoltà, che le stesse autorità di oltre Adriatico continuano
sovente a frapporre contribuendo allo sconcerto generale degli
uomini di buona volontà. E c'è il business: basta guardarsi
intorno e sommare tutte le opportunità che l'area balcanica
offre proprio in questi anni nei quali le sue patologie sono
salite alla ribalta internazionale. Sarà la volta buona per
sconfiggere il pessimismo di Divella e del rapporto Svimservice?
Se Tecnorama non avesse già altri meriti, richiamando la
sensibilità della gente agli opportuni approfondimenti del
grande discorso sulla New economy, ma anche sui nuovi cellulari
tutto-fare e sulle sconfinate utilizzazioni di Internet, avrebbe
sicuramente il valore di aver richiamato l'attenzione su questi
problemi di grande attualità per tutti, ha commentato Enore
Deotto, presidente di Smau e fautore da sempre di un dialogo
tecnologico euromediterraneo sviluppato proprio attraverso
l'esperienza della Fiera del Levante. "Abbiamo creato Feram,
una Federazione dei saloni tecnologici del Mediterraneo -
dice Deotto - che ha sede proprio a Bari, e vogliamo cogliere
la grande occasione della New economy per legare ancora più
strettamente i Mezzogiorni del mondo".
Ora la parola (e i fatti) passano agli operatori che, forti
delle indicazioni emerse in questi giorni, sono in grado di
capire ancor meglio quali concreti scenari si aprono loro
dinanzi. |
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