2 0 0 7  
2 0 0 6  
2 0 0 5  
2 0 0 4  
2 0 0 3  
2 0 0 2  
2 0 0 1  
2 0 0 0  
 

 

 
  5 gennaio 2001

Nasce il Bancomat sanitario. Lo fanno i baresi, ma a Lecco.

di Davide Carlucci


(Bari) - Una carta dei servizi sanitari,che consenta di fare a meno di ricette e certificati. O che contenga informazioni su eventuali allergie e su tutta la “storia” clinica personale di un singolo paziente. Al progetto, che sta partendo in questi giorni nella provincia di Lecco, stanno lavorando quindici tecnici informatici della Svimservice, l’azienda pugliese specializzata nella realizzazione e gestione di reti informatiche (fra le quali, quella degli ospedali della Puglia).

Proprio in questi giorni sono state stampate le prime diecimila card, presto saranno diffuse. E’ un progetto sperimentale – il primo di questo tipo in Italia, con rari precedenti nel resto d’ Europa – commissionato da una società della regione Lombardia,  che ha affidato il progetto-pilota a un raggruppamento d’imprese internazionali, capeggiato dalla Ericsson. La Svimservice, in particolare, si occupa, in collaborazione con la francese Sema Group, della realizzazione dei software applicativi che possono sviluppare tutte le funzionalità della carta.

Il progetto si basa su tre aspetti. Il primo è la realizzazione di una rete unitaria dei soggetti e degli operatori pubblici presenti sul territorio. Non solo la sanità, dunque, ma, in prospettiva, anche i trasporti, l’anagrafe e gli altri servizi ai quali il cittadino accede. La carta dei servizi è invece – ecco il secondo aspetto – una sorta di bancomat dotata di microchip che contiene tutti gli elementi d’identificazione dell’utente e tutte le informazioni sui servizi che si possono attivare. Si parte con quelli sanitari (terzo elemento): tramite la card si può accedere alle informazioni presenti nelle banche dati centrali. Ma nell’aggeggio di plastica è “scritto” anche quale sia il gruppo sanguigno del cittadino o a quali farmaci sia allergico.

Tutto questo può servire, in situazioni normali, a evitare di portare ogni volta con sé documenti, referti medici, certificati o altri pezzi di carta. In casi straordinari, invece – ad esempio, un incidente stradale – i medici del pronto soccorso possono ottenere in tempi rapide informazioni, decisive sui trascorsi sanitari del paziente. E non è un vantaggio di poco conto.

Ovviamente occorre il consenso del paziente. E qui si stanno studiando le soluzioni più adatte al caso. “Dal punto di vista tecnologico – spiega infatti Carlo Russo, direttore del settore marketing e sviluppo della Svimservice, che sta seguendo il progetto – è tutto pronto. Quel che stiamo cercando di escogitare, invece, è il sistema per rendere tutto ciò compatibile con la legge sulla Privacy. La carta, infatti, contiene la firma elettronica del paziente, ovvero un codice di identificazione personale che gli apre le porte d’accesso a tutte le banche dati contenenti informazioni che lo riguardano. Il punto, però, è consentire l’accesso anche quando l’individuo non è cosciente perché, poniamo, vittima di un grave incidente. L’ipotesi a cui stiamo pensando è di concedere un’autorizzazione speciale ad alcune categorie particolari di medici, come quelli che operano nel pronto soccorso o a determinati specialisti da individuare a seconda dei casi”.

Ma la tutela della riservatezza non è l’unico ostacolo  che impedisce il dispiegamento di tutte le potenzialità del progetto: “E’ necessario, preliminarmente, il coordinamento fra i vari enti e le varie istituzioni che lavorano nel settore pubblico”. E non è semplice: se già risulta complicato consentire che un ufficio dell’Ausl sia connesso con un’azienda ospedaliera, figuriamoci le difficoltà per realizzare una carta dei servizi che dia la possibilità di usufruire anche dei servizi riguardanti l’agricoltura o la pubblica amministrazione, obiettivo finale del progetto in cui è coinvolta la Svimservice. “Stiamo studiando, inoltre – conclude Russo – tutte le soluzioni che possano consentire la massima sicurezza del sistema informativo. Bisogna prevenire anche la minima possibilità, da parte di chiunque, di violare la rete di protezione dei dati per scopi illeciti”.

Intanto, i cittadini della provincia di Lecco stanno ricevendo, a casa, le prime carte dei servizi. Se dovesse andar bene, l’esperimento sarà esteso a tutta la Lombardia e a gestirlo potrebbe essere lo stesso raggruppamento di imprese, che in questa fase anticipa le spese per la realizzazione, in previsione di un rimborso futuro. Ma Domenico Di Paola, presidente della Svimservice, ha un’ambizione in più e candida la sua azienda a riproporre l’esperienza in Puglia,  sulla scia dell’esempio lombardo. Certo, pensare a soluzioni del genere nell’unica regione, in Italia, sprovvista di un sistema di coordinamento delle emergenze – il 118 – sembra ancora un esercizio di fantasanità.