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  11 agosto 2001


Le quattro regioni di Svimservice

di Michele Marolla


Il Presidente / Forte presenza in Puglia, Lombardia, Liguria e Toscana. Di Paola: gli stranieri sono i benvenuti in questo settore

(Bari) - La Svimservice, una delle maggiori aziende italiane di servizi informatici, sicuramente la principale tra quelle locali in Puglia, è nata nel 1974, presidente è Domenico Di Paola, mentre amministratore delegato è Giancarlo Di Paola. Ha chiuso il 2000 con un fatturato di circa 30 miliardi ed è certificata UNI EN ISO 9001.

Attualmente ha 250 dipendenti, in prevalenza specialisti di sistemi e reti, ingegneri, addetti all'assistenza alla clientela, oltre la metà ha meno di 35 anni. I punti di forza della Svimservice sono la fornitura di servizi informatici per la sanità e la pubblica amministrazione con una forte presenza in Puglia, Lombardia, Liguria e Toscana. Il programma strategico ha sostanzialmente tre macro-obiettivi: consolidarsi come prima società informatica sanitaria nazionale, qualificare le proprie risorse per esportare in tutta Italia la "generazione digitale pugliese", agevolare il salto tecnologico in paesi in via di ricostruzione come quella dei Balcani.

"Noi - spiega il presidente di Svimservice - confidiamo nello sviluppo informativo del sistema sanitario della nostra regione, nonché nell'applicazione della sperimentazione per conto della Lisit (società della Regione Lombardia) e, come subfornitori di un consorzio con capogruppo Ericsson, puntiamo sullo sviluppo di queste attività che in futuro potrebbero produrre effetti positivi a livello nazionale. Penso alla carta sanitaria. Puntiamo inoltre allo sviluppo di alcune aree importanti di informatica per la pubblica amministrazione locale e di attività all'estero ed in particolare al supporto alla domanda del mercato greco di servizi e sistemi infotelematici nel campo della sanità".

Questa forte specializzazione mette al riparo dai pericoli della concorrenza straniera?

"Lo sbarco di uno straniero - risponde Domenico Di Paola - sarebbe un pericolo in un Paese in cui vi fosse un obiettivo strategico in un settore (quando il Giappone ha puntato sull'industria dell'auto, dell'elettronica e del nucleare, se fosse sbarcata un'azienda americana, sarebbe stato ucciso un sistema di imprese che stava nascendo). Non mi risulta che questo stia avvenendo in Italia. Anzi ben vengano gli stranieri, in un settore in cui né il pubblico né il privato investono tanto. Quindi non c'è un pericolo, specie se diventano partner. Preferisco confrontarmi in un mercato ricco di sviluppo e di domanda anche se questo significa doversi misurare in maniera dura, piuttosto che essere solo in un mercato che non si muove".

In questo contesto che ruolo può giocare Tecnopolis?
"E' una realtà nata da un'idea e non da una necessità espressa dal mercato e quindi aveva tutti i rischi e le difficoltà di questo partire da un'idea, comunque mi sembra sia riuscita, pur attraverso tanti problemi, a trovare la forza e l'energia per un'importante collocazione. Se Tecnopolis svolge un ruolo di stimolo e di razionalizzazione della domanda (il mercato molte volte non si muove o si muove male perché non riesce ad esprimere correttamente la propria domanda) tutti gliene dovremmo essere grati".