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  11 agosto 2001


Anche Bari ha detto la sua, il polo Tecnopolis

di Michele Marolla


Innovazione / Dai primi calcolatori del Csata ai personal computer in tutte le case, intervista a Luciano Galeone, presidente del parco scientifico. Ormai i computer sono diventati il nuovo sistema nervoso del mondo

(Bari) - Sono lontani i tempi in cui, quasi da apprendisti stregoni, nelle strutture del Csata al campus di Bari, "giravano" i primi calcolatori, con le schede forate in cartoncino e un alone di mistero, quasi fosse un miracolo, della scienza certo, ma pur sempre miracolo. Del resto il primo computer digitale costruito in serie ha solo 50 anni, pesava 13 tonnellate e fu utilizzato nel giugno del 1951 presso gli uffici anagrafe Usa.
Oggi i personal computer sono in quasi tutte le case e l'informatica, seppure ancora largamente incomprensibile ai più, ci si è rassegnati quanto meno a tollerarla, a usarla, se non a mitizzarla, anche nella vita quotidiana. L'information and communication technology è ormai un mondo vastissimo e complesso, tanto che è perfino difficile parlare di comparto unitario.
"Oggi - dice Daniele Bettarelli, ingegnere aeronautico, dall'anno scorso amministratore delegato di Netsiel - parlare di informatica è come parlare di trasporti: ci sono i carri armati e le macchine formula uno, le berline e le biciclette; infatti call center e software sono attività "artigianali", e vediamo Paesi, si pensi all'India e al Pakistan e nel passato anche all'Irlanda, che hanno un costo del lavoro basso ed una buona qualità della formazione universitaria, dove si stanno sviluppando attività di manovalanza. Le infrastrutture si fanno da un'altra parte. I paesi sviluppati sono quelli dove si sviluppano le infrastrutture. Una cosa è fare un'attività esclusivamente labour intensive un'altra quando si trascina dietro logiche di infrastruttura e di impianti oltre che di occupazione".
"Il settore informatico - conferma Mimmo Di Paola presidente della Svimservice - è ormai così vasto che non può esistere al mondo chi possa abbracciare con logiche di leadership tutte queste attività".
E' lontano il tempo del dominio Ibm che vendeva macchine e conoscenza, successivamente è stato il periodo del dominio delle factory di software, dove si elaboravano e si producevano programmi, oggi il mondo dell'Ict è un'altra cosa ancora, variegato e senza un padrone incontrastato.
"C'è una grossa evoluzione - spiega Bettarelli - da un mondo informatico più "artigianale" ad un mondo di servizi più industriale; oggi le telecomunicazioni in un sistema informatico rappresentano dal 25% al 50% del valore economico complessivo. I sistemi stanno diventando meccanismo di interconnessione tra persone e imprese ed internet sta esasperando questo concetto. Stiamo andando violentemente verso un mondo dove questa infrastruttura che nasce con un pc, le reti, grandi calcolatori, e grandi banche dati, diventa sistema nervoso del mondo. Telecomunicazioni e sistemi informatici vanno a confluire e entriamo nel mondo dell'Ict che ha regole e meccanismi un po' diversi rispetto a prima e questo può modificare radicalmente anche gli attori sul mercato. Fino a ieri compravamo un calcolatore dell'Ibm, ci mettevamo del software, oggi nessuno si sogna nella telefonia di acquistare il sistema di controllo del palazzo, poi il filo e poi il telefono, prende tutto il sistema. Sta succedendo la stessa cosa nel mondo informatico, per cui i sistemi diventano fondamentali per le imprese, l'offerta di sistemi informatici, più che acquisto di box è un acquisto di potenze, di capacità di utilizzo di certi sistemi".
E' in questa situazione che nel capoluogo pugliese e nel suo hinterland sono sorte una serie di imprese del settore. "Bari - dice il presidente di Tecnopolis Luciano Galeone - evolve sempre più verso una dimensione di "polo tecnologico", molte aziende nel campo dell'Ict si sono insediate nel nostro territorio. Un forte ruolo di attrazione fu avviato proprio da noi, nell'ambito del Progetto di sperimentazione del programma Tecnopolis dando il via all'insediamento di numerose realtà, il cui risultato più significativo fu quello di Netsiel, nata nel parco scientifico barese e sviluppatasi successivamente e autonomamente fino a diventare la realtà odierna. Attualmente, a partire da EDS, Getronics, Netsiel, ma anche da Svimservice, realtà locale sempre più significativa, si può davvero parlare di creazione a Bari di un polo tecnologico".
Pur valutando positivamente l'arrivo di tante imprese del settore l'ing. Di Paola predica prudenza: "Non dobbiamo commettere l'errore di pensare di essere la California, si tratta solo di piccole e medie imprese; certo è possibile creare le condizioni per costruire un polo di aziende informatiche, stimolando i vari soggetti, a cominciare dalla parte pubblica che potrebbe attivare di più meglio i mercati locali". "Solo qualche anno addietro - ricorda ancora Di Paola - c'erano tante aziende locali che bene o male avevano una proiezione di mercato non solo nel territorio di insediamento. Oggi di quelle imprese è rimasta solo la Svimservice".
"Un call center nasce in un mese e si può spegnere in tre ore - ammette l'amministratore delegato di Netsiel - un'infrastruttura è un'altra cosa, c'è un palazzo, ci sono le macchine, impianti, reti. Le amministrazioni locali dovrebbero aiutare chi va in questa direzione, Bari si confronta con grande competitività non per i bassi stipendi, ma per un fatto di logica di attività. Il prodotto che esce da Bari è un prodotto di qualità ad un costo inferiore rispetto ad altre parti".
"Se vogliamo parlare di net economy, di attività avanzate nell'infotelematica - incalza Di Paola - bisogna capire che un call center nasce da logiche di sola convenienza, un call center oggi c'è, domani, se conviene, si può spostare in Albania".
Un altro aspetto è quello delle professionalità. "Nella localizzazione di questo tipo di imprese - sottolinea Bettarelli - non è ininfluente l'università: la logica, le persone non nascono in un giorno, e qui c'è una buona scuola, un contesto complessivo che ha facilitato gli insediamenti. Certo non vedo una grande attenzione dei mondi amministrativi, Comune, Regione, Provincia, mentre c'è un'attenzione molto forte dell'Università e del Politecnico".
D'altra parte Di Paola avverte come "l'evoluzione delle figure professionali sia molto più rapida del corso di studi; bisognerebbe migliorare l'interazione tra impresa, quella che c'è, e l'Università. Bisogna riconoscere che nel momento in cui oggi servono determinati profili, se vengono preparati con i tempi e le modalità previste attualmente, quasi sicuramente quando saranno pronti non serviranno già più".