La Rete? No, cultura per
far crescere il Sud
di
Cinzia Ficco
Bill Gates: "Un
nuovo Rinascimento arriverà". Le reazioni in Puglia
(Bari) - Tra 10 anni Internet come una sorta di
Leviatano, a cui affideremo le nostre speranze di felicità
e sicurezza, cedendo autonomia e dignità? Ma che cosa
è questa, la previsione di un bambino? Non si sono
fatte attendere le reazioni di scienziati, intellettuali e
imprenditori pugliesi, alle previsioni, raccolte da alcuni
quotidiani nazionali, di Bill Gates, sulla nuova era digitale,
peraltro già avviata. E, anzi, hanno bollato alcune
espressioni del re di Microsoft come "infantili",
e tipiche di chi non ha il senso della realtà, al massimo
quello del denaro.
Gates, infatti, ha preannunciato l'avvento tra 10 anni di
una nuova epoca, in cui l'uomo avrà il mondo a portata
di mano, i computer saranno in grado di rispondere ai nostri
comandi vocali, radio e televisione comunicheranno senza l'ausilio
di fili, al lavoro e in casa saremo sempre in Rete. Un sogno
che ha suscitato sgomento, e in certi punti, anche ilarità
da parte degli intervistati.
È il caso di Vito Leonardo Plantamura, primo ingegnere
elettronico d'Italia e decano di Informatica a Bari che, alla
provocazione, replica: “Ridicolo. II vero Rinascimento
è quello in cui l'uomo viene concepito come un tassello
dell'Universo. L'uomo non è il padrone del mondo, anche
se qualcuno si comporta come se lo fosse e distrugge l'ambiente,
la realtà che lo circonda, massifica e trasforma gli
altri uomini in prodotti. II successo di Gates è quello
di aver raggiunto un numero altissimo di utenti, trasformati
in prodotti, perché schiavi dei suoi strumenti. 0 meglio
delle emozioni tutte uguali che produce con i suoi strumenti.
E sa perché questo avviene e continua a registrarsi?
Perché l'uomo non ha coscienza, né cultura.
Non ha stima di sé e ignora l'idea di una modalità
di esistenza alternativa. Ed é proprio su questa indifferenziazione
di identità e bisogni che l’omino timido e pieno
di efelidi, Gates, continua a rafforzare il suo impero”.
Insomma, un circolo vizioso, da cui si esce con l'educazione
che le famiglie, la scuola, l'Università e i media
devono assicurare. “La scienza è etica - aggiunge
Plantamura - sono sbagliate le sue applicazioni. E poi Internet
è uno strumento valido, ma solo in azienda. Serve agli
imprenditori che devono organizzare le proprie aziende. Ma
non in casa a far giocare o emozionare i bambini, che vengono
ridotti a prodotti di Gates”.
Non molto diversa la posizione di Eligio Resta, docente di
filosofia del diritto all'Università Roma 3, pugliese,
che dichiara: “Di cosa parliamo quando parliamo di Rinascimento?
Non c'è alcuna epoca buia da superare. Ogni epoca si
porta dietro il passato e il futuro. Un eventuale Rinascimento
poi, non può essere consegnato solo alla tecnica. La
tecnica, si sa, è ambigua, come ci insegna il mito
di Prometeo. Può migliorare, ma anche peggiorare il
mondo. L'aumento dell'informazione e il crescere smisurato
può far perdere il gusto di un tempo giocato su rapporti
lenti. La società dell'informazione deve mettere insieme
Orwell e Atene, la totalizzazione e l'aumento possibile della
democrazia”. Non è tutto. Secondo Resta del discorso
di Bill Gates c'è un aspetto che va sottolineato: il
nuovo capitalismo dice di sé di essere sapienzale,
cioè dell'informazione, della scienza e del benessere.
Chi va oltre la previsione e in modo lucido commenta il presente,
è Giancarlo Di Paola, amministratore delegato Svimservice
di Bari, che spiega: “In realtà oggi la grande
battaglia è fra le tre strade di Internet. Internet
seduti, cioè il Pc per le applicazioni gestionali.
Internet in piedi, cioè sul telefono cellulare per
le attività tipo Borsa on-line. E Internet sdraiati,
cioè tutte le applicazioni di edutainment. In questi
tre campi ci sono tre leader e ce ne possono essere solo due.
Microsoft, Nokia, Sony. II giro di Gates si inserisce nel
tentativo di tramutare la sua enorme cassa (circa 50 mld di
dollari liquidi) nell'attacco a Nokia, lasciando alla Sony
il primato della playstation, dove l'xbox non ha sfondato
e da dove, si badi bene, provengono tutte le innovazioni”.
Ma al di là di tutto, si può ipotizzare una
crescita di produttività anche per il nostro Mezzogiorno
da questa "nuova era digitale"? “Uffa - replica
seccato Plantamura - mi si spieghi perché la ricchezza
di un Paese si misura solo in termini di Pil. La ricchezza
di un Paese è anche la sua capacità di creare
cultura”. Allora, l'informatica come via di sviluppo?
“Sì - continua il docente - ma a patto che sia
sostenibile”. E Internet, come sistema per superare
il gap tra il Nord e il Sud? “È folle - dice
il docente - pensare di superare certe differenze con la tecnologia.
Servirebbe, piuttosto, un'azione politica forte, finalizzata
non a distruggere, ma a valorizzare il nostro patrimonio culturale,
i nostri stili di vita e le nostre tradizioni. Serve una classe
politica che incentivi l'economia locale. Non sarà
la Rete ad aiutare il Mezzogiorno. Ma solo l'intelligenza
dell'uomo”.
E Resta sul Mezzogiorno? Citando uno studioso europeo che
vive negli Stati Uniti, dice: “Tre sono le grandi metafore
del mondo post moderno: il Sud, la frontiera e il barocco.
II Sud è post moderno, poiché sganciato dal
vincolo della conquista perenne. A volte tergiversa, perde
tempo, concede troppo alla pigrizia: spesso è un valore
inestimabile, a patto che sia capace di fare i conti con i
propri mali e di non considerare il proprio tempo come alibi
per non far nulla”.
Differente la risposta di Di Paola che sulle opportunità
di crescita offerte da Internet, fa sapere: “Fin quando
avremo un ministro per l'innovazione come l'attuale possiamo
stare freschi. D'altra parte anche in questo campo l'unica
vera soluzione è la cura Fitto, cioè il superamento
del sindacalismo istituzionale con un sobrio, ma deciso fai
da te regionale”. E sul gap? “II mondo - afferma
l'amministratore delegato Svimservice - è ormai un
unico emporio, dove si acquista di tutto. Solo che devi portartelo
a casa! E così per un'impresa di tecnologia avanzata
il fatto di aver qui e subito disponibile quella che chiamo
la generazione digitale pugliese è un vantaggio enorme”.
Sì, ma di cosa ci sarà bisogno per pareggiare
i conti col Nord? Per Di Paola non ci sono dubbi. Serve “esercitare
seduzione su queste giovani leve, proponendo città
che non siano morte. Nel frattempo, imprenditori, Università
e Centri di Ricerca, dovrebbero - afferma - collegarsi alle
istituzioni non per mungerle come mucche, ma facendosi parte
attiva nei processi di pianificazione territoriale e sociale”.
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