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  15 - 21 febbraio 2003


La Rete? No, cultura per far crescere il Sud

di Cinzia Ficco


Bill Gates: "Un nuovo Rinascimento arriverà". Le reazioni in Puglia

(Bari) - Tra 10 anni Internet come una sorta di Leviatano, a cui affideremo le nostre speranze di felicità e sicurezza, cedendo autonomia e dignità? Ma che cosa è questa, la previsione di un bambino? Non si sono fatte attendere le reazioni di scienziati, intellettuali e imprenditori pugliesi, alle previsioni, raccolte da alcuni quotidiani nazionali, di Bill Gates, sulla nuova era digitale, peraltro già avviata. E, anzi, hanno bollato alcune espressioni del re di Microsoft come "infantili", e tipiche di chi non ha il senso della realtà, al massimo quello del denaro.

Gates, infatti, ha preannunciato l'avvento tra 10 anni di una nuova epoca, in cui l'uomo avrà il mondo a portata di mano, i computer saranno in grado di rispondere ai nostri comandi vocali, radio e televisione comunicheranno senza l'ausilio di fili, al lavoro e in casa saremo sempre in Rete. Un sogno che ha suscitato sgomento, e in certi punti, anche ilarità da parte degli intervistati.

È il caso di Vito Leonardo Plantamura, primo ingegnere elettronico d'Italia e decano di Informatica a Bari che, alla provocazione, replica: “Ridicolo. II vero Rinascimento è quello in cui l'uomo viene concepito come un tassello dell'Universo. L'uomo non è il padrone del mondo, anche se qualcuno si comporta come se lo fosse e distrugge l'ambiente, la realtà che lo circonda, massifica e trasforma gli altri uomini in prodotti. II successo di Gates è quello di aver raggiunto un numero altissimo di utenti, trasformati in prodotti, perché schiavi dei suoi strumenti. 0 meglio delle emozioni tutte uguali che produce con i suoi strumenti. E sa perché questo avviene e continua a registrarsi? Perché l'uomo non ha coscienza, né cultura. Non ha stima di sé e ignora l'idea di una modalità di esistenza alternativa. Ed é proprio su questa indifferenziazione di identità e bisogni che l’omino timido e pieno di efelidi, Gates, continua a rafforzare il suo impero”.

Insomma, un circolo vizioso, da cui si esce con l'educazione che le famiglie, la scuola, l'Università e i media devono assicurare. “La scienza è etica - aggiunge Plantamura - sono sbagliate le sue applicazioni. E poi Internet è uno strumento valido, ma solo in azienda. Serve agli imprenditori che devono organizzare le proprie aziende. Ma non in casa a far giocare o emozionare i bambini, che vengono ridotti a prodotti di Gates”.

Non molto diversa la posizione di Eligio Resta, docente di filosofia del diritto all'Università Roma 3, pugliese, che dichiara: “Di cosa parliamo quando parliamo di Rinascimento? Non c'è alcuna epoca buia da superare. Ogni epoca si porta dietro il passato e il futuro. Un eventuale Rinascimento poi, non può essere consegnato solo alla tecnica. La tecnica, si sa, è ambigua, come ci insegna il mito di Prometeo. Può migliorare, ma anche peggiorare il mondo. L'aumento dell'informazione e il crescere smisurato può far perdere il gusto di un tempo giocato su rapporti lenti. La società dell'informazione deve mettere insieme Orwell e Atene, la totalizzazione e l'aumento possibile della democrazia”. Non è tutto. Secondo Resta del discorso di Bill Gates c'è un aspetto che va sottolineato: il nuovo capitalismo dice di sé di essere sapienzale, cioè dell'informazione, della scienza e del benessere.

Chi va oltre la previsione e in modo lucido commenta il presente, è Giancarlo Di Paola, amministratore delegato Svimservice di Bari, che spiega: “In realtà oggi la grande battaglia è fra le tre strade di Internet. Internet seduti, cioè il Pc per le applicazioni gestionali. Internet in piedi, cioè sul telefono cellulare per le attività tipo Borsa on-line. E Internet sdraiati, cioè tutte le applicazioni di edutainment. In questi tre campi ci sono tre leader e ce ne possono essere solo due. Microsoft, Nokia, Sony. II giro di Gates si inserisce nel tentativo di tramutare la sua enorme cassa (circa 50 mld di dollari liquidi) nell'attacco a Nokia, lasciando alla Sony il primato della playstation, dove l'xbox non ha sfondato e da dove, si badi bene, provengono tutte le innovazioni”.

Ma al di là di tutto, si può ipotizzare una crescita di produttività anche per il nostro Mezzogiorno da questa "nuova era digitale"? “Uffa - replica seccato Plantamura - mi si spieghi perché la ricchezza di un Paese si misura solo in termini di Pil. La ricchezza di un Paese è anche la sua capacità di creare cultura”. Allora, l'informatica come via di sviluppo? “Sì - continua il docente - ma a patto che sia sostenibile”. E Internet, come sistema per superare il gap tra il Nord e il Sud? “È folle - dice il docente - pensare di superare certe differenze con la tecnologia. Servirebbe, piuttosto, un'azione politica forte, finalizzata non a distruggere, ma a valorizzare il nostro patrimonio culturale, i nostri stili di vita e le nostre tradizioni. Serve una classe politica che incentivi l'economia locale. Non sarà la Rete ad aiutare il Mezzogiorno. Ma solo l'intelligenza dell'uomo”.

E Resta sul Mezzogiorno? Citando uno studioso europeo che vive negli Stati Uniti, dice: “Tre sono le grandi metafore del mondo post moderno: il Sud, la frontiera e il barocco. II Sud è post moderno, poiché sganciato dal vincolo della conquista perenne. A volte tergiversa, perde tempo, concede troppo alla pigrizia: spesso è un valore inestimabile, a patto che sia capace di fare i conti con i propri mali e di non considerare il proprio tempo come alibi per non far nulla”.

Differente la risposta di Di Paola che sulle opportunità di crescita offerte da Internet, fa sapere: “Fin quando avremo un ministro per l'innovazione come l'attuale possiamo stare freschi. D'altra parte anche in questo campo l'unica vera soluzione è la cura Fitto, cioè il superamento del sindacalismo istituzionale con un sobrio, ma deciso fai da te regionale”. E sul gap? “II mondo - afferma l'amministratore delegato Svimservice - è ormai un unico emporio, dove si acquista di tutto. Solo che devi portartelo a casa! E così per un'impresa di tecnologia avanzata il fatto di aver qui e subito disponibile quella che chiamo la generazione digitale pugliese è un vantaggio enorme”. Sì, ma di cosa ci sarà bisogno per pareggiare i conti col Nord? Per Di Paola non ci sono dubbi. Serve “esercitare seduzione su queste giovani leve, proponendo città che non siano morte. Nel frattempo, imprenditori, Università e Centri di Ricerca, dovrebbero - afferma - collegarsi alle istituzioni non per mungerle come mucche, ma facendosi parte attiva nei processi di pianificazione territoriale e sociale”.