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  17 novembre 2004


Finanziamenti alla cultura, le imprese cominciano da ‘Metropolis’

di Luigi Quaranta


Nasce a Bari un “Club di imprese per la cultura” che finanzierà manifestazioni e spettacoli

(Bari) - 1500 euro: tanto è costato a 14 aziende baresi dare vita a un Club delle Imprese per la Cultura, “il primo nel Mezzogiorno, forse il secondo in Italia dopo quello nato a Firenze” ha detto ieri presentandolo Alessandro Laterza, che lo ha promosso nella sua veste di vicepresidente dell'Associazione degli Industriali della Provincia di Bari.

E con questi 1500 euro tanto per cominciare, il prossimo 22 novembre (primo giorno della Settimana nazionale della Cultura d'Impresa promossa da Confindustria) al Kursaal Santalucia di Bari sarà possibile assistere a una straordinaria proiezione di Metropolis di Fritz Lang nella versione originale di una copia restaurata dalla Friedrich Wilhelm Murnau Stiftung di Wiesbaden, presentato da Oscar Iarussi e con l'accompagnamento al pianoforte di Marco Dalpane, un musicista specializzato nella realizzazione di raffinati commenti musicali alle grandi pellicole del muto.

Alla presentazione del Club e dell'iniziativa erano presenti ieri con Laterza e il presidente degli industriali baresi Nicola De Bartolomeo i rappresentanti delle 14 aziende (doveroso l'elenco: Pastificio Ambra, Banca Carime, Carucci & Chiurazzi, Divella, Graphiservice, Impresa Garibaldi, Laterza, Masmec, Natuzzi, Psv Mirea, Svimservice, Tecnoacciai, Tersan Puglia, Villa Romanazzi Carducci), un singolare mix di medie e grandi imprese del manifatturiero e di aziende del settore dei servizi, di realtà che vivono di cultura e di altre che si occupano di rifiuti, unite, evidentemente da una spiccata sensibilità per il ruolo sociale che l'impresa deve e può esprimere anche nel campo della cultura.

Una sensibilità che alcuni hanno già mostrato in proprio (pensiamo alle iniziative del Pastificio Ambra nel campo dell'arte contemporanea o all'attivismo di Paolo Bevilacqua e della sua Tecnoacciai a sostegno del Teatro Kismet) e che altri si apprestano a mettere in campo con l'entusiasmo dei neofiti. Che magari infilano uno strafalcione sulla natura del lavoro artistico di Andy Warhol (“un grandissimo fotografo” ha detto ieri qualcuno) ma non hanno battuto ciglio quando il loro collega Ettore Chiurazzi, citando gli studi di Richard Florida sulle condizioni per la crescita della creatività, ha citato il bohemian index e il gay index.

“II club - ha spiegato Laterza - ha messo insieme imprese della provincia di Bari per creare una rete attraverso cui queste ultime e la società, specie i giovani, possono dialogare sollecitati dalla cultura e servendosi di strumenti dedicati al mecenatismo di impresa”. “II principio ispiratore del Club - ha proseguito Laterza - è quello di mettere insieme tutte le proposte e le iniziative e fare in modo che queste possano intercettare poi l'offerta degli operatori locali. Non vogliamo essere mecenati passivi ma produttori di cultura per lavorare non solo a favore delle stesse imprese ma per il coinvolgimento più largo possibile del pubblico, a partire dai giovani, in ossequio alla funzione sociale di promozione culturale che le imprese devono avere”.

Il Club è il risultato di un lungo lavoro di sensibilizzazione portato avanti in prima persona da Alessandro Laterza, la cui presenza ai vertici dell'Assindustria data ormai da più di cinque anni, prima con Arnaldo Carofiglio, poi con De Bartolomeo. I suoi colleghi hanno smesso di guardarlo con la diffidenza che di solito riservano agli intellettuali quando lo hanno percepito come un imprenditore; dopodiché lui si è incaricato di ridimensionare le diffidenze verso la cultura puntando non solo sull’esaltazione del ruolo sociale dell'impresa, ma anche sul ritorno che l'investimento in cultura offre alle aziende: alcune delle piccole e piccolissime partecipanti al club hanno per esempio colto il vantaggio che viene dall'affiancare i loro marchi a quelli di grandissime aziende.

L'investimento per il momento è assai contenuto (e si spera che giganti del fatturato come Natuzzi e Divella non ritengano di essersi messi a posto con quelli che per loro sono davvero pochi spiccioli), ma la speranza è che il futuro porti più imprese ad aderire al Club e che, di conseguenza, altre e più numerose iniziative godano dei finanziamento degli industriali baresi. Che non disdegneranno di cercare sinergie con enti locali e altre istituzioni.