Finanziamenti alla cultura,
le imprese cominciano da ‘Metropolis’
di Luigi Quaranta
Nasce a Bari un “Club
di imprese per la cultura” che finanzierà manifestazioni
e spettacoli
(Bari) - 1500 euro: tanto è costato a 14
aziende baresi dare vita a un Club delle Imprese per la Cultura,
“il primo nel Mezzogiorno, forse il secondo in Italia
dopo quello nato a Firenze” ha detto ieri presentandolo
Alessandro Laterza, che lo ha promosso nella sua veste di
vicepresidente dell'Associazione degli Industriali della Provincia
di Bari.
E con questi 1500 euro tanto per cominciare, il prossimo
22 novembre (primo giorno della Settimana nazionale della
Cultura d'Impresa promossa da Confindustria) al Kursaal Santalucia
di Bari sarà possibile assistere a una straordinaria
proiezione di Metropolis di Fritz Lang nella versione originale
di una copia restaurata dalla Friedrich Wilhelm Murnau Stiftung
di Wiesbaden, presentato da Oscar Iarussi e con l'accompagnamento
al pianoforte di Marco Dalpane, un musicista specializzato
nella realizzazione di raffinati commenti musicali alle grandi
pellicole del muto.
Alla presentazione del Club e dell'iniziativa erano presenti
ieri con Laterza e il presidente degli industriali baresi
Nicola De Bartolomeo i rappresentanti delle 14 aziende (doveroso
l'elenco: Pastificio Ambra, Banca Carime, Carucci & Chiurazzi,
Divella, Graphiservice, Impresa Garibaldi, Laterza, Masmec,
Natuzzi, Psv Mirea, Svimservice, Tecnoacciai, Tersan Puglia,
Villa Romanazzi Carducci), un singolare mix di medie e grandi
imprese del manifatturiero e di aziende del settore dei servizi,
di realtà che vivono di cultura e di altre che si occupano
di rifiuti, unite, evidentemente da una spiccata sensibilità
per il ruolo sociale che l'impresa deve e può esprimere
anche nel campo della cultura.
Una sensibilità che alcuni hanno già mostrato
in proprio (pensiamo alle iniziative del Pastificio Ambra
nel campo dell'arte contemporanea o all'attivismo di Paolo
Bevilacqua e della sua Tecnoacciai a sostegno del Teatro Kismet)
e che altri si apprestano a mettere in campo con l'entusiasmo
dei neofiti. Che magari infilano uno strafalcione sulla natura
del lavoro artistico di Andy Warhol (“un grandissimo
fotografo” ha detto ieri qualcuno) ma non hanno battuto
ciglio quando il loro collega Ettore Chiurazzi, citando gli
studi di Richard Florida sulle condizioni per la crescita
della creatività, ha citato il bohemian index e il
gay index.
“II club - ha spiegato Laterza - ha messo insieme imprese
della provincia di Bari per creare una rete attraverso cui
queste ultime e la società, specie i giovani, possono
dialogare sollecitati dalla cultura e servendosi di strumenti
dedicati al mecenatismo di impresa”. “II principio
ispiratore del Club - ha proseguito Laterza - è quello
di mettere insieme tutte le proposte e le iniziative e fare
in modo che queste possano intercettare poi l'offerta degli
operatori locali. Non vogliamo essere mecenati passivi ma
produttori di cultura per lavorare non solo a favore delle
stesse imprese ma per il coinvolgimento più largo possibile
del pubblico, a partire dai giovani, in ossequio alla funzione
sociale di promozione culturale che le imprese devono avere”.
Il Club è il risultato di un lungo lavoro di sensibilizzazione
portato avanti in prima persona da Alessandro Laterza, la
cui presenza ai vertici dell'Assindustria data ormai da più
di cinque anni, prima con Arnaldo Carofiglio, poi con De Bartolomeo.
I suoi colleghi hanno smesso di guardarlo con la diffidenza
che di solito riservano agli intellettuali quando lo hanno
percepito come un imprenditore; dopodiché lui si è
incaricato di ridimensionare le diffidenze verso la cultura
puntando non solo sull’esaltazione del ruolo sociale
dell'impresa, ma anche sul ritorno che l'investimento in cultura
offre alle aziende: alcune delle piccole e piccolissime partecipanti
al club hanno per esempio colto il vantaggio che viene dall'affiancare
i loro marchi a quelli di grandissime aziende.
L'investimento per il momento è assai contenuto (e
si spera che giganti del fatturato come Natuzzi e Divella
non ritengano di essersi messi a posto con quelli che per
loro sono davvero pochi spiccioli), ma la speranza è
che il futuro porti più imprese ad aderire al Club
e che, di conseguenza, altre e più numerose iniziative
godano dei finanziamento degli industriali baresi. Che non
disdegneranno di cercare sinergie con enti locali e altre
istituzioni.
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