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  21 settembre 2004


Dal Kenya coperte e ricami equi e solidali

di Stefania Lisena


Il 25 presentazione al Kismet di Bari


(Bari) - African Looms, organismo di volontariato, sbarca in Puglia a Bari e dà appuntamento al teatro Kismet Opera, questo sabato 25 settembre, per sostenere un progetto che mira a ridare dignità umana e prospettiva d'esistenza, alle ragazze madri, vittime di stupri, di un villaggio africano. In Kenya, l'opera di volontariato di due italiani sta restituendo un futuro alle giovani donne di Machaka.

Dal 2002, in quel posto sperduto e dimenticato da tutti (non avendo attrattive di nessun interesse), è nata African Looms, ovvero un laboratorio artigianale tessile che offre alle donne un'opportunità lavorativa che rende le donne indipendenti.

Ma vi è anche un altro fine: riuscire a finanziare la formazione e l'acquisto di strumenti per un miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie dell'intero villaggio, abitato da 8 mila anime. Grazie a rudimentali telai in legno dodici africane tra i 20 e i 30 anni, hanno imparato a tessere tappeti, tende, tovaglie e tovagliette, come anche accessori di abbigliamento impreziositi, con lavoro certosino, da perline.

I loro prodotti vengono venduti già nel loro Paese ma l’obiettivo, adesso, è creare una rete etica italiana che commercializzi i manufatti etnici. E' per questo che si organizzano serate di presentazione di questo progetto; sono già state fatte in altre città italiane e adesso tocca a Bari accogliere l'idea e sostenere il sogno di questo villaggio: emanciparsi da una vita bestiale per ritrovare il giusto decoro di una degna esistenza.

La serata, che comincerà alle 19, vedrà la partecipazione di Mingo di “Striscia la notizia” e dei “Daunia”, un gruppo di musica etnica e, inoltre, si potranno ammirare e acquistare le originali creazioni artigianali, dai colori vivaci tipici africani, nonché assaggiare, un buon piatto di cous cous.

“La città di Ferrara - racconta Girolamo Asta, ideatore e creatore del progetto - vi ha aderito tramite Noesis; una catena che vende tappeti, così come la città di Benevento con il marchio "Botteghe del mondo", che si sono mostrate interessate a distribuire sul mercato italiano i manufatti delle donne di Machaka”.

“Non cerchiamo offerte o donazioni - prosegue Asta - anche se sono sempre ben accette, come il telaio che un'azienda barese, la Svimservice, ci ha inviato direttamente in Kenya. Quello di cui abbiamo più bisogno è solidarietà, aiuti pratici che rendano queste popolazioni autonome e fiduciose in se stesse”.

“Ho lavorato come formatore per diversi anni nelle Ong (Organizzazioni non governative ndr) - racconta Girolamo Asta - ma non ho mai condiviso la loro idea di fondo di assistenzialismo. Una volta finito il progetto, noi partivamo e tutto restava com’era prima.

Affinché l'opera del volontariato abbia reale efficacia nel tempo è necessario rendere la popolazione in grado di divenire autonoma, trasferendo know-how e strumenti utili all'auto-realizzazione; ovvero è più produttivo, insegnare a pescare che regalare un pesce”.
La compagna di Girolamo, Imma Alvino, partecipa al progetto dando del suo: ovvero insegnando a donne e bambini l'arte espressiva della danza. Ne è venuto fuori uno spettacolo suggestivo realizzato nella baraccopoli di Nairobi, nonché la nascita di piccole scuole di ballo.

Per l'autofinanziamento, infine, i due volontari organizzano safari per turisti europei: dagli otto ai 12 giorni passati con guide del luogo che li conducono nei posti più incontaminati della selva africana. Informazioni in proposito si possono trovare visitando il loro sito (www.africanlooms.net) o scrivendo all'indirizzo email safari@africanlooms.net.