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  n. 38 gennaio – febbraio 2004


Alta formazione in rete: benchmarking tra 14 MBA internazionali

di Ileana Inglese


(Bari) - Ancora una riflessione sull’e-learning, ma questa volta usciamo dai confini nazionali per dare un’occhiata a quanto accade oltralpe e oltreoceano nella formazione d’eccellenza. L’occasione è data da una ricerca condotta da una commissione di lavoro permanente sui temi dell’Information & Communication Technology costituita all’interno di ASFOR, l’associazione che si pone come punto di riferimento nazionale per la validazione della qualità dei percorsi formativi.

Ce ne parla Roberto Pancaldi, membro del gruppo di lavoro ICT di ASFOR e responsabile divisione distance learning di PROFINGEST, la Business School fondata nel 1985 a Bologna, tra le prime in Italia ad essersi impegnata sul fronte della formazione a distanza.

Dottor Pancaldi, qual è l'attuale scenario dell'e-learning in Italia?
"In Italia la situazione è caratterizzata dalla quasi totale mancanza di un glossario e di linee guida condivise, in grado di orientare i potenziali utenti verso una scelta consapevole e ragionata di una soluzione di e-learning. A ciò si aggiunge una continua moltiplicazione dei fornitori, ciascuno dei quali propone sotto la voce e-learning i prodotti più svariati. E’ infatti sotto gli occhi di tutti che l’introduzione della componente “e-“ nelle sue varie accezioni ha portato alla “dissacrazione” del tema formazione, rendendolo alla portata di soggetti classicamente ‘lontani’ - aziende editoriali, società di consulenza, colossi tecnologici, software house - e alla banalizzazione della formazione soprattutto dal punto di vista dell’approccio metodologico.”

Cosa bisogna fare per frenare questo processo?
"Per prima cosa occorre proporre criteri di qualità condivisi, che si pongano come cartina di tornasole qualitativa a vantaggio sia dei progettisti di e-learning che dei fruitori. E’ per questo motivo che ASFOR ha costituito un gruppo di lavoro, espressione delle realtà formative da maggior tempo impegnate in attività distance learning, con l’esplicito mandato di proporre linee guida atte a definire la qualità dei progetti formativi".

Quali sono i risultati degli studi portati avanti dal gruppo di lavoro?
"A partire dal 2001 la commissione ha elaborato alcuni documenti che definiscono i criteri di qualità (di servizi, di progettazione dei contenuti e della tecnologia di supporto) e gli standard terminologici (glossario) nel vasto mondo dell’e-learning. A completamento di questo triennio di lavoro, ASFOR si è posto l’obiettivo ambizioso di studiare criteri di accreditamento per i master in e-learning, che si affianchino a quelli già in vigore per i master a prevalente frequenza d’aula".

Uno studio ad ampio raggio, che interessa anche lo scenario internazionale?
"Sì, operativamente si è pensato di condurre un benchmarking tra i master progettati ed erogati dalla più accreditate Business School internazionali, concentrando la ricerca solo sui percorsi MBA, nei quali si riscontra maggiormente l'utilizzo di modalità di distance learning. Metodologicamente l’analisi è stata strutturata come benchmarking rispetto a 14 Executive MBA tra i più famosi ed accreditati realizzati in Europa e negli Stati Uniti, ed ha cercato di evidenziare per ciascuno i processi didattici e metodologici".

Cosa è emerso dalla ricerca?
“Dei 14 master analizzati, 9 sono europei e 5 statunitensi; l’analisi comprende 7 dei 10 Executive MBA che guidano la “classifica” dei migliori EMBA internazionali pubblicata annualmente dal Financial Times. Per tutti i master il target dei fruitori è risultato così composto: 75-85% di sesso maschile; oltre il 79% in possesso di laurea in ingegneria o economia; età media 34 anni; esperienza aziendale non inferiore ai 5 anni (per gli statunitensi non inferiore ai dieci anni); 75-80% in posizione di amministratore delegato, vice presidente, senior manager. Abbiamo rilevato inoltre che gli MBA statunitensi prevedono una partecipazione individuale sempre mediata dalle aziende, veri e propri sponsor della formazione del dipendente/collaboratore, mentre nei master europei la sponsorizzazione dell’impresa non è obbligatoria".

E dal punto di vista metodologico, quali le differenze?
"Sul mercato internazionale della formazione manageriale non risulta alcun master che sia esclusivamente on line. I master americani sono tendenzialmente centrati sull’aula, mentre i master europei sono più aperti alla dimensione distance learning. I primi inoltre, sia per la sponsorizzazione delle aziende che per la rapida spendibilità delle competenze acquisite sul mercato del lavoro, hanno un costo molto elevato soprattutto se comparato ai costi della formazione manageriale in Italia.”

Ecco, quanto si applica questa analisi alla realtà italiana?
“In Italia l’acquisto di un master è spesso personale e motivato dalla voglia di ampliare le proprie competenze per rivenderle anche fuori dall’azienda con cui si sta collaborando. Per il partecipante è quindi importante che il tempo dedicato allo studio non si sovrapponga all’impegno lavorativo. Anche in caso di sponsorizzazione aziendale, il panorama italiano è caratterizzato da piccole e medie imprese che hanno un diverso atteggiamento nell’acquisto di formazione rispetto alle multinazionali. A fronte di un forte investimento economico le PMI non possono permettersi ulteriori aggravi, quali la perdurante assenza per motivi formativi del collaboratore. Da qui la maggiore attenzione ai costi della formazione e la necessità, per le Business o Corporate School italiane, di utilizzare la didattica mista o blended, ossia una modalità formativa che prevede una più cospicua quantità di distance e il conseguente abbattimento dei costi della formazione".

Vede dunque nel “blended learning” il futuro dell’alta formazione in Italia?
Io credo che il distance learning sia uno strumento congruo per la realtà italiana e che i master che scelgono tale modalità debbano prevedere un mix formativo aula/rete, che ottimizzi tempi, risorse e investimenti, come avviene appunto nel blended learning. L’esperienza dell’Executive MBA on line di PROFINGEST ce ne dà ragione.


ANCHE A BARI L’MBA ON LINE

L'alta formazione viaggia in rete. La scommessa è della PROFINGEST, la Business School bolognese che per prima ha colto le opportunità della new economy, organizzando il suo Executive MBA on line, primo Master in Business Administration in Italia che utilizza la rete per rivolgersi a manager, quadri e professionisti.

Il Master è già alla sua sesta edizione; la novità è che quest'anno, grazie alla collaborazione attuata con SVIMSERVICE, alle sedi di Roma, Milano, Bologna, Treviso e Cagliari si aggiunge per le fasi d'aula anche quella di Bari. E’ proprio presso la Scuola di formazione svimservice Al Faro di Bari, in via Massaua 18, che si svolgeranno infatti le sessioni tutoriali locali

In linea con una tipologia di didattica mista (blended learning), il master prevede incontri di approfondimento in aula, oltre allo studio di materiali didattici originali e all'utilizzo di internet per le esercitazioni e i confronti sistematici (chat, forum tematici e classi virtuali). L’obiettivo resta quello degli MBA residenziali: sviluppare in modo organico le competenze manageriali, portandole fino a livelli di eccellenza.

L'inizio dei corsi è previsto per il prossimo marzo; le ore di studio complessive saranno 1300 distribuite in 24 mesi, con 24 incontri periodici organizzati a Bari presso la Scuola Al Faro, 18 giorni di formazione intensiva d'aula presso la sede Profingest di Bologna, 21 tutor specializzati e l’accesso a Web Campus.

La domanda di iscrizione al Master può essere compilata direttamente sul sito www.profingest.it (link a distance learning) o inviata entro il 10 marzo p.v. a Profingest, via Buon Pastore 2 – 40121 Bologna. Per informazioni: Profingest - tel.051.474782 - fax 051.482297 - e-mail: mbaonline@profingest.it