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  dicembre 2004


Industriali, fermenti culturali

di Tonino Ancona


Così il progetto per il "Club delle imprese per la Cultura" ideato da Alessandro Laterza e denso di interessanti iniziative. Hanno aderito già 14 aziende.

(Bari) - Un ponte. Un collegamento fra le aziende e il sociale per un fermento di cultura, in cui un mecenatismo d'altri tempi svolge un ruolo di primo piano. Nasce, così, il "Club delle imprese per la Cultura” con l'obiettivo di avviare un discorso nuovo sul rapporto con i cittadini. E' l'affermazione di un new?deal in cui le aziende cercano di socializzare, di fare rete fra di loro, sulla spinta di un nuovo orgoglio associativo. "Abbiamo esigenza di comunicazione, di integrazione" è stato affermato nel corso della presentazione del progetto nella sede dell'Associazione degli Industriali a Bari, dall'ideatore il dott. Alessandro Laterza, noto editore, uno dei cinque vice presidenti dell'Assindustria di Bari, e componente della Commissione Impresa e Cultura di Confindustria.

L'invito è stato lanciato raccogliendo le prime 14 adesioni di imprese della provincia di Bari, diverse fra di loro per dimensioni ed attività. Una corsia privilegiata su cui far viaggiare, non solo prodotti e servizi, ma idee, creatività, innovazione per alimentare un'offerta culturale condivisa. Potrebbe essere la carta vincente per le imprese capaci di creare, in piccolo, esperienze nuove per affermare un ruolo più incisivo nel tessuto sociale.

"Chissà se attraverso questa adesione - ha detto l'ing. Nicola De Bartolomeo, presidente dell’Assindustria di Bari – non riusciamo a diventare più bravi come imprenditori! Di modificarci, dal momento che interiorizziamo questa apertura da parte nostra alla cultura. E' un segnale significativo di questo nuovo corso, decisamente in linea con quella che è la tendenza dell'Assindustria. Abbiamo il piacere di ufficializzare l'evento, l'avvio della costituzione del Club".

Creare cultura fra le imprese produrrà vantaggi certamente per la collettività. E' un aspetto che qualifica ulteriormente l'iniziativa che punta a rigenerare un mondo, quello delle idee, della creatività, della conoscenza ai margini per lungo tempo. E' una scossa che si connota come un tentativo di investire a lungo termine in un'attività apparentemente non produttiva. Le aziende vengono coinvolte, supportate dalle opportunità della legislazione corrente in materia di mecenatismo d'impresa.

Sono stati, così, individuati dei meccanismi attraverso i quali le imprese possono aderire. Si definisce, così, la formula dei Club, di cui Bari è uno dei primi esempi, tra le varie sperimentate a livello nazionale. "Club significa - dice Laterza, l'ideatore - che si è preferito aggregare un numero di imprese che con un minimo contributo possono sostenere questa iniziativa, in termini di qualità e prestigio per loro stesse”. Il rilievo qualificante è quello di esprimere, motu proprio, delle proposte, progetti che poi, eventualmente, possono intercettare delle offerte provenienti da altri operatori locali e non. Si tratta, comunque , non solo di lavorare a favore ed in direzione delle imprese stesse, ma anche di interessare i giovani. Trasferire l'idea che le organizzazioni aggregate siano in grado di svolgere un ruolo sociale di promozione culturale.

Laterza ci tiene a ribadire: "Comunque siamo solo noi a proporre le nostre idee. La 'battuta' è nostra. Non siamo disposti a fare i mecenati passivi. Vogliamo noi proporre e produrre cultura". I rappresentanti delle aziende si sono associati alla puntualizzazione dei vicepresidente, esprimendo la loro totale adesione a questa idea che non può non avere riflessi positivi all'interno delle loro imprese.

“Siamo convinti ha sostenuto il dott. Marcello Calbiani, amministratore delegato di Banca Carime - che la filiera produttiva della cultura passa attraverso la comunicazione fra imprese, producendo valore economico. Significa valorizzare ulteriormente un parametro di conoscenza che è alla base di tutte le operazioni imprenditoriali". In buona sostanza investire in cultura rientra nella strategia d'impresa. Con un valore aggiunto. Non si è soli a muoversi. "Con questo progetto - ha evidenziato Giacomo Ventolone, responsabile relazioni esterne e ufficio stampa della Natuzzi Spa - possiamo essere insieme. Essere parte di un piano più ampio, come questo, implica il confronto sui programmi con altre aziende. È uno strumento di visibilità condivisa”.

Ecco che il Club potrà essere il punto di coagulo di intese fra le aziende aderenti, finalizzate, orientate a rivalutare certi orientamenti di carattere strettamente aziendale, con il coinvolgimento dei giovani, Noi dobbiamo tenere presente che il nostro target sono i giovani che hanno bisogno di messaggi, dicono in sostanza Giancarlo Di Paola, amministratore delegato della Svimservice Spa, Massimo Divella, consigliere delegato della F. Divella e la dott. Pavone del Pastificio Ambra di Puglia. Significa poter dare gli stimoli ai giovani perché come aziende ci teniamo all'innovazione. C'è anche un riflesso di qualificazione all'interno delle aziende.

La speranza è quella di utilizzare al massimo anche le risorse interne. Sono scaturite così proposte per misurare che tipo di percezione hanno le aziende e che cosa loro possono offrire. "Io sono testimone - rileva l'ing. Renzo Ranieri, amministratore dell'Hotel Nuova Villa Romanazzi Carducci - che investendo nella cultura e nei beni culturali c'è un maggiore ritorno rispetto ad altri tipi di investimenti. Tanto è vero che si parla di turismo culturale”.

Si uniscono alla sua constatazione Paolo Bevilacqua, amministratore Tecno Acciai srl e Claudia Delle Foglie, titolare della Tersan Puglia & Sud Italia Spa, affermando praticamente che la cultura apre le menti, soprattutto per il mondo giovanile. Anche l'innovazione rientra in questo discorso. L'Assindustria ha voluto sancire l’esordio dei Club nella convinzione che ciò rappresenti un fattore di sviluppo importante cui gli imprenditori devono prestare rinnovate attenzioni. Una interazione, voluta dalla Confindustria, che, con la terza settimana della Cultura d'impresa, ha delineato un intenso programma a livello nazionale con numerosi appuntamenti, teso alla valorizzazione dei singoli territori e dei loro patrimonio culturale.

L’INTERVISTA

Innovativo connubio di Tonino Ancona

Con l’adesione al Club più prestigio per le imprese

Alessandro Laterza, vice presidente dell'Assindustria di Bari, noto editore, è l'ideatore dei progetto. Un programma che, avviato a Bari intende lanciare una innovativa proposta culturale. Nel capoluogo pugliese è stato presentato il primo evento, nell'ambito della III settimana della Cultura d'Impresa progettata da Confindustria, al Kursaal Santalucia con la proiezione di un film di fantascienza del 1926 di Fritz Lang con l'accompagnamento al pianoforte del professionista di commento filmico Marco Dalpane.

E' stato il primo appuntamento del nuovo Club, Ne verranno certamente altri. E' una sorta di sfida. E' stato staccato il biglietto di sola andata. Il ritorno?
“Il ritorno lo si vedrà, essenzialmente, sulla base di due valutazioni. In primo luogo vedremo quale sarà il riscontro di pubblico e di critica per la nostra offerta. Successivamente potremo avere un riscontro della bontà della nostra iniziativa, se avremo nel prossimo anno altre adesioni. Questo sarà un chiaro messaggio. Si può fare cultura anche se le nostre aziende, per le loro dimensioni, non potranno finanziare iniziative che vanno oltre le loro possibilità”.

Lei, tra l’altro, un esponente della cultura barese. Che sensazione ha? Si tratta in buona sostanza di avviare un processo ‘nuovo' per ovviare ad una stasi culturale?
“Il riscontro iniziale è positivo. Francamente non era per niente scontato che aderissero, e subito, 14 aziende, E, cosa più importante, già dalla notizia della partenza di questo programma, abbiamo avuto sentore che altre imprese incominciano ad interessarsi. Questo è il vero grande successo che conseguentemente è misurabile o misurato dalla qualità dei progetto, dei contenuti che andremo, mano mano, ad espletare, ad offrire agli altri partner. Con l'idea, comunque, di non fare generiche sponsorizzazioni. E' il Club che identifica l'iniziativa e riflette qual è l'orientamento delle imprese: questo è il concetto base”.

Ne scaturisce un valore aggiunto per le aziende che parteciperanno?
“Penso proprio di si. Per le imprese che aderiranno, aumenterà il loro prestigio. E’ giusto che ci sia un ritorno in termini di promozione della loro attività, attraverso il marchio, l'icona che le identifica, e le loro sigle. Il riscontro in termini di immagine”.

Non ritiene che sia davvero consolante questo coniugare l’imprenditorialità con la cultura?
“Chi è nel campo dell'editoria come me, sa che deve operare un connubio tra impresa e cultura. Non fosse altro perché è entrato nella mentalità il fatto che, anche nel campo delle attività culturali, un approccio imprenditoriale, laddove questo aggancio non sia invasivo rispetto alla creatività, è un atteggiamento positivo”.