Industriali, fermenti culturali
di
Tonino Ancona
Così il progetto
per il "Club delle imprese per la Cultura" ideato
da Alessandro Laterza e denso di interessanti iniziative.
Hanno aderito già 14 aziende.
(Bari) - Un ponte. Un collegamento fra le aziende
e il sociale per un fermento di cultura, in cui un mecenatismo
d'altri tempi svolge un ruolo di primo piano. Nasce, così,
il "Club delle imprese per la Cultura” con l'obiettivo
di avviare un discorso nuovo sul rapporto con i cittadini.
E' l'affermazione di un new?deal in cui le aziende cercano
di socializzare, di fare rete fra di loro, sulla spinta di
un nuovo orgoglio associativo. "Abbiamo esigenza di comunicazione,
di integrazione" è stato affermato nel corso della
presentazione del progetto nella sede dell'Associazione degli
Industriali a Bari, dall'ideatore il dott. Alessandro Laterza,
noto editore, uno dei cinque vice presidenti dell'Assindustria
di Bari, e componente della Commissione Impresa e Cultura
di Confindustria.
L'invito è stato lanciato raccogliendo le prime 14
adesioni di imprese della provincia di Bari, diverse fra di
loro per dimensioni ed attività. Una corsia privilegiata
su cui far viaggiare, non solo prodotti e servizi, ma idee,
creatività, innovazione per alimentare un'offerta culturale
condivisa. Potrebbe essere la carta vincente per le imprese
capaci di creare, in piccolo, esperienze nuove per affermare
un ruolo più incisivo nel tessuto sociale.
"Chissà se attraverso questa adesione - ha detto
l'ing. Nicola De Bartolomeo, presidente dell’Assindustria
di Bari – non riusciamo a diventare più bravi
come imprenditori! Di modificarci, dal momento che interiorizziamo
questa apertura da parte nostra alla cultura. E' un segnale
significativo di questo nuovo corso, decisamente in linea
con quella che è la tendenza dell'Assindustria. Abbiamo
il piacere di ufficializzare l'evento, l'avvio della costituzione
del Club".
Creare cultura fra le imprese produrrà vantaggi certamente
per la collettività. E' un aspetto che qualifica ulteriormente
l'iniziativa che punta a rigenerare un mondo, quello delle
idee, della creatività, della conoscenza ai margini
per lungo tempo. E' una scossa che si connota come un tentativo
di investire a lungo termine in un'attività apparentemente
non produttiva. Le aziende vengono coinvolte, supportate dalle
opportunità della legislazione corrente in materia
di mecenatismo d'impresa.
Sono stati, così, individuati dei meccanismi attraverso
i quali le imprese possono aderire. Si definisce, così,
la formula dei Club, di cui Bari è uno dei primi esempi,
tra le varie sperimentate a livello nazionale. "Club
significa - dice Laterza, l'ideatore - che si è preferito
aggregare un numero di imprese che con un minimo contributo
possono sostenere questa iniziativa, in termini di qualità
e prestigio per loro stesse”. Il rilievo qualificante
è quello di esprimere, motu proprio, delle proposte,
progetti che poi, eventualmente, possono intercettare delle
offerte provenienti da altri operatori locali e non. Si tratta,
comunque , non solo di lavorare a favore ed in direzione delle
imprese stesse, ma anche di interessare i giovani. Trasferire
l'idea che le organizzazioni aggregate siano in grado di svolgere
un ruolo sociale di promozione culturale.
Laterza ci tiene a ribadire: "Comunque siamo solo noi
a proporre le nostre idee. La 'battuta' è nostra. Non
siamo disposti a fare i mecenati passivi. Vogliamo noi proporre
e produrre cultura". I rappresentanti delle aziende si
sono associati alla puntualizzazione dei vicepresidente, esprimendo
la loro totale adesione a questa idea che non può non
avere riflessi positivi all'interno delle loro imprese.
“Siamo convinti ha sostenuto il dott. Marcello Calbiani,
amministratore delegato di Banca Carime - che la filiera produttiva
della cultura passa attraverso la comunicazione fra imprese,
producendo valore economico. Significa valorizzare ulteriormente
un parametro di conoscenza che è alla base di tutte
le operazioni imprenditoriali". In buona sostanza investire
in cultura rientra nella strategia d'impresa. Con un valore
aggiunto. Non si è soli a muoversi. "Con questo
progetto - ha evidenziato Giacomo Ventolone, responsabile
relazioni esterne e ufficio stampa della Natuzzi Spa - possiamo
essere insieme. Essere parte di un piano più ampio,
come questo, implica il confronto sui programmi con altre
aziende. È uno strumento di visibilità condivisa”.
Ecco che il Club potrà essere il punto di coagulo
di intese fra le aziende aderenti, finalizzate, orientate
a rivalutare certi orientamenti di carattere strettamente
aziendale, con il coinvolgimento dei giovani, Noi dobbiamo
tenere presente che il nostro target sono i giovani che hanno
bisogno di messaggi, dicono in sostanza Giancarlo Di Paola,
amministratore delegato della Svimservice Spa, Massimo Divella,
consigliere delegato della F. Divella e la dott. Pavone del
Pastificio Ambra di Puglia. Significa poter dare gli stimoli
ai giovani perché come aziende ci teniamo all'innovazione.
C'è anche un riflesso di qualificazione all'interno
delle aziende.
La speranza è quella di utilizzare al massimo anche
le risorse interne. Sono scaturite così proposte per
misurare che tipo di percezione hanno le aziende e che cosa
loro possono offrire. "Io sono testimone - rileva l'ing.
Renzo Ranieri, amministratore dell'Hotel Nuova Villa Romanazzi
Carducci - che investendo nella cultura e nei beni culturali
c'è un maggiore ritorno rispetto ad altri tipi di investimenti.
Tanto è vero che si parla di turismo culturale”.
Si uniscono alla sua constatazione Paolo Bevilacqua, amministratore
Tecno Acciai srl e Claudia Delle Foglie, titolare della Tersan
Puglia & Sud Italia Spa, affermando praticamente che la
cultura apre le menti, soprattutto per il mondo giovanile.
Anche l'innovazione rientra in questo discorso. L'Assindustria
ha voluto sancire l’esordio dei Club nella convinzione
che ciò rappresenti un fattore di sviluppo importante
cui gli imprenditori devono prestare rinnovate attenzioni.
Una interazione, voluta dalla Confindustria, che, con la terza
settimana della Cultura d'impresa, ha delineato un intenso
programma a livello nazionale con numerosi appuntamenti, teso
alla valorizzazione dei singoli territori e dei loro patrimonio
culturale.
L’INTERVISTA
Innovativo connubio di Tonino Ancona
Con l’adesione al Club più prestigio per
le imprese
Alessandro Laterza, vice presidente dell'Assindustria di
Bari, noto editore, è l'ideatore dei progetto. Un programma
che, avviato a Bari intende lanciare una innovativa proposta
culturale. Nel capoluogo pugliese è stato presentato
il primo evento, nell'ambito della III settimana della Cultura
d'Impresa progettata da Confindustria, al Kursaal Santalucia
con la proiezione di un film di fantascienza del 1926 di Fritz
Lang con l'accompagnamento al pianoforte del professionista
di commento filmico Marco Dalpane.
E' stato il primo appuntamento del nuovo Club, Ne
verranno certamente altri. E' una sorta di sfida. E' stato
staccato il biglietto di sola andata. Il ritorno?
“Il ritorno lo si vedrà, essenzialmente, sulla
base di due valutazioni. In primo luogo vedremo quale sarà
il riscontro di pubblico e di critica per la nostra offerta.
Successivamente potremo avere un riscontro della bontà
della nostra iniziativa, se avremo nel prossimo anno altre
adesioni. Questo sarà un chiaro messaggio. Si può
fare cultura anche se le nostre aziende, per le loro dimensioni,
non potranno finanziare iniziative che vanno oltre le loro
possibilità”.
Lei, tra l’altro, un esponente della cultura
barese. Che sensazione ha? Si tratta in buona sostanza di
avviare un processo ‘nuovo' per ovviare ad una stasi
culturale?
“Il riscontro iniziale è positivo. Francamente
non era per niente scontato che aderissero, e subito, 14 aziende,
E, cosa più importante, già dalla notizia della
partenza di questo programma, abbiamo avuto sentore che altre
imprese incominciano ad interessarsi. Questo è il vero
grande successo che conseguentemente è misurabile o
misurato dalla qualità dei progetto, dei contenuti
che andremo, mano mano, ad espletare, ad offrire agli altri
partner. Con l'idea, comunque, di non fare generiche sponsorizzazioni.
E' il Club che identifica l'iniziativa e riflette qual è
l'orientamento delle imprese: questo è il concetto
base”.
Ne scaturisce un valore aggiunto per le aziende che
parteciperanno?
“Penso proprio di si. Per le imprese che aderiranno,
aumenterà il loro prestigio. E’ giusto che ci
sia un ritorno in termini di promozione della loro attività,
attraverso il marchio, l'icona che le identifica, e le loro
sigle. Il riscontro in termini di immagine”.
Non ritiene che sia davvero consolante questo coniugare
l’imprenditorialità con la cultura?
“Chi è nel campo dell'editoria come
me, sa che deve operare un connubio tra impresa e cultura.
Non fosse altro perché è entrato nella mentalità
il fatto che, anche nel campo delle attività culturali,
un approccio imprenditoriale, laddove questo aggancio non
sia invasivo rispetto alla creatività, è un
atteggiamento positivo”.
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