Bari, Informatica per lo
sviluppo
di Rita Schena
(Bari) -
«Informatica cotta o cruda» è l'inconsueta
provocazione lanciata dalla Svimservice lo scorso venerdì
per discutere di tecnologia in maniera alternativa. Attorno
al tavolo due «informatici» un po' sopra le righe:
Luciano Costa, docente universitario alla Sapienza di Roma,
informatico passato alla scrittura e Pino Bruno, giornalista
Rai convertito all'informatica. A moderare la serata Giancarlo
Di Paola che ha cercato di tenere i fili di un discorso snodato
tra due opposizioni tematiche: con l'informatica siamo più
liberi o è meglio liberarci dall'informatica?
«Io sono assolutamente per le cose crude – spiega
immediatamente Luciano Costa, una montagna d'uomo semovente,
lunghi capelli bianchi arruffati da ricordare vagamente Einstein.
Gli studenti all'università affollano le sue lezioni
di informatica al grido 'Costa santo subito' – basta
sovrastrutture, l'informatica deve semplificare la vita, liberare
i poveri da lavori che oggi svolgono come una penitenza. Il
telelavoro non è ancora stato realmente sfruttato come
possibilità, ma è un futuro di libertà».
Anche se doveva rappresentare l'alternativa «cotta»,
non molto dissimili le argomentazioni di Pino Bruno: «Gli
informatici sono dei sadici, ma avete presente i manuali di
spiegazioni? E' roba da pazzi! Ho iniziato a scrivere di informatica
proprio per codificare dall'informatichese, una lingua impossibile
altrimenti da comprendere».
Su un concetto i due relatori si sono trovati a divergere
durante la discussione: Pino Bruno ha sottolineato una sorta
di controriforma informatica, con molte delle promesse fatte
qualche anno fa che stentano a partire (un esempio è
la carta d'identità elettronica) e questo mortifica
molti slanci e attese; al contrario Costa evidenzia come sia
ormai impossibile tornare indietro, perchè le scelte
fatte sono irreversibili. Piuttosto è in atto una continua
evoluzione, tanto che appare morente il concetto di personal
computer rispetto al telefonino, nuovo oggetto informatico
integrato.
La serata non ha mancato di lanciare provocazioni, specie
da Luciano Costa con il suo desiderio di verniciare di bianco
la Cappella Sistina, un modo di liberarsi di un passato sul
quale noi italiani ci stiamo ripiegando culturalmente invece
di guardare oltre e portare avanti i processi di innovazione
e crescita tecnologica. Concetto che vede ampiamente d'accordo
anche il padrone di casa, Giancarlo Di Paola.
Che il nostro Paese non investa in ricerca ed innovazione
è qualcosa che ormai sanno anche le pietre, che corriamo
seriamente il rischio di trovarci sono con in mano un mucchio
di pietre vecchie, anche, ma è dal passato che si trova
la consapevolezza di quello che si è, per riuscire
ad emergere nel presente e progettare un futuro migliore.
In questo l'informatica, cotta o cruda che sia può
dare una mano, nel riuscire a conservare la Storia che l'Italia
rappresenta per il mondo e trasmetterla alle generazioni future,
come patrimonio del mondo.
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