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  6 maggio 2005


Le truffe superano i controlli

di Marco Montrone


Malasanità: prescrizioni ai morti: gli archivi regionali non sono collegati alle anagrafi comunali. Per gli inquirenti dietro ai raggiri scoperti ad aprile ci sono carenze nel sistema di verifica delle Asl

(Bari) - Lo scorso aprile i carabinieri del Nas (Nucleo Antisofisticazioni) hanno scoperto in Puglia una truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale (Ssn, gestito dalla Regione). La terza in due anni, messa in piedi con lo stesso schema delle precedenti. Un sistema semplice, che riesce ad aggirare un sistema elettronico di monitoraggio e i limiti alla quantità di medicine prescrivibili da ciascun medico. Secondo gli inquirenti, ci sono colpevoli omissioni delle Asl nei controlli. Il tutto è aggravato dalla mancanza del collegamento telematico tra le anagrafi dei Comuni pugliesi e quella sanitaria della Regione.

I fatti. Le 60 persone arrestate in tutta la Puglia (20 informatori scientifici, 18 medici, 16 farmacisti e 6 dirigenti di case farmaceutiche), avrebbero truffato al Ssn 20 milioni in due anni. La ricostruzione degli inquirenti parte dalle case farmaceutiche, che indurrebbero gli informatori scientifici a corrompere i medici. Lo scopo: vendere il più possibile un farmaco, anche a pazienti inesistenti. Il mezzo: regalare ai medici orologi, telefonini, materiale informatico e viaggi e riconoscere loro una percentuale sul prezzo del farmaco (dal 10% al 18%). I medici prescriverebbero il farmaco a pazienti ignari (soprattutto anziani e invalidi esenti dal ticket) o deceduti e passerebbero le ricette a un farmacista “amico”, per far togliere la fustella dal famaco prescritto e farla apporre sulla ricetta, come da procedure di rimborso ai pazienti da parte del Ssn. Solo che gli indennizzi arriverebbero alle farmacie per medicine (anche salvavita da centinaia di euro) mai somministrate, ma gettate nei cassonetti di notte.

Le falle nei controlli. Perché la truffa vada in porto, è necessario non far risultare che il medico abbia “iper-prescritto”, cioè superato i limiti fissati dalla Regione alle prescrizioni (ci sono tetti, variabili secondo i casi, sia al numero dei ricettari utilizzabili sia al numero di confezioni prescrivibili con una sola ricetta). Altrimenti potrebbero intervenire le Asl, che monitorano le ricette (si veda il box sotto).

Come fare? Ci sono due metodi. Uno “artigianale”, meno usato: farsi prestare da un altro medico il ricettario (il blocchetto delle ricette in dotazione a ogni medico). I farmaci risultano quindi prescritti dal medico assegnatario del ricettario. L’altro metodo è più articolato e tira in ballo l’operato delle Asl. Il sistema di monitoraggio usato dalla Regione prevede che la Asl debba “contrassegnare” con un sistema ottico (in pratica, con un codice a barre analogo a quello in uso negli ipermercati) il ricettario consegnato al medico. Così facendo, ogni ricettario risulta avere un destinatario e alla fine del mese, quando per il monitoraggio ogni ricetta viene “ripassata” con la penna ottica, il nome del medico viene “riconosciuto” dal sistema informatico (senza che una persona debba leggere il nome del medico riportato sulla ricetta e riportarlo a mano in un archivio).

Il problema è che spesso, secondo gli inquirenti, la Asl “dimentica” di contrassegnare il ricettario. Risultato: la penna ottica non può leggere il nome del medico e, se questi è corrotto, può prescrivere quanti farmaci vuole senza che dalle ricette risulti il suo nome. Rimane però una domanda: durante il monitoraggio, la Asl non dovrebbe accorgersi che tante ricette non hanno “autore”? La risposta è sì, ma secondo il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Ciro Angelillis, “nessuno si pone il problema”.

Francesco Demichele, direttore tecnico della Svimservice (la società di servizi che provvede all’acquisizione ottica delle ricette), dà una spiegazione diversa: “Le Asl sono sotto organico: non hanno personale che si dedichi esclusivamente ai controlli, che rimangono saltuari”.

L’anagrafe
. A volte la truffa avviene con prescrizioni intestate a pazienti morti. Com’è possibile una cosa del genere nell’era dei computer e delle banche dati? Semplice: la Regione non ha mai collegato gli archivi informatici che servono a gestire il Ssn con l’Anagrafe tenuta dai Comuni. Dice Demichele: “E’ da due anni che abbiamo sottoposto un progetto alla Regione, ma finora non si è mosso niente. Certo, per far funzionare il collegamento ci sarebbero da risolvere complessi problemi organizzativi, ma si potrebbe procedere a piccoli passi, cominciando dai Comuni più popolosi e già informatizzati. Il collegamento servirebbe a svelare subito anche truffe fatte con prescrizioni a pazienti non residenti sul territorio o assistiti da un medico diverso”.

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Come avviene il monitoraggio

La Regione effettua il monitoraggio delle ricette farmaceutiche, avvalendosi della Svimservice, la società di servizi che gestisce il Sisr (Sistema informativo sanitario regionale). La società, tramite un sistema software integrato di nome Optifarm, provvede all’acquisizione ottica delle ricette, creando una base di dati organizzati che viene “consegnata” ogni mese alle Asl (in particolare ai distretti sanitari).
Le Asl utilizzano i dati come strumento di analisi e controllo della spesa farmaceutica e per controllare comportamenti anomali in tema di: prescrivibilità dei farmaci dispensati, irregolarità tecnico-contabili, natura delle discordanze contabili tra la richiesta del farmacista e l’accertato contabile, situazioni di iper-prescrizione. La base dati può essere “navigata” secondo percorsi liberi partendo da uno qualsiasi dei parametri di ricerca: medico prescrittore, assistito, farmacia, farmaco, casa farmaceutica, gruppo terapeutico, principio attivo.
Dal 2003, inoltre, la Regione ha stipulato un Protocollo d’intesa con la Guardia di Finanza allo scopo di prevenire irregolarità e certificare la correttezza nella gestione della spesa sanitaria. In realtà il controllo della Guardia di Finanza si limita agli accertamenti delle condizioni di esonero dei pazienti dal pagamento del ticket.
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LE PARTI IN CAUSA

Il Pm: “I dati ci sono tutti ma nessuno li analizza”

“È la negligenza delle Asl a dare il via alla truffa: i risultati dei loro controlli sulle ricette non sono veritieri”. A mettere sotto accusa l’operato delle Asl è Ciro Angelillis, il pubblico ministero della Procura di Bari titolare dell’inchiesta sulla truffa dei farmaci. “Quelle delle Asl sono omissioni gravi, anche se non voglio pronunciarmi sulla sussistenza o meno del dolo. È curioso però come nel 2003, dopo la scoperta della prima truffa perpetrata con questo sistema, nei mesi che seguirono registrammo un numero di “sviste” minimo: le Asl attribuivano correttamente ogni ricettario a un dato medico. Poi pian piano le cose sono tornate quelle di prima”.

Come è possibile che nonostante il monitoraggio delle ricette le Asl non si accorgano della truffa?
“Nessuno si prende la briga di decifrare i dati: i sistemi di controllo delle Asl sono assolutamente inefficaci. E quindi gli unici a indagare rimaniamo noi, che facciamo emergere disfunzioni della macchina burocratica che potrebbero e dovrebbero essere “riparate” all’interno.

Qual è il ruolo delle case farmaceutiche nella truffa?
“Le case farmaceutiche investono tantissimi soldi nella promozione dei farmaci presso i medici ed esigono quindi un tornaconto: gli informatori scientifici devono vendere i farmaci. Durante le intercettazioni telefoniche da noi effettuate non ci è mai capitato di ascoltare un informatore scientifico che illustrasse al medico le proprietà e i pregi di un dato farmaco. Tutti, non fanno altro che contrattare. E la casa farmaceutica che decidesse di non comportarsi in questo modo, non riuscirebbe a tirare avanti; sarebbe fuori dal mercato. Ci sono case farmaceutiche medie che in un solo anno arrivano a spendere in Puglia anche 100mila euro per la promozione di qualche farmaco ai medici.”

Come si giustificano?
“Dicono che quel denaro serve a invitare i medici alle conferenze o a regalare libri scientifici. In realtà bisognerebbe proibire loro di investire in questo tipo di promozione, che ha come unico scopo la corruzione di persone che forse, se non tentate, non cercherebbero di truffare il sistema sanitario e tutti i cittadini.”


La Regione è alle prese con le omissioni delle Asl

Chiesti i nomi di chi rilascia i ricettari

Dall’ufficio farmaceutico della Regione Puglia fanno sapere di non poter commentare ufficialmente la vicenda della truffa sui farmaci, perché inibiti da specifiche disposizioni della Presidenza della Giunta, che tre mesi fa ha ordinato di non rilasciare alla stampa dichiarazioni legate alle polemiche e agli scandali che investono periodicamente la Sanità pugliese. Sotto la protezione dell’anonimato un funzionario dell’Ufficio ha comunque acconsentito a rispondere alle principali questioni sollevate dalla scoperta della truffa.

Le negligenze. La Regione riconosce che le Asl sono colpevoli di superficialità e di evidenti omissioni nella fase del rilascio dei ricettari ai medici. Per questo motivo ha predisposto controlli diretti sugli uffici incaricati della distribuzione dei ricettari. Inoltre è stato chiesto alle Asl di indicare con precisione il nome delle persone incaricate del rilascio, in modo che in caso di errori futuri si possa più facilmente risalire ai “colpevoli”.

I controlli. I controlli sulle ricette emesse non mancano. Apposite Commissioni di Vigilanza provinciali, formate da rappresentanti di Federfarma, dei farmacisti non titolari e delle Asl, operano per il controllo e la contestazione di ricette non compilate secondo la norma o che presentano irregolarità piccole e grandi. La Commissione ha anche il potere di chiudere le farmacie che si rendono protagoniste di comportamenti non conformi alla legge, così come è stato fatto nei confronti delle farmacie del Sud-Est barese che comparteciparono alla truffa del 2003.

L’anagrafe
. Anche la Regione ammette l’estrema necessità del collegamento telematico tra l’anagrafe civile e quella sanitaria(si veda il servizio principale). Un servizio da cui non si può prescindere per evitare, ad esempio, che i morti vengano inseriti tra i pazienti di medici corrotti. Un collegamento che, viene ammesso, è la norma nel sistema sanitario di altre Regioni.

La Guardia di Finanza. Il protocollo firmato nel 2003 con la Guardia di Finanza starebbe dando i suoi frutti, anche se è l’attività delle Fiamme Gialle è tesa più che altro agli accertamenti delle condizioni di esonero dei pazienti dal pagamento del ticket.