Le truffe superano i controlli
di
Marco Montrone
Malasanità: prescrizioni
ai morti: gli archivi regionali non sono collegati alle anagrafi
comunali. Per gli inquirenti dietro ai raggiri scoperti ad
aprile ci sono carenze nel sistema di verifica delle Asl
(Bari) -
Lo scorso aprile i carabinieri del Nas (Nucleo Antisofisticazioni)
hanno scoperto in Puglia una truffa ai danni del Servizio
sanitario nazionale (Ssn, gestito dalla Regione). La terza
in due anni, messa in piedi con lo stesso schema delle precedenti.
Un sistema semplice, che riesce ad aggirare un sistema elettronico
di monitoraggio e i limiti alla quantità di medicine
prescrivibili da ciascun medico. Secondo gli inquirenti, ci
sono colpevoli omissioni delle Asl nei controlli. Il tutto
è aggravato dalla mancanza del collegamento telematico
tra le anagrafi dei Comuni pugliesi e quella sanitaria della
Regione.
I fatti. Le 60 persone arrestate in tutta
la Puglia (20 informatori scientifici, 18 medici, 16 farmacisti
e 6 dirigenti di case farmaceutiche), avrebbero truffato al
Ssn 20 milioni in due anni. La ricostruzione degli inquirenti
parte dalle case farmaceutiche, che indurrebbero gli informatori
scientifici a corrompere i medici. Lo scopo: vendere il più
possibile un farmaco, anche a pazienti inesistenti. Il mezzo:
regalare ai medici orologi, telefonini, materiale informatico
e viaggi e riconoscere loro una percentuale sul prezzo del
farmaco (dal 10% al 18%). I medici prescriverebbero il farmaco
a pazienti ignari (soprattutto anziani e invalidi esenti dal
ticket) o deceduti e passerebbero le ricette a un farmacista
“amico”, per far togliere la fustella dal famaco
prescritto e farla apporre sulla ricetta, come da procedure
di rimborso ai pazienti da parte del Ssn. Solo che gli indennizzi
arriverebbero alle farmacie per medicine (anche salvavita
da centinaia di euro) mai somministrate, ma gettate nei cassonetti
di notte.
Le falle nei controlli. Perché la
truffa vada in porto, è necessario non far risultare
che il medico abbia “iper-prescritto”, cioè
superato i limiti fissati dalla Regione alle prescrizioni
(ci sono tetti, variabili secondo i casi, sia al numero dei
ricettari utilizzabili sia al numero di confezioni prescrivibili
con una sola ricetta). Altrimenti potrebbero intervenire le
Asl, che monitorano le ricette (si veda il box sotto).
Come fare? Ci sono due metodi. Uno “artigianale”,
meno usato: farsi prestare da un altro medico il ricettario
(il blocchetto delle ricette in dotazione a ogni medico).
I farmaci risultano quindi prescritti dal medico assegnatario
del ricettario. L’altro metodo è più articolato
e tira in ballo l’operato delle Asl. Il sistema di monitoraggio
usato dalla Regione prevede che la Asl debba “contrassegnare”
con un sistema ottico (in pratica, con un codice a barre analogo
a quello in uso negli ipermercati) il ricettario consegnato
al medico. Così facendo, ogni ricettario risulta avere
un destinatario e alla fine del mese, quando per il monitoraggio
ogni ricetta viene “ripassata” con la penna ottica,
il nome del medico viene “riconosciuto” dal sistema
informatico (senza che una persona debba leggere il nome del
medico riportato sulla ricetta e riportarlo a mano in un archivio).
Il problema è che spesso, secondo gli inquirenti, la
Asl “dimentica” di contrassegnare il ricettario.
Risultato: la penna ottica non può leggere il nome
del medico e, se questi è corrotto, può prescrivere
quanti farmaci vuole senza che dalle ricette risulti il suo
nome. Rimane però una domanda: durante il monitoraggio,
la Asl non dovrebbe accorgersi che tante ricette non hanno
“autore”? La risposta è sì, ma secondo
il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Ciro
Angelillis, “nessuno si pone il problema”.
Francesco Demichele, direttore tecnico della Svimservice (la
società di servizi che provvede all’acquisizione
ottica delle ricette), dà una spiegazione diversa:
“Le Asl sono sotto organico: non hanno personale che
si dedichi esclusivamente ai controlli, che rimangono saltuari”.
L’anagrafe. A volte la truffa avviene con prescrizioni
intestate a pazienti morti. Com’è possibile una
cosa del genere nell’era dei computer e delle banche
dati? Semplice: la Regione non ha mai collegato gli archivi
informatici che servono a gestire il Ssn con l’Anagrafe
tenuta dai Comuni. Dice Demichele: “E’ da due
anni che abbiamo sottoposto un progetto alla Regione, ma finora
non si è mosso niente. Certo, per far funzionare il
collegamento ci sarebbero da risolvere complessi problemi
organizzativi, ma si potrebbe procedere a piccoli passi, cominciando
dai Comuni più popolosi e già informatizzati.
Il collegamento servirebbe a svelare subito anche truffe fatte
con prescrizioni a pazienti non residenti sul territorio o
assistiti da un medico diverso”.
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Come avviene il monitoraggio
La Regione effettua il monitoraggio delle ricette farmaceutiche,
avvalendosi della Svimservice, la società di servizi
che gestisce il Sisr (Sistema informativo sanitario regionale).
La società, tramite un sistema software integrato di
nome Optifarm, provvede all’acquisizione ottica delle
ricette, creando una base di dati organizzati che viene “consegnata”
ogni mese alle Asl (in particolare ai distretti sanitari).
Le Asl utilizzano i dati come strumento di analisi e controllo
della spesa farmaceutica e per controllare comportamenti anomali
in tema di: prescrivibilità dei farmaci dispensati,
irregolarità tecnico-contabili, natura delle discordanze
contabili tra la richiesta del farmacista e l’accertato
contabile, situazioni di iper-prescrizione. La base dati può
essere “navigata” secondo percorsi liberi partendo
da uno qualsiasi dei parametri di ricerca: medico prescrittore,
assistito, farmacia, farmaco, casa farmaceutica, gruppo terapeutico,
principio attivo.
Dal 2003, inoltre, la Regione ha stipulato un Protocollo d’intesa
con la Guardia di Finanza allo scopo di prevenire irregolarità
e certificare la correttezza nella gestione della spesa sanitaria.
In realtà il controllo della Guardia di Finanza si
limita agli accertamenti delle condizioni di esonero dei pazienti
dal pagamento del ticket.
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LE PARTI IN CAUSA
Il Pm: “I dati ci sono tutti ma nessuno li analizza”
“È la negligenza delle Asl a dare il via alla
truffa: i risultati dei loro controlli sulle ricette non sono
veritieri”. A mettere sotto accusa l’operato delle
Asl è Ciro Angelillis, il pubblico ministero della
Procura di Bari titolare dell’inchiesta sulla truffa
dei farmaci. “Quelle delle Asl sono omissioni gravi,
anche se non voglio pronunciarmi sulla sussistenza o meno
del dolo. È curioso però come nel 2003, dopo
la scoperta della prima truffa perpetrata con questo sistema,
nei mesi che seguirono registrammo un numero di “sviste”
minimo: le Asl attribuivano correttamente ogni ricettario
a un dato medico. Poi pian piano le cose sono tornate quelle
di prima”.
Come è possibile che nonostante il monitoraggio
delle ricette le Asl non si accorgano della truffa?
“Nessuno si prende la briga di decifrare i dati: i sistemi
di controllo delle Asl sono assolutamente inefficaci. E quindi
gli unici a indagare rimaniamo noi, che facciamo emergere
disfunzioni della macchina burocratica che potrebbero e dovrebbero
essere “riparate” all’interno.
Qual è il ruolo delle case farmaceutiche nella
truffa?
“Le case farmaceutiche investono tantissimi soldi nella
promozione dei farmaci presso i medici ed esigono quindi un
tornaconto: gli informatori scientifici devono vendere i farmaci.
Durante le intercettazioni telefoniche da noi effettuate non
ci è mai capitato di ascoltare un informatore scientifico
che illustrasse al medico le proprietà e i pregi di
un dato farmaco. Tutti, non fanno altro che contrattare. E
la casa farmaceutica che decidesse di non comportarsi in questo
modo, non riuscirebbe a tirare avanti; sarebbe fuori dal mercato.
Ci sono case farmaceutiche medie che in un solo anno arrivano
a spendere in Puglia anche 100mila euro per la promozione
di qualche farmaco ai medici.”
Come si giustificano?
“Dicono che quel denaro serve a invitare i medici alle
conferenze o a regalare libri scientifici. In realtà
bisognerebbe proibire loro di investire in questo tipo di
promozione, che ha come unico scopo la corruzione di persone
che forse, se non tentate, non cercherebbero di truffare il
sistema sanitario e tutti i cittadini.”
La Regione è alle prese con le omissioni delle
Asl
Chiesti i nomi di chi rilascia i ricettari
Dall’ufficio farmaceutico della Regione Puglia fanno
sapere di non poter commentare ufficialmente la vicenda della
truffa sui farmaci, perché inibiti da specifiche disposizioni
della Presidenza della Giunta, che tre mesi fa ha ordinato
di non rilasciare alla stampa dichiarazioni legate alle polemiche
e agli scandali che investono periodicamente la Sanità
pugliese. Sotto la protezione dell’anonimato un funzionario
dell’Ufficio ha comunque acconsentito a rispondere alle
principali questioni sollevate dalla scoperta della truffa.
Le negligenze. La Regione riconosce che le
Asl sono colpevoli di superficialità e di evidenti
omissioni nella fase del rilascio dei ricettari ai medici.
Per questo motivo ha predisposto controlli diretti sugli uffici
incaricati della distribuzione dei ricettari. Inoltre è
stato chiesto alle Asl di indicare con precisione il nome
delle persone incaricate del rilascio, in modo che in caso
di errori futuri si possa più facilmente risalire ai
“colpevoli”.
I controlli. I controlli sulle ricette emesse
non mancano. Apposite Commissioni di Vigilanza provinciali,
formate da rappresentanti di Federfarma, dei farmacisti non
titolari e delle Asl, operano per il controllo e la contestazione
di ricette non compilate secondo la norma o che presentano
irregolarità piccole e grandi. La Commissione ha anche
il potere di chiudere le farmacie che si rendono protagoniste
di comportamenti non conformi alla legge, così come
è stato fatto nei confronti delle farmacie del Sud-Est
barese che comparteciparono alla truffa del 2003.
L’anagrafe. Anche la Regione ammette l’estrema
necessità del collegamento telematico tra l’anagrafe
civile e quella sanitaria(si veda il servizio principale).
Un servizio da cui non si può prescindere per evitare,
ad esempio, che i morti vengano inseriti tra i pazienti di
medici corrotti. Un collegamento che, viene ammesso, è
la norma nel sistema sanitario di altre Regioni.
La Guardia di Finanza. Il protocollo firmato
nel 2003 con la Guardia di Finanza starebbe dando i suoi frutti,
anche se è l’attività delle Fiamme Gialle
è tesa più che altro agli accertamenti delle
condizioni di esonero dei pazienti dal pagamento del ticket.
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