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  8 settembre 2005


Mostriamo i nostri gioielli in fiera

di Marco Brando


La campionaria deve fare un balzo in avanti

(Bari) - Ecco che l’edizione 2005 della Fiera del Levante mostrerà finalmente quello che la Puglia può offrire. Ci saranno i padiglioni delle nostre quattro università, dedicati a nanotecnologia, e-business management, agroalimentare, studio dei rischi sismici, archeologia e beni culturali, cooperazione allo sviluppo. Si potrà visitare, ad esempio, lo stand del Dipartimento di tecnologia dell’innovazione dell’Università di Lecce, che ospita anche la Sezione dell’Istituto Microelettronica e Microsistemi del Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e il prestigioso National Nanotechnology Laboratori anche con gli altri istituti pugliesi.

Un sogno? Certo, perché quest’anno la Campionaria barese non sarà diversa dagli altri anni. Eppure tutto ciò che abbiamo citato esiste davvero. Così continuiamo a sognare. Nel corso dell’onirica Fiera grande successo riscuoteranno pure i padiglioni di Tecnopolis e Pastis, i parchi scientifici e tecnologici di Valenzano e Mesagne. E poi ecco gli stand dei centri di ricerca Nazionali realizzati in Puglia dalle maggiori aziende: da quello dell’Alenia, a Foggia, dedicato alla ricerca sulle fibre di carbonio, a quello dell’Enel a Cerano, che studia l’utilizzo delle ceneri prodotte dalle centrali per fini ecologicamente compatibili; da quello della Natuzzi, dedicato al design, a quello di Italgest (Casarano), che espone la sua boa telematica; dalle tecnologie informatiche sul fronte sanitario di Svimservice (Bari) ai materiali avveniristici per l’edilizia studiati presso la Fantini Scianatico, a Terlizzi.

Sono solo alcuni esempi delle novità che già oggi la Fiera del Levante potrebbe esporre, senza doversi estinguere ed esibendosi invece in una salutare metamorfosi. Il fatto è che ci piacerebbe poter affermare: “Ha 69 anni ma non li dimostra”. Invece li dimostra, eccome. Oggi è difficile non condividere l’opinione di chi sostiene, da più parti, che dal punto di vista economico è un evento inutile. In effetti le Campionarie sono pressoché scomparse a vantaggio delle fiere iperspecializzate; e dove resistono sembrano reperti di modernariato.

Né, d’altra parte, l’Ente Fiera barese pare aver mai fornito dati sulla resa economica e imprenditoriale di quella nostrana. Forse perché è difficile: per rendersene conto basta visitare, come abbiamo fatto noi nel 2004, la “Borsa Affari”, in cui – si legge nei comunicati . “confluiscono compratori dall’Africa, dai Balcani e dal Medio Oriente”; c’erano pochi stand (il più grande quello albanese), in parte vuoti. L’unico paese occidentale era la Grecia. Stop.

Nei viali c’era invece la consueta atmosfera da festa di paese. In realtà, la gente normale non è attratta dalle novità tecnologiche, di cui non c’è nemmeno l’ombra: si trovano di più in un qualsiasi ipermercato mentre la Campionaria espone i consueti prodotti offerti dalle reti commerciali locali. Ai visitatori tradizionali piacciono piuttosto la baraonda e la rassicurante presenza delle merendine Aida, delle poltrone che vibrano, degli oggettini esotici, dei mini elettrodomestici.

Si vuole mantenere la Campionaria così come è per preservare la tradizione? Nulla di male ma non cerchiamo di far credere che sia ancora un evento-clou sul fronte dell’economia e del mercato. Se davvero, come si sostiene ufficialmente (o come si vorrebbe pretendere), la Campionaria vuole essere ancora “al servizio del Mediterraneo” allora è il caso che politica, burocrazia e imprenditoria decidano di mostrare i nostri gioielli. Ci sono. Purtroppo sono tenuti “gelosamente” nascosti.