Mostriamo i nostri gioielli
in fiera
di Marco Brando
La campionaria deve
fare un balzo in avanti
(Bari) -
Ecco che l’edizione 2005 della Fiera del Levante mostrerà
finalmente quello che la Puglia può offrire. Ci saranno
i padiglioni delle nostre quattro università, dedicati
a nanotecnologia, e-business management, agroalimentare, studio
dei rischi sismici, archeologia e beni culturali, cooperazione
allo sviluppo. Si potrà visitare, ad esempio, lo stand
del Dipartimento di tecnologia dell’innovazione dell’Università
di Lecce, che ospita anche la Sezione dell’Istituto
Microelettronica e Microsistemi del Consiglio Nazionale delle
Ricerche, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e
il prestigioso National Nanotechnology Laboratori anche con
gli altri istituti pugliesi.
Un sogno? Certo, perché quest’anno la Campionaria
barese non sarà diversa dagli altri anni. Eppure tutto
ciò che abbiamo citato esiste davvero. Così
continuiamo a sognare. Nel corso dell’onirica Fiera
grande successo riscuoteranno pure i padiglioni di Tecnopolis
e Pastis, i parchi scientifici e tecnologici di Valenzano
e Mesagne. E poi ecco gli stand dei centri di ricerca Nazionali
realizzati in Puglia dalle maggiori aziende: da quello dell’Alenia,
a Foggia, dedicato alla ricerca sulle fibre di carbonio, a
quello dell’Enel a Cerano, che studia l’utilizzo
delle ceneri prodotte dalle centrali per fini ecologicamente
compatibili; da quello della Natuzzi, dedicato al design,
a quello di Italgest (Casarano), che espone la sua boa telematica;
dalle tecnologie informatiche sul fronte sanitario di Svimservice
(Bari) ai materiali avveniristici per l’edilizia studiati
presso la Fantini Scianatico, a Terlizzi.
Sono solo alcuni esempi delle novità che già
oggi la Fiera del Levante potrebbe esporre, senza doversi
estinguere ed esibendosi invece in una salutare metamorfosi.
Il fatto è che ci piacerebbe poter affermare: “Ha
69 anni ma non li dimostra”. Invece li dimostra, eccome.
Oggi è difficile non condividere l’opinione di
chi sostiene, da più parti, che dal punto di vista
economico è un evento inutile. In effetti le Campionarie
sono pressoché scomparse a vantaggio delle fiere iperspecializzate;
e dove resistono sembrano reperti di modernariato.
Né, d’altra parte, l’Ente Fiera barese
pare aver mai fornito dati sulla resa economica e imprenditoriale
di quella nostrana. Forse perché è difficile:
per rendersene conto basta visitare, come abbiamo fatto noi
nel 2004, la “Borsa Affari”, in cui – si
legge nei comunicati . “confluiscono compratori dall’Africa,
dai Balcani e dal Medio Oriente”; c’erano pochi
stand (il più grande quello albanese), in parte vuoti.
L’unico paese occidentale era la Grecia. Stop.
Nei viali c’era invece la consueta atmosfera da festa
di paese. In realtà, la gente normale non è
attratta dalle novità tecnologiche, di cui non c’è
nemmeno l’ombra: si trovano di più in un qualsiasi
ipermercato mentre la Campionaria espone i consueti prodotti
offerti dalle reti commerciali locali. Ai visitatori tradizionali
piacciono piuttosto la baraonda e la rassicurante presenza
delle merendine Aida, delle poltrone che vibrano, degli oggettini
esotici, dei mini elettrodomestici.
Si vuole mantenere la Campionaria così come è
per preservare la tradizione? Nulla di male ma non cerchiamo
di far credere che sia ancora un evento-clou sul fronte dell’economia
e del mercato. Se davvero, come si sostiene ufficialmente
(o come si vorrebbe pretendere), la Campionaria vuole essere
ancora “al servizio del Mediterraneo” allora è
il caso che politica, burocrazia e imprenditoria decidano
di mostrare i nostri gioielli. Ci sono. Purtroppo sono tenuti
“gelosamente” nascosti.
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