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  15 luglio 2005


Un lavoro ora c’è per gli “ultimi”, le aziende assumono

di Carmela Formicola


Si chiama “Dialogo” il progetto voluto dalla Prefettura al quale hanno aderito Comune, Provincia e l’Associazione degli industriali baresi. Le aziende in virtù dell’intesa, si impegnano a formare ed assumere persone a rischio, come ex detenuti o ex tossicodipendenti o i ragazzi che vivono nei quartieri difficili. Positive le prime esperienze.



Una ragazza di 20 anni e una donna di 45. Differenti per età ma uguali per mancanza di sogni. Uguali anche per un’appartenenza urbana che è destino, condanna, vergogna: la periferia. Peggio: Enziteto. Degrado, cemento, orrori. Vent’anni l’una, 45 l’altra. La luce in fondo al tunnel si accende quando vengono chiamate a lavorare nella sartoria “Tasmania”, abiti maschili cuciti su misura. Atelier di classe. Uno stipendio, soprattutto. Così si ricomincia a sognare. Lavoro. Lavoro che non c’è. Lavoro maledetto. Quando sei “ultimo” nessuno ti dà un lavoro. Quando esci dal carcere o sei un ex tossico. Quando non sai né leggere né scrivere, quando non hai una storia, se non quella della miseria e delle privazioni, nessuno è disposto a concederti nulla. Tantomeno un lavoro. Men che meno lavoro.

Come succede, allora, che la bella sartoria “Tasmania” di Giancarlo Pellegrino piombi a Enziteto per recuperare due sarte? Lo fa all’interno di un progetto specifico, ribattezzato “Dialogo”. Dialogo perché solo dialogando tra pubblico e privato, tra istituzioni e imprese, tra volontariato e società civile si può costruire una strada che non sia mera assistenza o, peggio, beneficenza. “Questa prima fase ci ha fatto capire che non è più soltanto un’idea, quella dell’inclusione sociale, ma è una realtà, un fatto possibile”. Il prefetto Tommaso Blonda traccia il primo bilancio di “Dialogo”, progetto che porta fino in fondo la sua firma. Fu lui, nel novembre del 2003, a chiamare all’appello le categorie produttive e a dire loro: “Cosa siete disposti a fare per aiutare concretamente la città del disagio?”.

Ieri mattina, in prefettura, seduto alla destra di Tommaso Blonda, il presidente della Assindustria barese, Nicola De Bartolomeo, con il quale – rivela lo stesso prefetto – “è stato feeling a prima vista”. Il presidente degli industriali baresi ha risposto all’appello ed è quindi cominciato il tam tam della sensibilizzazione.

C’è la Svimservice di Giancarlo Di Paola, ad esempio, che ha aderito a “Dialogo”, coinvolgendo una trentina di ragazzi dei quartieri più difficili, del San Paolo a Enziteto, da Santa Rita al Libertà, fino a selezionarne una decina e a formarne definitivamente 4. Con un computer a casa (regalato da Domenico Di Paola, fratello di Giancarlo e presidente della Seap) i quattro ragazzi svolgono oggi la loro attività di telelavoro per conto della Svimservice.

“Certe volte non puoi farcela da solo”, dice Giancarlo Di Paola, citando uno degli ultimi successi degli “U2”. Ma questa, in verità, è la stessa filosofia, cioè la chiave di volta, dell’intero progetto. Spiega Blonda: “Un imprenditore che prende in carico un ex detenuto o una persona che ha avuto problemi di varia natura, sa che in questa esperienza di accoglienza non è solo perché ci sono le istituzioni, le associazioni e i servizi sociali della Prefettura e del Ministero di Grazia e Giustizia.

C’è insomma un’ampia rete di soggetti che si impegna a sostenere il riscatto umano di queste persone, altrimenti espulse dalla società”. Attorno al tavolo, ieri mattina, in Prefettura, anche l’assessore provinciale al Lavoro Onofrio Sisto, l’assessore comunale alla Solidarietà Sociale, Susy Mazzei, e Rosanna Perillo, assessore del Comune di Bitonto che aderisce al progetto. E ancora Angelo Grasso, direttore dell’Ipres e Michele Matarrese, esponente della nota famiglia di costruttori. La sua società la “Formedil”, ad esempio, sta insegnando i mestieri di muratore e piastrellista ad alcune persone a rischio, che potranno presto essere utilizzati sui cantieri del gruppo Matarrese.

“Ma siamo ancora pochi – commenta Tommaso Blonda – su questa strada devono lentamente incamminarsi gli artigiani e i commercianti. Ci sono ampie parti della società che devono comprendere il valore del progetto”. Il valore di “Dialogo” è una sfida: dopo anni di strategie (talvolta di parole), comincia la stagione della concretezza. La solidarietà diventa la capacità di scommettere su chi non ha nulla da offrire (se non se stesso), e su chi (pur potendo) non ha mai offerto nulla.