Un lavoro ora c’è
per gli “ultimi”, le aziende assumono
di Carmela Formicola
Si chiama “Dialogo”
il progetto voluto dalla Prefettura al quale hanno aderito
Comune, Provincia e l’Associazione degli industriali
baresi. Le aziende in virtù dell’intesa, si impegnano
a formare ed assumere persone a rischio, come ex detenuti
o ex tossicodipendenti o i ragazzi che vivono nei quartieri
difficili. Positive le prime esperienze.
Una ragazza di 20 anni e una donna di 45. Differenti per età
ma uguali per mancanza di sogni. Uguali anche per un’appartenenza
urbana che è destino, condanna, vergogna: la periferia.
Peggio: Enziteto. Degrado, cemento, orrori. Vent’anni
l’una, 45 l’altra. La luce in fondo al tunnel
si accende quando vengono chiamate a lavorare nella sartoria
“Tasmania”, abiti maschili cuciti su misura. Atelier
di classe. Uno stipendio, soprattutto. Così si ricomincia
a sognare. Lavoro. Lavoro che non c’è. Lavoro
maledetto. Quando sei “ultimo” nessuno ti dà
un lavoro. Quando esci dal carcere o sei un ex tossico. Quando
non sai né leggere né scrivere, quando non hai
una storia, se non quella della miseria e delle privazioni,
nessuno è disposto a concederti nulla. Tantomeno un
lavoro. Men che meno lavoro.
Come succede, allora, che la bella sartoria “Tasmania”
di Giancarlo Pellegrino piombi a Enziteto per recuperare due
sarte? Lo fa all’interno di un progetto specifico, ribattezzato
“Dialogo”. Dialogo perché solo dialogando
tra pubblico e privato, tra istituzioni e imprese, tra volontariato
e società civile si può costruire una strada
che non sia mera assistenza o, peggio, beneficenza. “Questa
prima fase ci ha fatto capire che non è più
soltanto un’idea, quella dell’inclusione sociale,
ma è una realtà, un fatto possibile”.
Il prefetto Tommaso Blonda traccia il primo bilancio di “Dialogo”,
progetto che porta fino in fondo la sua firma. Fu lui, nel
novembre del 2003, a chiamare all’appello le categorie
produttive e a dire loro: “Cosa siete disposti a fare
per aiutare concretamente la città del disagio?”.
Ieri mattina, in prefettura, seduto alla destra di Tommaso
Blonda, il presidente della Assindustria barese, Nicola De
Bartolomeo, con il quale – rivela lo stesso prefetto
– “è stato feeling a prima vista”.
Il presidente degli industriali baresi ha risposto all’appello
ed è quindi cominciato il tam tam della sensibilizzazione.
C’è la Svimservice di Giancarlo Di Paola, ad
esempio, che ha aderito a “Dialogo”, coinvolgendo
una trentina di ragazzi dei quartieri più difficili,
del San Paolo a Enziteto, da Santa Rita al Libertà,
fino a selezionarne una decina e a formarne definitivamente
4. Con un computer a casa (regalato da Domenico Di Paola,
fratello di Giancarlo e presidente della Seap) i quattro ragazzi
svolgono oggi la loro attività di telelavoro per conto
della Svimservice.
“Certe volte non puoi farcela da solo”, dice Giancarlo
Di Paola, citando uno degli ultimi successi degli “U2”.
Ma questa, in verità, è la stessa filosofia,
cioè la chiave di volta, dell’intero progetto.
Spiega Blonda: “Un imprenditore che prende in carico
un ex detenuto o una persona che ha avuto problemi di varia
natura, sa che in questa esperienza di accoglienza non è
solo perché ci sono le istituzioni, le associazioni
e i servizi sociali della Prefettura e del Ministero di Grazia
e Giustizia.
C’è insomma un’ampia rete di soggetti che
si impegna a sostenere il riscatto umano di queste persone,
altrimenti espulse dalla società”. Attorno al
tavolo, ieri mattina, in Prefettura, anche l’assessore
provinciale al Lavoro Onofrio Sisto, l’assessore comunale
alla Solidarietà Sociale, Susy Mazzei, e Rosanna Perillo,
assessore del Comune di Bitonto che aderisce al progetto.
E ancora Angelo Grasso, direttore dell’Ipres e Michele
Matarrese, esponente della nota famiglia di costruttori. La
sua società la “Formedil”, ad esempio,
sta insegnando i mestieri di muratore e piastrellista ad alcune
persone a rischio, che potranno presto essere utilizzati sui
cantieri del gruppo Matarrese.
“Ma siamo ancora pochi – commenta Tommaso Blonda
– su questa strada devono lentamente incamminarsi gli
artigiani e i commercianti. Ci sono ampie parti della società
che devono comprendere il valore del progetto”. Il valore
di “Dialogo” è una sfida: dopo anni di
strategie (talvolta di parole), comincia la stagione della
concretezza. La solidarietà diventa la capacità
di scommettere su chi non ha nulla da offrire (se non se stesso),
e su chi (pur potendo) non ha mai offerto nulla.
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