Grandi fabbriche di Puglia
/ Svimservice, il sogno di Bari Capitale
di Marco Brando
L’azienda di servizi
della famiglia Di Paola aspira a diventare il centro nazionale
dell’informatica sanitaria. La società barese
è tra le prime in Italia tra i fornitori informatici
per sanità e pubblica amministrazione
(Bari) - Sarà anche “una fabbrica”.
Ma qui tutto è una sorpresa. Prima di tutto alla Svimservice
- sede a Bari, uffici a Genova, Milano e Atene - lavorano
trecento metalmeccanici, a giudicare dal contratto che hanno:
eppure questo bel condominio nella penisola di San Cataldo,
tra la Fiera del Levante e il centro di Bari, sembra tutto fuorché una
fabbrica metallurgica; né s’intravede una catena
di montaggio, una ciminiera o roba del genere. In effetti,
per ragioni politico-sindacali, chi lavora qui è considerato
un metalmeccanico. Però l’azienda ha la leadership
in Italia tra i fornitori
informatici per sanità e pubblica amministrazione,
con una forte presenza in Puglia, Lombardia, Liguria, Toscana
e Campania. Ed è first mover per i servizi info-telematici
sanitari: ad esempio, il “call center prenotativo di
prestazioni sanitarie” recentemente presentato dall’Usl
BA/1.
Sorprese finite? Niente affatto. Qui i datori di lavoro -
Giancarlo e Domenico Di Paola, 53 e 56 anni, rispettivamente
amministratore delegato e presidente (quest’ultimo “prestato”
per ora pure alla Seap) - sono contenti se i dipendenti vanno
mangiare a casa loro nella pausa pranzo, “perché
alle cozze ripiene non si resiste”, “all’atmosfera
di famiglia nel Sud non si può rinunciare” e
poi “se chi lavora nella nostra azienda è più
sereno, ci guadagniamo tutti”; e, se proprio il lavoratore
a casa non può tornare dato che abita troppo lontano,
in una calda sala da pranzo sono serviti piatti preparati
da un vicino ristorante, sul lungomare.
Non solo. La gente lavora in piccole ma funzionali e ospitali
stanze, costruite a ruota intorno a un asse centrale, come
per riprodurre il faro (vero) che svetta poco lontano: da
ogni finestra si può vedere uno spicchio di mare. Il
tutto progettato da un architetto giapponese, Takashi Shimura.
Sul tetto dal palazzo c’è un solarium, con tanto
di erba vera, arbusti mediterranei, rosmarino, ulivi, docce
e vista stupenda, nel 1996 primo esempio meridionale di cosiddetto
“verde verticale”. E soltanto la burocrazia è
riuscita, per ora, a frenare l’entrata in funzione di
un asilo, già predisposto e destinato ad ospitare i
figli più piccoli dei dipendenti.
Per non parlare dei corsi interni di formazione. Anzi, parliamone:
si svolgono in una sala ad anfiteatro, dove tutti sono in
prima fila; con telecamere che inquadrano ciascun partecipante
ogni qual volta viene interpellato, in modo che egli stesso
si possa osservare mentre interviene, così da percepire
il suo modo di presentarsi ai colleghi. Last but not least,
come dicono gli inglesi, l’azienda promuove periodicamente
viaggi d’istruzione (ma soprattutto di svago) per i
dipendenti: chi non vuole partecipare, è liberissimo
di farlo, senza crearsi complessi; e il capo-gita spesso è
Giancarlo di Paola.
A giudicare dalle fotografie, sono tutti felici e contenti.
Probabilmente pure da queste parti c’è anche
qualcosa che non va, come dappertutto. Ma chiunque può
esprimere le sue osservazioni. Uno stile di lavoro (e di vita)
che fa venire in mente il “pensiero meridiano”
caro al sociologo barese
Franco Cassano: l’idea che il Sud abbia non solo da
imparare dal Nord; che ci sia “un Sud capace di imitare
ma anche di saper rivendicare una misura critica nei riguardi
di un mondo che ha costruito sull’ossessione del profitto
e della velocità i suoi parametri essenziali”,
come ha scritto proprio Cassano.
Già, però serve anche il profitto. E, a questo
proposito, viene spontaneo chiedersi: cosa ci guadagnano a
essere così “buoni”, “disponibili”,
“meridiani”? Cosa ci guadagnano nel trincerarsi
dietro il loro slogan: “Agevolare la vita al cittadino”?
La società Svimservice, nata nel 1976 dall’entusiasmo
e dalla lungimiranza dei fratelli Di Paola, sta chiudendo
l’esercizio 2004 con un fatturato di gruppo di 18 milioni
di euro e un utile netto di quasi un milione di euro. È
certificata in base ai più duri criteri internazionali
di qualità (UNI EN ISO 9001, Vision 2000). Nel 2000
ha ottenuto la “Menzione speciale per il Mezzogiorno”.
I suoi trecento dipendenti, in prevalenza specialisti di sistemi
e reti, ingegneri, addetti all’assistenza della clientela,
sono per il 55% uomini e per il 45% donne, il 31% ha meno
di 35 anni. Il numero degli addetti è aumentato del
15% negli ultimi tre anni e il turnover è inferiore
all’1% perché nessuno - a prima vista mostrando
buon senso - si sogna di cercare di un altro posto di lavoro.
Roba quasi da non credere. Soprattutto in Italia. Soprattutto
nel Mezzogiorno spesso indicato - e non a torto - come campione
delle occasioni mancate e del vittimismo, imprenditori inclusi.
Insomma, Svimservice funziona così bene che pare quasi
una provocazione. Sognano di creare finalmente una società
nazionale di informatica sanitaria, con il cuore a Bari e
gli organi operativi in tutte le regioni, cosa ormai realizzabile
grazie alle tecnologie Web. Sempre per “agevolare la
vita al cittadino”, s’intende. E, perché
no, per attirare in Puglia capitali esterni, contribuendo
così allo sviluppo del territorio. Mica male come futuro.
L’INTERVISTA / Giancarlo Di Paola
“Un’idea nata grazie a una piccola bugia”
Giancarlo di Paola, classe 1952, amministratore delegato
di Svimservice, ha il suo ponte di comando in un ufficio non
grande ma molto in “stile zen”. Io e mio fratello
maggiore Domenico – racconta – abbiamo rilevato
la Svimservice nel 1976. Aveva a disposizione uno dei più
potenti computer dell’epoca ma non serviva più
allo scopo per cui era nata. Cosicché pensammo di utilizzare
quella risorsa per avventurarci sul fronte della pubblica
amministrazione, del tutto impreparata. E vincemmo la scommessa.
Qual è la sua formazione?
“Sono nato e vivo a Bari. Qui mi sono laureato in Giurisprudenza,
mentre mio fratello Domenico s’è laureato in
Ingegneria aerospaziale a Milano. Dopo la Laurea mi dedicai
agli studi su banche, Borse e titoli. Ma sentivo d’essere
rimasto il solito irrequieto, con la sensazione di avere ben
altri obiettivi, anche se non sapevo quali”
Un bel dilemma..
“Si. Tra un’esercitazione sul tema ‘La cambiale
nel fallimento’ e l’inizio della pratica forense,
pensai: ‘E adesso?”. Insomma, quella strada la
lasciai presto. La svolta avvenne grazie a una piccola bugia.”
Beh, tutte le fortune, ha detto qualcuno, nascono
da un delitto.. Confessi.
“L’università aveva avviato un corso di
management per laureati in Ingegneria. Riuscii, diciamo fraudolentemente,
a essere ammesso anche se avevo la laurea in Giurisprudenza.
Potenza di un papà professore di Meccanica applicata!
Morale: grazie a quel corso decisi che avrei lavorato in un’azienda.
Avevo quasi 24 anni. E mi iscrissi a un master alla Bocconi
di Milano, dato che nel Sud non ce n’erano.”
Quanto rimase a Milano?
“Quattro mesi, finché mio fratello Domenico,
nel 1976, mi chiamò alla Svimservice di Bari. Due anni
prima un gruppo privato di aziende siderurgiche, Svim, aveva
intelligentemente deciso di concentrare i propri servizi in
un’unica società, la Svim Service spa, un’impresa
costretta all’efficienza e alla trasparenza, dato che
il proprio cliente conosceva tutti i suoi costi di produzione.
Ma la crisi della siderurgia, due anni dopo, portò
la società alle soglie della chiusura. A mio fratello
Domenico – che vi lavorava come ingegnere – venne
l’idea di rilevarla con la presunzione di farne un’impresa
leader.”
Con quali clienti, visto che il gruppo da cui e per
cui era nata non c’era più?
“Puntammo sulla pubblica amministrazione, settore di
solito definito il più inaffidabile nella già
disperata economia meridionale. Ma proprio per questa ragione
costretto a cercare con maggiore urgenza le risorse capaci
di modernizzarlo. All’epoca erano state avviate le riforme
delle Regioni, degli enti locali, della sanità. Un
momento propizio per darsi da fare.”
Risultato?
“Offrimmo subito servizi informatici garantiti da due
qualità: la massima efficienza e l’ottica d’intervento
basata sul punto di vista dell’utente. Così oggi
siamo una delle prime società di informatica sanitaria
e pubblica.”
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