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  21 aprile 2005


Grandi fabbriche di Puglia / Svimservice, il sogno di Bari Capitale

di Marco Brando


L’azienda di servizi della famiglia Di Paola aspira a diventare il centro nazionale dell’informatica sanitaria. La società barese è tra le prime in Italia tra i fornitori informatici per sanità e pubblica amministrazione

(Bari) - Sarà anche “una fabbrica”. Ma qui tutto è una sorpresa. Prima di tutto alla Svimservice - sede a Bari, uffici a Genova, Milano e Atene - lavorano trecento metalmeccanici, a giudicare dal contratto che hanno: eppure questo bel condominio nella penisola di San Cataldo, tra la Fiera del Levante e il centro di Bari, sembra tutto fuorché una fabbrica metallurgica; né s’intravede una catena di montaggio, una ciminiera o roba del genere. In effetti, per ragioni politico-sindacali, chi lavora qui è considerato un metalmeccanico. Però l’azienda ha la leadership in Italia tra i fornitori informatici per sanità e pubblica amministrazione, con una forte presenza in Puglia, Lombardia, Liguria, Toscana e Campania. Ed è first mover per i servizi info-telematici sanitari: ad esempio, il “call center prenotativo di prestazioni sanitarie” recentemente presentato dall’Usl BA/1.

Sorprese finite? Niente affatto. Qui i datori di lavoro - Giancarlo e Domenico Di Paola, 53 e 56 anni, rispettivamente amministratore delegato e presidente (quest’ultimo “prestato” per ora pure alla Seap) - sono contenti se i dipendenti vanno mangiare a casa loro nella pausa pranzo, “perché alle cozze ripiene non si resiste”, “all’atmosfera di famiglia nel Sud non si può rinunciare” e poi “se chi lavora nella nostra azienda è più sereno, ci guadagniamo tutti”; e, se proprio il lavoratore a casa non può tornare dato che abita troppo lontano, in una calda sala da pranzo sono serviti piatti preparati da un vicino ristorante, sul lungomare.

Non solo. La gente lavora in piccole ma funzionali e ospitali stanze, costruite a ruota intorno a un asse centrale, come per riprodurre il faro (vero) che svetta poco lontano: da ogni finestra si può vedere uno spicchio di mare. Il tutto progettato da un architetto giapponese, Takashi Shimura. Sul tetto dal palazzo c’è un solarium, con tanto di erba vera, arbusti mediterranei, rosmarino, ulivi, docce e vista stupenda, nel 1996 primo esempio meridionale di cosiddetto “verde verticale”. E soltanto la burocrazia è riuscita, per ora, a frenare l’entrata in funzione di un asilo, già predisposto e destinato ad ospitare i figli più piccoli dei dipendenti.

Per non parlare dei corsi interni di formazione. Anzi, parliamone: si svolgono in una sala ad anfiteatro, dove tutti sono in prima fila; con telecamere che inquadrano ciascun partecipante ogni qual volta viene interpellato, in modo che egli stesso si possa osservare mentre interviene, così da percepire il suo modo di presentarsi ai colleghi. Last but not least, come dicono gli inglesi, l’azienda promuove periodicamente viaggi d’istruzione (ma soprattutto di svago) per i dipendenti: chi non vuole partecipare, è liberissimo di farlo, senza crearsi complessi; e il capo-gita spesso è Giancarlo di Paola.

A giudicare dalle fotografie, sono tutti felici e contenti. Probabilmente pure da queste parti c’è anche qualcosa che non va, come dappertutto. Ma chiunque può esprimere le sue osservazioni. Uno stile di lavoro (e di vita) che fa venire in mente il “pensiero meridiano” caro al sociologo barese Franco Cassano: l’idea che il Sud abbia non solo da imparare dal Nord; che ci sia “un Sud capace di imitare ma anche di saper rivendicare una misura critica nei riguardi di un mondo che ha costruito sull’ossessione del profitto e della velocità i suoi parametri essenziali”, come ha scritto proprio Cassano.
Già, però serve anche il profitto. E, a questo proposito, viene spontaneo chiedersi: cosa ci guadagnano a essere così “buoni”, “disponibili”, “meridiani”? Cosa ci guadagnano nel trincerarsi dietro il loro slogan: “Agevolare la vita al cittadino”?

La società Svimservice, nata nel 1976 dall’entusiasmo e dalla lungimiranza dei fratelli Di Paola, sta chiudendo l’esercizio 2004 con un fatturato di gruppo di 18 milioni di euro e un utile netto di quasi un milione di euro. È certificata in base ai più duri criteri internazionali di qualità (UNI EN ISO 9001, Vision 2000). Nel 2000 ha ottenuto la “Menzione speciale per il Mezzogiorno”. I suoi trecento dipendenti, in prevalenza specialisti di sistemi e reti, ingegneri, addetti all’assistenza della clientela, sono per il 55% uomini e per il 45% donne, il 31% ha meno di 35 anni. Il numero degli addetti è aumentato del 15% negli ultimi tre anni e il turnover è inferiore all’1% perché nessuno - a prima vista mostrando buon senso - si sogna di cercare di un altro posto di lavoro. Roba quasi da non credere. Soprattutto in Italia. Soprattutto nel Mezzogiorno spesso indicato - e non a torto - come campione delle occasioni mancate e del vittimismo, imprenditori inclusi.

Insomma, Svimservice funziona così bene che pare quasi una provocazione. Sognano di creare finalmente una società nazionale di informatica sanitaria, con il cuore a Bari e gli organi operativi in tutte le regioni, cosa ormai realizzabile grazie alle tecnologie Web. Sempre per “agevolare la vita al cittadino”, s’intende. E, perché no, per attirare in Puglia capitali esterni, contribuendo così allo sviluppo del territorio. Mica male come futuro.

L’INTERVISTA / Giancarlo Di Paola

“Un’idea nata grazie a una piccola bugia”

Giancarlo di Paola, classe 1952, amministratore delegato di Svimservice, ha il suo ponte di comando in un ufficio non grande ma molto in “stile zen”. Io e mio fratello maggiore Domenico – racconta – abbiamo rilevato la Svimservice nel 1976. Aveva a disposizione uno dei più potenti computer dell’epoca ma non serviva più allo scopo per cui era nata. Cosicché pensammo di utilizzare quella risorsa per avventurarci sul fronte della pubblica amministrazione, del tutto impreparata. E vincemmo la scommessa.

Qual è la sua formazione?
“Sono nato e vivo a Bari. Qui mi sono laureato in Giurisprudenza, mentre mio fratello Domenico s’è laureato in Ingegneria aerospaziale a Milano. Dopo la Laurea mi dedicai agli studi su banche, Borse e titoli. Ma sentivo d’essere rimasto il solito irrequieto, con la sensazione di avere ben altri obiettivi, anche se non sapevo quali”

Un bel dilemma..
“Si. Tra un’esercitazione sul tema ‘La cambiale nel fallimento’ e l’inizio della pratica forense, pensai: ‘E adesso?”. Insomma, quella strada la lasciai presto. La svolta avvenne grazie a una piccola bugia.”

Beh, tutte le fortune, ha detto qualcuno, nascono da un delitto.. Confessi.
“L’università aveva avviato un corso di management per laureati in Ingegneria. Riuscii, diciamo fraudolentemente, a essere ammesso anche se avevo la laurea in Giurisprudenza. Potenza di un papà professore di Meccanica applicata! Morale: grazie a quel corso decisi che avrei lavorato in un’azienda. Avevo quasi 24 anni. E mi iscrissi a un master alla Bocconi di Milano, dato che nel Sud non ce n’erano.”

Quanto rimase a Milano?
“Quattro mesi, finché mio fratello Domenico, nel 1976, mi chiamò alla Svimservice di Bari. Due anni prima un gruppo privato di aziende siderurgiche, Svim, aveva intelligentemente deciso di concentrare i propri servizi in un’unica società, la Svim Service spa, un’impresa costretta all’efficienza e alla trasparenza, dato che il proprio cliente conosceva tutti i suoi costi di produzione. Ma la crisi della siderurgia, due anni dopo, portò la società alle soglie della chiusura. A mio fratello Domenico – che vi lavorava come ingegnere – venne l’idea di rilevarla con la presunzione di farne un’impresa leader.”

Con quali clienti, visto che il gruppo da cui e per cui era nata non c’era più?
“Puntammo sulla pubblica amministrazione, settore di solito definito il più inaffidabile nella già disperata economia meridionale. Ma proprio per questa ragione costretto a cercare con maggiore urgenza le risorse capaci di modernizzarlo. All’epoca erano state avviate le riforme delle Regioni, degli enti locali, della sanità. Un momento propizio per darsi da fare.”

Risultato?
“Offrimmo subito servizi informatici garantiti da due qualità: la massima efficienza e l’ottica d’intervento basata sul punto di vista dell’utente. Così oggi siamo una delle prime società di informatica sanitaria e pubblica.”