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  27 novembre 2005


Le aziende scelgono la “terza via”

di Michela Bondardo


In alternativa a sponsorizzazioni e partnership si diffonde l’idea di creare e gestire direttamente i progetti culturali

(Milano) - Aziende sempre più protagoniste dell’investimento in cultura: questo il messaggio di nove anni di Premio Impresa Cultura e di 800 storie di imprese capaci di agire in ambito culturale con continuità e visione strategica. Quando nel 1977, abbiamo dato vita al concorso, uno dei nostri principali obiettivi era quello di esplorare l’evoluzione del rapporto tra impresa e cultura in Italia: mettere in luce casi eccellenti, ascoltare le esigenze di chi investe in cultura, trovare formule sperimentate – grazie al confronto con il panorama internazionale – e applicabili nel nostro Paese. Un impegno che negli anni ci ha consentito di monitorare e favorire il processo di avvicinamento tra mondo dell’impresa e della cultura, anticipandone talvolta le tendenze.

Il nostro sforzo iniziale è stato dunque quello di definire i contorni del fenomeno – che, ai tempi, era per lo più sinonimo di sponsorizzazione – puntando l’attenzione su progetti originali e a lungo respiro, capaci di coniugare risultati aziendali a benefici per il territorio e la collettività. La verifica sul campo, effettuata nel corso delle edizioni del Premio, ha immediatamente evidenziato quello che potremmo definire il carattere distintivo dell’investimento in cultura nel nostro Paese, ovvero la presenza di una ‘terza via’ alternativa a sponsorship e partnership. In effetti quest’ultimo modello, molto diffuso nei Paesi anglosassoni, stenta ancora a decollare in Italia.

La ‘terza via’, tutta italiana, fa capo a progetti culturali in house, una modalità d’intervento che vede l’azienda coinvolta direttamente nell’ideazione e nella gestione del progetto. Evidenti i vantaggi di questa scelta: la possibilità di ragionare in termini di obiettivi e risultati costruendo iniziative tagliate su misura in base a finalità, target e budget disponibili. Una scelta che richiede creatività, competenze specifiche e relazioni in area culturale, ma anche un piano a medio termine come un qualsiasi altro investimento aziendale.

In questo senso, il premio può affermare di aver portato alla ribalta in questo decennio tante storie inedite di imprenditori coraggiosi e lungimiranti che – da Nord a Sud del nostro Paese – hanno individuato nella cultura un elemento differenziante e una leva competitiva per la propria azienda. Imprenditori capaci di fare ‘cultura della cultura’, di promuovere e valorizzare il proprio territorio e dare forma alla responsabilità sociale d’impresa.

Un’evoluzione di questo scenario è rappresentata da una nuova tendenza emersa di recente: la nascita di network di imprese unite sotto la bandiera della cultura. Si tratta di pool di imprese che operano sullo stesso territorio e che decidono di unire le loro energie (economiche e non) per realizzare un progetto culturale condiviso, spesso con la logica della gestione in rete.

Invece di singoli piccoli investimenti, un progetto unico, ovviamente più significativo dal punto di vista dei contenuti così come delle potenzialità in chiave di comunicazione. Ma soprattutto un salto culturale in termini di visione e capacità di aggregazione, un concetto assolutamente nuovo nel nostro paese che soffre da sempre della sindrome dei ‘mille campanili’.

Dopo un primo segnale nel 2003, non a caso riconosciuto come progetto più innovativo, l’edizione 2005 del premio ha registrato la presenza di ben sei network costituiti da un totale di 30 imprese. La logica alla base di queste esperienze (da sottolineare come molte di esse siano localizzate nel Sud Italia) è semplice: unire forze imprenditoriali sul territorio per costruire progetti culturali che le singole aziende sarebbero in grado di progettare e sostenere.

Si tratta di un metodo di lavoro in grado di abbassare la soglia economica d’accesso all’investimento in cultura, dimostrando come quest’ultimo possa rappresentare un interessante spazio per mettere in comune competenze diverse e offrire agli imprenditori opportunità di networking anche in termini di business.

Si profila dunque un cambiamento di prospettiva nella relazione tra imprese, cultura e territorio. Un segnale positivo che deve incoraggiare gli attori in gioco ad affrontare i numerosi ostacoli che ancora impediscono all’investimento in cultura di trasformarsi in una reale opportunità di crescita per il nostro sistema economico e sociale.

Un punto critico da segnalare riguarda il tema della defiscalizzazione e in particolare la conoscenza degli strumenti vigenti da parte degli imprenditori. Un’analisi dei dati relativi alle 193 imprese candidate a questa edizione 2005 evidenzia come solo 89 di esse affermino di conoscere la legge 342/2000. Dato ancora più preoccupante: di queste 89, solo 16 dichiarano di averla applicata. Bilancio positivo dunque per il Premio Impresa e Cultura 2005, consapevoli che molto resta da fare.

Il via all’edizione di quest’anno (la nona) del premio Impresa e cultura è stato dato a giugno. Da allora a fine settembre (termine ultimo per candidarsi) il numero dei partecipanti alla gara è cresciuto fino a sfiorare le 200 aziende. Partecipare non costa nulla, acquisire il diritto di farlo invece sì. Il concorso, infatti, premia le imprese piccole o grandi che investono in cultura, che utilizzano la cultura per posizionarsi e distinguersi nel mercato. Che inventano formule di cooperazione tra mondo dell’impresa e mondo della cultura. Magari mettendosi insieme, unendo le proprie energie e competenze per sostenere un progetto condiviso, oppure allargando la partecipazione ai propri dipendenti, rendendoli protagonisti di un’attività legata alla cultura, all’arte.

Il premio è nato nel 1997, si chiamava Premio Guggenheim Impresa e cultura. L’idea è stata di Bondardo comunicazione, che si è ispirata a un modello di successo come rapporto innovativo tra impresa e museo. Poi il numero di aziende che investono in cultura si è allargato anche in Italia, e così si è allargato l’orizzonte del premio: nel 2002 è nato Sistema impresa e cultura, come associazione non profit, e il premio ha assunto lo stesso nome.

Quest’anno la cerimonia di consegna sarà a Milano, il 30 novembre alle 17,30, all’Auditorium Pirelli Re. In mattinata, allo Spazio Oberdan, tre protagonisti (Unilever, Enel e Illy Caffè) racconteranno tre storie in cui la cultura ha prodotto nuovo pensiero.

Insieme è più bello

Un’alleanza di risorse e di competenze. Cresce la tendenza delle imprese a mettersi in rete per progettare e sostenere progetti culturali. Quest’anno una trentina di aziende – ‘consorziate’ per sei progetti – ha presentato la loro candidatura per il Premio Impresa e Cultura.

I sei progetti riguardano la Guida alla realizzazione del Fascicolo tecnico (aziende Ancora e System), Corporarte-Collezioni in azienda: una rete per l’arte contemporanea (aziende Calia, Fantini, Impresa Valore), “Obiettivo su…” (aziende Comer, Industree e Vimi Fastmers), Club delle Imprese per la Cultura (Carucci e Chiurazzi, Divella, Elettronica, Graphiservice, Impresa Garibaldi, Laterza, Lombardi ecologia, Masmec, Natuzzi, Nuova Villa Romanizzi, Pastificio Ambra, Psv, Sacalb, Svimservice, Tecnoacciai, Tersan), Giuseppe Terragni Designer, (Centro Promozione Brianza Cabiate, Poliform e Viscardi), le ali di Venezia (For. El, Somec, Tibi).

Corporarte è il network con l’esperienza maggiore. Nato due anni fa è un progetto di quattro aziende del Sud (Calia Italia, De Carlo Infissi, Impresa Valore, Pastificio Ambra di Puglia) per la creazione di una collezione d’arte contemporanea, così da costituire una vera e propria rete museale estesa sul territorio.