Le aziende scelgono la “terza
via”
di
Michela Bondardo
In alternativa a sponsorizzazioni
e partnership si diffonde l’idea di creare e gestire
direttamente i progetti culturali
(Milano)
- Aziende sempre più protagoniste dell’investimento
in cultura: questo il messaggio di nove anni di Premio Impresa
Cultura e di 800 storie di imprese capaci di agire in ambito
culturale con continuità e visione strategica. Quando
nel 1977, abbiamo dato vita al concorso, uno dei nostri principali
obiettivi era quello di esplorare l’evoluzione del rapporto
tra impresa e cultura in Italia: mettere in luce casi eccellenti,
ascoltare le esigenze di chi investe in cultura, trovare formule
sperimentate – grazie al confronto con il panorama internazionale
– e applicabili nel nostro Paese. Un impegno che negli
anni ci ha consentito di monitorare e favorire il processo
di avvicinamento tra mondo dell’impresa e della cultura,
anticipandone talvolta le tendenze.
Il nostro sforzo iniziale è stato dunque quello di
definire i contorni del fenomeno – che, ai tempi, era
per lo più sinonimo di sponsorizzazione – puntando
l’attenzione su progetti originali e a lungo respiro,
capaci di coniugare risultati aziendali a benefici per il
territorio e la collettività. La verifica sul campo,
effettuata nel corso delle edizioni del Premio, ha immediatamente
evidenziato quello che potremmo definire il carattere distintivo
dell’investimento in cultura nel nostro Paese, ovvero
la presenza di una ‘terza via’ alternativa a sponsorship
e partnership. In effetti quest’ultimo modello, molto
diffuso nei Paesi anglosassoni, stenta ancora a decollare
in Italia.
La ‘terza via’, tutta italiana, fa capo a progetti
culturali in house, una modalità d’intervento
che vede l’azienda coinvolta direttamente nell’ideazione
e nella gestione del progetto. Evidenti i vantaggi di questa
scelta: la possibilità di ragionare in termini di obiettivi
e risultati costruendo iniziative tagliate su misura in base
a finalità, target e budget disponibili. Una scelta
che richiede creatività, competenze specifiche e relazioni
in area culturale, ma anche un piano a medio termine come
un qualsiasi altro investimento aziendale.
In questo senso, il premio può affermare di aver portato
alla ribalta in questo decennio tante storie inedite di imprenditori
coraggiosi e lungimiranti che – da Nord a Sud del nostro
Paese – hanno individuato nella cultura un elemento
differenziante e una leva competitiva per la propria azienda.
Imprenditori capaci di fare ‘cultura della cultura’,
di promuovere e valorizzare il proprio territorio e dare forma
alla responsabilità sociale d’impresa.
Un’evoluzione di questo scenario è rappresentata
da una nuova tendenza emersa di recente: la nascita di network
di imprese unite sotto la bandiera della cultura. Si tratta
di pool di imprese che operano sullo stesso territorio e che
decidono di unire le loro energie (economiche e non) per realizzare
un progetto culturale condiviso, spesso con la logica della
gestione in rete.
Invece di singoli piccoli investimenti, un progetto unico,
ovviamente più significativo dal punto di vista dei
contenuti così come delle potenzialità in chiave
di comunicazione. Ma soprattutto un salto culturale in termini
di visione e capacità di aggregazione, un concetto
assolutamente nuovo nel nostro paese che soffre da sempre
della sindrome dei ‘mille campanili’.
Dopo un primo segnale nel 2003, non a caso riconosciuto come
progetto più innovativo, l’edizione 2005 del
premio ha registrato la presenza di ben sei network costituiti
da un totale di 30 imprese. La logica alla base di queste
esperienze (da sottolineare come molte di esse siano localizzate
nel Sud Italia) è semplice: unire forze imprenditoriali
sul territorio per costruire progetti culturali che le singole
aziende sarebbero in grado di progettare e sostenere.
Si tratta di un metodo di lavoro in grado di abbassare la
soglia economica d’accesso all’investimento in
cultura, dimostrando come quest’ultimo possa rappresentare
un interessante spazio per mettere in comune competenze diverse
e offrire agli imprenditori opportunità di networking
anche in termini di business.
Si profila dunque un cambiamento di prospettiva nella relazione
tra imprese, cultura e territorio. Un segnale positivo che
deve incoraggiare gli attori in gioco ad affrontare i numerosi
ostacoli che ancora impediscono all’investimento in
cultura di trasformarsi in una reale opportunità di
crescita per il nostro sistema economico e sociale.
Un punto critico da segnalare riguarda il tema della defiscalizzazione
e in particolare la conoscenza degli strumenti vigenti da
parte degli imprenditori. Un’analisi dei dati relativi
alle 193 imprese candidate a questa edizione 2005 evidenzia
come solo 89 di esse affermino di conoscere la legge 342/2000.
Dato ancora più preoccupante: di queste 89, solo 16
dichiarano di averla applicata. Bilancio positivo dunque per
il Premio Impresa e Cultura 2005, consapevoli che molto resta
da fare.
Il via all’edizione di quest’anno (la nona) del
premio Impresa e cultura è stato dato a giugno. Da
allora a fine settembre (termine ultimo per candidarsi) il
numero dei partecipanti alla gara è cresciuto fino
a sfiorare le 200 aziende. Partecipare non costa nulla, acquisire
il diritto di farlo invece sì. Il concorso, infatti,
premia le imprese piccole o grandi che investono in cultura,
che utilizzano la cultura per posizionarsi e distinguersi
nel mercato. Che inventano formule di cooperazione tra mondo
dell’impresa e mondo della cultura. Magari mettendosi
insieme, unendo le proprie energie e competenze per sostenere
un progetto condiviso, oppure allargando la partecipazione
ai propri dipendenti, rendendoli protagonisti di un’attività
legata alla cultura, all’arte.
Il premio è nato nel 1997, si chiamava Premio Guggenheim
Impresa e cultura. L’idea è stata di Bondardo
comunicazione, che si è ispirata a un modello di successo
come rapporto innovativo tra impresa e museo. Poi il numero
di aziende che investono in cultura si è allargato
anche in Italia, e così si è allargato l’orizzonte
del premio: nel 2002 è nato Sistema impresa e cultura,
come associazione non profit, e il premio ha assunto lo stesso
nome.
Quest’anno la cerimonia di consegna sarà a Milano,
il 30 novembre alle 17,30, all’Auditorium Pirelli Re.
In mattinata, allo Spazio Oberdan, tre protagonisti (Unilever,
Enel e Illy Caffè) racconteranno tre storie in cui
la cultura ha prodotto nuovo pensiero.
Insieme è più bello
Un’alleanza di risorse e di competenze. Cresce la tendenza
delle imprese a mettersi in rete per progettare e sostenere
progetti culturali. Quest’anno una trentina di aziende
– ‘consorziate’ per sei progetti –
ha presentato la loro candidatura per il Premio Impresa e
Cultura.
I sei progetti riguardano la Guida alla realizzazione del
Fascicolo tecnico (aziende Ancora e System), Corporarte-Collezioni
in azienda: una rete per l’arte contemporanea (aziende
Calia, Fantini, Impresa Valore), “Obiettivo su…”
(aziende Comer, Industree e Vimi Fastmers), Club delle Imprese
per la Cultura (Carucci e Chiurazzi, Divella, Elettronica,
Graphiservice, Impresa Garibaldi, Laterza, Lombardi ecologia,
Masmec, Natuzzi, Nuova Villa Romanizzi, Pastificio Ambra,
Psv, Sacalb, Svimservice, Tecnoacciai, Tersan), Giuseppe Terragni
Designer, (Centro Promozione Brianza Cabiate, Poliform e Viscardi),
le ali di Venezia (For. El, Somec, Tibi).
Corporarte è il network con l’esperienza maggiore.
Nato due anni fa è un progetto di quattro aziende del
Sud (Calia Italia, De Carlo Infissi, Impresa Valore, Pastificio
Ambra di Puglia) per la creazione di una collezione d’arte
contemporanea, così da costituire una vera e propria
rete museale estesa sul territorio.
|
|