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  27 novembre 2005


Si fa largo l’imprenditore del Sud

di Daniela Ivaldi


Sono aumentate del 50% rispetto al 2004 le imprese partecipanti al premio, quelle meridionali sono raddoppiate

(Milano) - Sono 193 le aziende partecipanti, il 50% in più rispetto al 2004. Questo il primo dato che emerge analizzando le candidature alla nona edizione del Premio Impresa e Cultura. Un risultato che testimonia come inizi ad affermarsi anche in Italia una visione evoluta dell’investimento culturale: non più “magnifico lusso”, ma scelta strategica, con ricadute positive all’interno e all’esterno. Da sottolineare la continuità degli investimenti anche in momenti non facili per le imprese.

Una conferma di questa nuova visione deriva dalla fotografia dei modelli di investimento: in calo le sponsorizzazioni tradizionali (solo il 19% dei progetti presentanti), in aumento i progetti ideati e gestiti dalle imprese stesse (51%), costruiti su misura in base a esigenze e obiettivi. Progetti che mettono in campo creatività, competenze, qualità delle relazioni e che producono risultati anche con budget ridotti.

Sul fronte delle aree di intervento culturale preferite dalle imprese, anche nel 2005 le arti visive (pittura, scultura, fotografia, installazioni, media art) assorbono oltre un terzo degli investimenti (38%), seguite da progetti legati alla formazione (10%), al mondo del cinema, alla musica, all’editoria (tutti attestati intorno all’8%) e iniziative di promozione del territorio (6%). Completano il quadro: musei d’impresa, progetti di restauro, iniziative di carattere sociale, progetti relativi al mondo della ricerca scientifica e sostegno a performing arts (danza, teatro).

Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, la partecipazione di aziende del Sud registra un’impennata: 22% di presenze (rispetto a una media dell’11% negli anni precedenti). Il Nord – cui fanno capo storicamente la maggior parte delle candidature (53 solo in Lombardia nel 2005) e il Centro si posizionano rispettivamente al 55% e 23%. L’analisi dei settori merceologici evidenzia una presenza significativa di imprese che operano nell’agro-alimentare e vitivinicolo (12% del campione). Tradizionalmente attive in ambito culturale anche le industrie pesanti, le aziende di servizi alle imprese (entrambe 8%) e le banche (5,5%).

Se uno degli obiettivi principali del Premio è quello di monitorare l’evoluzione del fenomeno dell’investimento culturale in Italia, agendo anche come talentscout, due sono le tendenze emergenti da segnalare in questa nona edizione. La prima, riguarda una presenza sempre più numerosa di progetti che focalizzano l’attenzione sulle persone dell’azienda, coinvolgendole in modo diretto nelle diverse fasi di realizzazione o rendendole protagoniste del progetto stesso. La nostra esperienza conferma che quello delle risorse interne è un ambito dove la cultura può incidere positivamente producendo risultati tangibili a breve e lungo termine.

La seconda tendenza si riferisce a un nuovo modello di intervento culturale: il network di imprese. Si tratta di una sorta di consorzio spontaneo di aziende (differenti per dimensioni e settore merceologico ma appartenenti allo stesso territorio) che decidono di unire le loro energie, competenze e risorse economiche per sostenere un progetto culturale condividendo oneri e onori. Sono ben 6 i network che si sono iscritti al Premio nel 2005, per un totale di 30 imprese. Un messaggio positivo che indica anche una rotta possibile per il rilancio del concetto di distretto culturale.




Assindustria Bari

L’unione di 14 aziende fa la forza (della cultura)

L’unione dentro l’unione fa la forza: potremmo spiegare così la nascita del “Club delle Imprese per la Cultura”, formato da 17 aziende di diversi settori e dimensioni, tutte iscritte all’Associazione Industriali di Bari, che nel novembre del 2004 si sono unite per ideare, finanziare e realizzare progetti culturali il più possibile collettivi, che abbiano una ricaduta positiva sul territorio e rafforzino il legame con l’ imprenditoria locale.

Il club è nato per volontà del vicepresidente dell’Associazione industriale di Bari, Alessandro Laterza (che guida insieme al cugino Giuseppe la grande casa editrice pugliese); ne fanno parte 14 aziende della provincia di Bari, molto diverse fra loro per dimensioni e settori produttivi di appartenenza: Pastificio Ambra, Banca Carime, Carucci e Chiurazzi, Divella, Graphiservice, Impresa Garibaldi, Editori Laterza, Masmec, Natuzzi, Psv-Mirea, Svimservice, Tecnoacciai, Tersan Puglia, Villa Romanazzi Carducci.

Una delle prime iniziative è stata quella di offrire al pubblico barese, e in particolare ai giovani, l’occasione di vedere il capolavoro del cinema muto “Metropolis” di Fritz Lang nella versione originale, restaurata dalla Friedrich Wilhelm Murnau Stiftung di Wiesbaden e ottenuta per l’occasione dalla stessa fondazione tedesca. Il Club, alla sua nascita, aveva raccolto fondi per 45 mila euro: per l’operazione Metropolis ne sono stati spesi 1.500 ma entro il 2007 si prevede di investire 72 mila euro in progetti di vario genere.