Bene il Club delle Imprese
per la Cultura
di Marisa Di Bello
Riconoscimento nazionale
per il sodalizio a cui aderiscono 18 aziende socie dell’Associazione
degli Industriali della Provincia di Bari.
Giancarlo Di Paola succeduto al primo presidente Alessandro
Laterza
(Bari) -
Proseguono con successo le iniziative culturali del Club delle
Imprese per la Cultura dell’ Assindustria di Bari, che
quest’anno è tra i nove vincitori dell’edizione
2005 del concorso nazionale “Impresa e Cultura”
di Confindustria cui hanno partecipato tutte le regioni italiane
con 194 progetti.
Il “Premio Provincia di Milano” è stato
assegnato all’iniziativa promossa dal Club barese di
stabilire un’alleanza per la cultura fra imprese di
diversa dimensione appartenenti a vari settori produttivi,
in modo da costruire una rete finalizzata alla promozione
di eventi culturali.
Aria nuova che spira in Puglia, tra le prime tre regioni per
numero di progetti presentati, cosa che fa prevedere e apre
la strada ad un nuovo tipo di imprenditorialità che,
pur guardando al mercato come è ovvio che faccia, si
attribuisce un ruolo sociale di promozione culturale del territorio,
cosa altrettanto importante per la stessa impresa. La cultura
arricchisce il territorio e arricchisce l’azienda che
la promuove e attira l’interesse di altri soggetti,
siano essi turisti – oggi il turismo culturale ha rimpiazzato
una larga fetta di turisti per caso – o clienti e operatori
del settore. E poi si sa, da cosa nasce cosa e le idee, quando
si incontrano si moltiplicano e aprono orizzonti inesplorati.
La risposta delle imprese locali non si è fatta attendere
perché a poco più di un anno dalla costituzione
del Club sono già 18 quelle che vi aderiscono e il
Coordinatore Giancarlo Di Paola, succeduto al fondatore Alessandro
Laterza, è convinto che presto il loro numero raddoppierà
. Segno di una mentalità che dal chiuso di un’ottica
prettamente aziendale, si apre a discorsi diversi che servano
ad innescare processi di rinnovamento, di creatività,
riprendendo il filo interrotto di un mecenatismo antico che
pure a Bari c’era nel primo Novecento come hanno dimostrato
i fratelli Petruzzelli e gli stessi Laterza.
Il premio è un riconoscimento all’impegno e alla
validità delle iniziative programmate che si distinguono
nel panorama nazionale e ancor più in quello del Mezzogiorno
dove pure si registra, generalmente, la nascita di una nuova
sensibilità a questi temi.
Già al momento della nascita del Club, Alessandro Laterza
dichiarò proprio a Nel Mese che il proposito era quello
di scegliere interventi coerenti e con le disponibilità
economiche e con la realtà del territorio, individuando
delle carenze nel campo dell’arte contemporanea e dello
spettacolo in particolare, con un’attenzione in più
al cinema che, vivendo oggi in Puglia una stagione particolarmente
felice, necessitava, a suo parere, di professionalità
adeguate.
In quest’ottica ha promosso, lo scorso anno, il primo
evento nell'ambito della III Settimana della Cultura d’Impresa
progettata da Confindustria con la proiezione di un film di
fantascienza del 1926 di Fritz Lang. Il riscontro di critica
e l’apprezzamento del pubblico ha confortato le aziende
a proseguire nel solco tracciato e quest’anno l’evento
ha riguardato la proiezione al Cinema Nuovo Palazzo dell’unico
film muto prodotto in Puglia, “Idillio Infranto”,
del possidente terriero di Acquaviva, Orazio Campanella, appassionato
di cinema e imprenditore culturale ante litteram, che lo produsse
tra il 1931 e il 1933, sfortunatamente proprio in coincidenza
con l’avvento del sonoro.
Un film per questo motivo abbandonato in una cassapanca per
60 anni che quindi non fu mai proiettato nelle sale e che,
scoperto dal regista Angelo Amoroso d'Aragona qualche anno
fa, ora, grazie al Club delle Imprese, sarà definitivamente
restaurato e anche digitalizzato per essere restituito al
patrimonio della cinematografia italiana. L’operazione
non è solo importante per i cinefili e per la storia
del cinema. Il merito dell’operazione va ben al di là
del significato della pellicola e del suo contenuto, l’amore
contrastato di una ragazza di campagna per il ragazzo di città,
amata a sua volta da un possidente terriero che alla fine
lei sposa, bell’esempio di realismo e pragmatismo dove
anche si distingue in maniera manichea tra il bene, la vita
di campagna, e la città, fonte di vizi e di corruzione.
Il merito dell’operazione sta nel farci scoprire aspetti
della Puglia che difficilmente potremmo conoscere. Intanto,
che circa un secolo fa esistevano non a Bari ma nella provincia
barese fermenti e mentalità molto moderni. Non va dimenticato
infatti che proprio alla provincia pugliese appartengono i
due teorici del cinema del primo Novecento, Sebastiano Lucani,
anche lui di Acquaviva, e Ricciotto Canudo di Gioia del Colle.
E Campanella è un proprietario terriero che però
rischia il suo patrimonio per produrre un film e si collega
a Milano e ad Ancona per contattare attrice (Ida Mantovani)
e regista (Nello Mauri), e fondare l’ “Abulia
Stabilimento di Arte Fotocinematografica” con il fotografo
Raul Perugini, marchigiano, con l’intento di farne una
major.
Aveva capito che il futuro dello spettacolo era del cinema,
solo che col muto, aveva sbagliato i tempi. C’era quindi
un fermento insospettabile per noi, che questa operazione
ci fa riscoprire in tutta la sua entità , facendo emergere
radici culturali poi recise e che negli ultimi anni hanno
improvvisamente ripreso a crescere, portando la Puglia in
primo piano nel mondo cinematografico, anzi, portando –
o riportando – il cinema in Puglia. E dalla pellicola
emergono anche immagini che non avremmo mai visto: la campagna
e i contadini divenuti comparse, ripresi durante il loro lavoro,
la masseria dello stesso Campanella divenuta location del
film, e poi inediti scorci di Bari.
Con una tecnica impensabile per i mezzi di allora, il regista
ha ripreso dalla macchina il tragitto dalla stazione a via
Sparano, e di seguito Corso Vittorio Emanuele con il teatro
Margherita costruito qualche anno prima e il lungomare, anche
quello da poco realizzato per volontà di Araldo di
Crollalanza. Come erano moderni questi antichi! Verrebbe da
dire. Prima del definitivo restauro e della trasposizione
su pellicola e dvd , grazie al Club delle Imprese di Bari,
il film, presentato dal critico Oscar Iarussi, è stato
proiettato al Cinema Nuovo Palazzo, con musiche e testi originali
del maestro Nico Girasole accompagnato dalla sua orchestra
e la voce narrante di Totò Onnis che ha letto l’unica
testimonianza diretta del film, la poesia “Cinema…Cinema”
di Giacomo Rossi, anche lui di Acquaviva .
Tra i due film è da ricordare l’altra iniziativa
del Club che riguardava il concorso di idee per studenti sul
tema “Un sogno d’impresa”, svoltosi nel
marzo del 2005. L’attuale presidente, Giancarlo Di Paola,
che sta brillantemente continuando l’opera intrapresa
da Alessandro Laterza, nell’ottica della promozione
di eventi culturali che sottolineano la specificità
del territorio, nel salutare gli intervenuti, ha confermato
la volontà di destinare una parte delle risorse delle
aziende aderenti al Club ad iniziative “improntate al
mecenatismo che accompagnino una tenace battaglia contro l’ovvietà,
nella consapevolezza che un territorio dove si leggono più
libri, ci sono più iniziative culturali, dove viene
facilitato l’ accesso ad internet, ha più possibilità
di attivare processi di crescita e di sviluppo economico”.
Al 30 novembre 2005
AZIENDE ISCRITTE AL CLUB
1 - PASTIFICIO AMBRA DI PUGLIA spa
2 - CARUCCI e CHIURAZZI snc
3 - F. DIVELLA spa
4 - GRAPHISERVICE srl
5 - IMPRESA GARIBALDI srl
6 - GIUS.LATERZA &FIGLI spa
7 - MASMEC srl
8 - NATUZZI spa
9 - P.S.V. srl
10-SVIMSERVICE spa
11-TECNOACCIAI srl
12-TERSAN PUGLIA & SUD ITALIA
13-NUOVA VILLA ROMANAZZI CARDUCCI srl
14-LOMBARDI ECOLOGIA srl
15-ELETTRONIKA Srl
16-S.A.CA.L.B. Società Consortile a r.l.
17-AMGAS spa
18-CITTA' SERVIZI srl
Idillio Infranto
Film muto del 1931 prodotto e girato in Puglia
di Angela Bianca Saponari
(Bari) - La notizia del primo film interamente girato
in Puglia si lesse su “Il corriere cinematografico”
(supplemento settimanale de ‘La vita cinematografica',
edito a Torino) il 18 Marzo 1933. In quell'anno finalmente
vedeva la luce Idillio Infranto, i cui lavori di ripresa erano
iniziati nel 1931 ed erano stati sospesi prima del montaggio
(eseguito a Roma negli stabilimenti di Vincenzo Genesi). La
lunga gestazione offrì l’occasione per sottoporre
il materiale girato al giudizio di Sebastiano Arturo Lucani,
noto teorico cinematografico pugliese, che non aveva rinunciato
ai rapporti con la sua terra.
La sua opinione favorevole contribuì al compimento
dell’opera, che però, nonostante i buoni propositi,
non riuscì ad ottenere il successo superato. In effetti
l’anno 1931 rappresentava per il cinema italiano il
momento di passaggio dal muto al sonoro; lo slittamento di
circa due anni dell’uscita del film concepito dai suoi
autori senza traccia sonora, ne condizionò la sorte.
Nato nel momento sbagliato e travolto dalla innovazione tecnica,
il film vide un successo commerciale confinato nei Comuni
in cui era stato girato e dove fu proiettato una sola volta
prima di cadere nel dimenticatoio, nell’oblio di quella
buia e misteriosa cassapanca, in cui, a distanza di oltre
mezzo secolo è stato ritrovato.
Mai sottoposto ai visti della censura, ragione per cui non
se ne ha traccia nei repertori o nelle ricostruzioni storiche
del cinema muto italiano, questo film rappresentò molto
per i realizzatori. La casa produttrice, la “Apulia
Cine”, mostrava un marchio che riproduceva una fontana
con la scritta “Pura defluit”, emblema del comune
di Acquaviva, ed era stata creata da Orazio Campanella. Un
ricco possidente del paese, che volle tentare l’impresa
del cinema con serietà di intenti e senza tracce di
dilettantismo. Reclutò le maestranze sul lungo e il
set per gli interni fu allestito nel teatro comunale della
cittadina pugliese. Il laboratorio per lo sviluppo e la stampa
dei giornalieri fu realizzato nei locali del convitto.
Per gli esterni il film venne girato ad Alberobello, Cassano
e Gioia del Colle, a Bari per alcuni scorci di vita cittadina.
Gli unici a non appartenere alla dimensione pugliese erano
il regista Nello Mauri e l’interprete principale Ida
Mantovani. Gli altri interpreti, i generici e le comparse
furono presi dalla strada, anticipando involontariamente la
tendenza neorealistica che quindici anni dopo avrebbe avuto
tanta fortuna artistica. La locandina di Idillio Infranto
(titolo che non può non rievocare il capolavoro di
Griffith) indica che si tratta di un “film folkloristico
pugliese”, distinguendolo dai documentari e annoverandolo,
come film a soggetto, quale opera in cui il paesaggio fa sfondo
alle vicende sentimentali dei personaggi. L’aggettivo,
privo di ogni accezione negativa, chiarisce piuttosto le intenzioni
del film, che erano quelle di far conoscere al pubblico le
caratteristiche di una realtà geografica marginale,
poco rappresentata dal cinema.
La trama non è affatto originale (vi si adombra l’abusato
conflitto città-campagna che riecheggia in molto film
dell’epoca: basti pensare al coevo Terra madre ‘1931’
di Blasetti). Eppure stupisce il coraggio di non incorrere
nel lieto fine, cosa che invece accadeva frequentemente per
dimostrare la positività dei valori contadini. Qui
il finale non è scontato: il mondo contadino è
depositario di una cultura che a volte genera pregiudizi e
soprusi, che infrange sogni di speranza e non è idilliaca
affatto.
A distanza di quasi dieci anni dal suo restauro lo abbiamo
rivisto in una proiezione accompagnata dalle musiche dal vivo
e seguite dall’orchestra del maestro Nico Girasole,
che costituiranno la colonna sonora del film in DVD. La soluzione
artistica, innovativa e sperimentale, è tuttavia lontana
dalla attendibilità storica. Il film, emarginato dall’avvento
del cinema sonoro, rischia, per la seconda volta, di non riuscire
a veicolare la sua semplice e onesta verità.
Le prime inquadrature si aprono sulla campagna di Alberobello
dove un gruppo di contadini è intento al lavoro dei
campi. Qui Carlo, figlio di un agiato possidente, incontra
Maria, figlia di Berto, un anziano contadino. I giovani si
amano nonostante la disparità sociale e la conseguente
riluttanza dei genitori di lui. Silvestro, fattore e sovrintendente
agricolo, nonché proprietario di casa di Berto e Maria,
è invaghito dalla giovane e ne ha chiesto la mano al
padre con l’arma del ricatto: ingiunge a Berto di lasciar
libera la casa. Di qui i tentativi dell’anziano genitore
di indurre Maria ad accettare, suo malgrado, la proposta,
in vista di un avvenire migliore.
Un equivoco fa precipitare la situazione: una sera Carlo vede
uscire Silvestro dalla casa di Maria. Pensando che si stia
tramando a sua insaputa, decide di troncare la relazione con
la donna che ama, alla quale scrive una lettera di commiato:
abbandonerà la vita di campagna che lo ha deluso e
tornerà in città. Egli non sa che Maria è
tanto contraria all’accordo di matrimonio stretto tra
suo padre e Silvestro, da rifugiarsi in casa di una zia.
Un alternarsi di scene di vita agreste e scene di vita cittadine
mostra l’indecisione di Carlo che è attratto
dalla vita dissipata che conduce tra compagni di bagordi e
Silvana, una sua vecchia fiamma, e nel contempo è afflitto
dalle ristrettezze economiche (il padre gli ha negato ogni
sostegno) e dalla lettera implorante che la madre gli ha scritto
per farlo tornare a casa. Il giorno in cui Carlo torna alle
sue terre, è lo stesso in cui Maria, stanca e amareggiata
per essere stata da lui abbandonata, cede alle lusinghe di
Silvestro e lo sposa. Mentre vengono celebrate le nozze con
una tipica festa campagnola, Carlo fa in tempo ad assistere,
non visto, alla fine del suo “Idillio”.
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