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  dicembre 2005


Bene il Club delle Imprese per la Cultura

di Marisa Di Bello


Riconoscimento nazionale per il sodalizio a cui aderiscono 18 aziende socie dell’Associazione degli Industriali della Provincia di Bari.
Giancarlo Di Paola succeduto al primo presidente Alessandro Laterza

(Bari) - Proseguono con successo le iniziative culturali del Club delle Imprese per la Cultura dell’ Assindustria di Bari, che quest’anno è tra i nove vincitori dell’edizione 2005 del concorso nazionale “Impresa e Cultura” di Confindustria cui hanno partecipato tutte le regioni italiane con 194 progetti.

Il “Premio Provincia di Milano” è stato assegnato all’iniziativa promossa dal Club barese di stabilire un’alleanza per la cultura fra imprese di diversa dimensione appartenenti a vari settori produttivi, in modo da costruire una rete finalizzata alla promozione di eventi culturali.

Aria nuova che spira in Puglia, tra le prime tre regioni per numero di progetti presentati, cosa che fa prevedere e apre la strada ad un nuovo tipo di imprenditorialità che, pur guardando al mercato come è ovvio che faccia, si attribuisce un ruolo sociale di promozione culturale del territorio, cosa altrettanto importante per la stessa impresa. La cultura arricchisce il territorio e arricchisce l’azienda che la promuove e attira l’interesse di altri soggetti, siano essi turisti – oggi il turismo culturale ha rimpiazzato una larga fetta di turisti per caso – o clienti e operatori del settore. E poi si sa, da cosa nasce cosa e le idee, quando si incontrano si moltiplicano e aprono orizzonti inesplorati.

La risposta delle imprese locali non si è fatta attendere perché a poco più di un anno dalla costituzione del Club sono già 18 quelle che vi aderiscono e il Coordinatore Giancarlo Di Paola, succeduto al fondatore Alessandro Laterza, è convinto che presto il loro numero raddoppierà . Segno di una mentalità che dal chiuso di un’ottica prettamente aziendale, si apre a discorsi diversi che servano ad innescare processi di rinnovamento, di creatività, riprendendo il filo interrotto di un mecenatismo antico che pure a Bari c’era nel primo Novecento come hanno dimostrato i fratelli Petruzzelli e gli stessi Laterza.

Il premio è un riconoscimento all’impegno e alla validità delle iniziative programmate che si distinguono nel panorama nazionale e ancor più in quello del Mezzogiorno dove pure si registra, generalmente, la nascita di una nuova sensibilità a questi temi.

Già al momento della nascita del Club, Alessandro Laterza dichiarò proprio a Nel Mese che il proposito era quello di scegliere interventi coerenti e con le disponibilità economiche e con la realtà del territorio, individuando delle carenze nel campo dell’arte contemporanea e dello spettacolo in particolare, con un’attenzione in più al cinema che, vivendo oggi in Puglia una stagione particolarmente felice, necessitava, a suo parere, di professionalità adeguate.

In quest’ottica ha promosso, lo scorso anno, il primo evento nell'ambito della III Settimana della Cultura d’Impresa progettata da Confindustria con la proiezione di un film di fantascienza del 1926 di Fritz Lang. Il riscontro di critica e l’apprezzamento del pubblico ha confortato le aziende a proseguire nel solco tracciato e quest’anno l’evento ha riguardato la proiezione al Cinema Nuovo Palazzo dell’unico film muto prodotto in Puglia, “Idillio Infranto”, del possidente terriero di Acquaviva, Orazio Campanella, appassionato di cinema e imprenditore culturale ante litteram, che lo produsse tra il 1931 e il 1933, sfortunatamente proprio in coincidenza con l’avvento del sonoro.

Un film per questo motivo abbandonato in una cassapanca per 60 anni che quindi non fu mai proiettato nelle sale e che, scoperto dal regista Angelo Amoroso d'Aragona qualche anno fa, ora, grazie al Club delle Imprese, sarà definitivamente restaurato e anche digitalizzato per essere restituito al patrimonio della cinematografia italiana. L’operazione non è solo importante per i cinefili e per la storia del cinema. Il merito dell’operazione va ben al di là del significato della pellicola e del suo contenuto, l’amore contrastato di una ragazza di campagna per il ragazzo di città, amata a sua volta da un possidente terriero che alla fine lei sposa, bell’esempio di realismo e pragmatismo dove anche si distingue in maniera manichea tra il bene, la vita di campagna, e la città, fonte di vizi e di corruzione.

Il merito dell’operazione sta nel farci scoprire aspetti della Puglia che difficilmente potremmo conoscere. Intanto, che circa un secolo fa esistevano non a Bari ma nella provincia barese fermenti e mentalità molto moderni. Non va dimenticato infatti che proprio alla provincia pugliese appartengono i due teorici del cinema del primo Novecento, Sebastiano Lucani, anche lui di Acquaviva, e Ricciotto Canudo di Gioia del Colle. E Campanella è un proprietario terriero che però rischia il suo patrimonio per produrre un film e si collega a Milano e ad Ancona per contattare attrice (Ida Mantovani) e regista (Nello Mauri), e fondare l’ “Abulia Stabilimento di Arte Fotocinematografica” con il fotografo Raul Perugini, marchigiano, con l’intento di farne una major.

Aveva capito che il futuro dello spettacolo era del cinema, solo che col muto, aveva sbagliato i tempi. C’era quindi un fermento insospettabile per noi, che questa operazione ci fa riscoprire in tutta la sua entità , facendo emergere radici culturali poi recise e che negli ultimi anni hanno improvvisamente ripreso a crescere, portando la Puglia in primo piano nel mondo cinematografico, anzi, portando – o riportando – il cinema in Puglia. E dalla pellicola emergono anche immagini che non avremmo mai visto: la campagna e i contadini divenuti comparse, ripresi durante il loro lavoro, la masseria dello stesso Campanella divenuta location del film, e poi inediti scorci di Bari.

Con una tecnica impensabile per i mezzi di allora, il regista ha ripreso dalla macchina il tragitto dalla stazione a via Sparano, e di seguito Corso Vittorio Emanuele con il teatro Margherita costruito qualche anno prima e il lungomare, anche quello da poco realizzato per volontà di Araldo di Crollalanza. Come erano moderni questi antichi! Verrebbe da dire. Prima del definitivo restauro e della trasposizione su pellicola e dvd , grazie al Club delle Imprese di Bari, il film, presentato dal critico Oscar Iarussi, è stato proiettato al Cinema Nuovo Palazzo, con musiche e testi originali del maestro Nico Girasole accompagnato dalla sua orchestra e la voce narrante di Totò Onnis che ha letto l’unica testimonianza diretta del film, la poesia “Cinema…Cinema” di Giacomo Rossi, anche lui di Acquaviva .

Tra i due film è da ricordare l’altra iniziativa del Club che riguardava il concorso di idee per studenti sul tema “Un sogno d’impresa”, svoltosi nel marzo del 2005. L’attuale presidente, Giancarlo Di Paola, che sta brillantemente continuando l’opera intrapresa da Alessandro Laterza, nell’ottica della promozione di eventi culturali che sottolineano la specificità del territorio, nel salutare gli intervenuti, ha confermato la volontà di destinare una parte delle risorse delle aziende aderenti al Club ad iniziative “improntate al mecenatismo che accompagnino una tenace battaglia contro l’ovvietà, nella consapevolezza che un territorio dove si leggono più libri, ci sono più iniziative culturali, dove viene facilitato l’ accesso ad internet, ha più possibilità di attivare processi di crescita e di sviluppo economico”.

Al 30 novembre 2005
AZIENDE ISCRITTE AL CLUB

1 - PASTIFICIO AMBRA DI PUGLIA spa
2 - CARUCCI e CHIURAZZI snc
3 - F. DIVELLA spa
4 - GRAPHISERVICE srl
5 - IMPRESA GARIBALDI srl
6 - GIUS.LATERZA &FIGLI spa
7 - MASMEC srl
8 - NATUZZI spa
9 - P.S.V. srl
10-SVIMSERVICE spa
11-TECNOACCIAI srl
12-TERSAN PUGLIA & SUD ITALIA
13-NUOVA VILLA ROMANAZZI CARDUCCI srl
14-LOMBARDI ECOLOGIA srl
15-ELETTRONIKA Srl
16-S.A.CA.L.B. Società Consortile a r.l.
17-AMGAS spa
18-CITTA' SERVIZI srl



Idillio Infranto

Film muto del 1931 prodotto e girato in Puglia

di Angela Bianca Saponari


(Bari) - La notizia del primo film interamente girato in Puglia si lesse su “Il corriere cinematografico” (supplemento settimanale de ‘La vita cinematografica', edito a Torino) il 18 Marzo 1933. In quell'anno finalmente vedeva la luce Idillio Infranto, i cui lavori di ripresa erano iniziati nel 1931 ed erano stati sospesi prima del montaggio (eseguito a Roma negli stabilimenti di Vincenzo Genesi). La lunga gestazione offrì l’occasione per sottoporre il materiale girato al giudizio di Sebastiano Arturo Lucani, noto teorico cinematografico pugliese, che non aveva rinunciato ai rapporti con la sua terra.

La sua opinione favorevole contribuì al compimento dell’opera, che però, nonostante i buoni propositi, non riuscì ad ottenere il successo superato. In effetti l’anno 1931 rappresentava per il cinema italiano il momento di passaggio dal muto al sonoro; lo slittamento di circa due anni dell’uscita del film concepito dai suoi autori senza traccia sonora, ne condizionò la sorte. Nato nel momento sbagliato e travolto dalla innovazione tecnica, il film vide un successo commerciale confinato nei Comuni in cui era stato girato e dove fu proiettato una sola volta prima di cadere nel dimenticatoio, nell’oblio di quella buia e misteriosa cassapanca, in cui, a distanza di oltre mezzo secolo è stato ritrovato.

Mai sottoposto ai visti della censura, ragione per cui non se ne ha traccia nei repertori o nelle ricostruzioni storiche del cinema muto italiano, questo film rappresentò molto per i realizzatori. La casa produttrice, la “Apulia Cine”, mostrava un marchio che riproduceva una fontana con la scritta “Pura defluit”, emblema del comune di Acquaviva, ed era stata creata da Orazio Campanella. Un ricco possidente del paese, che volle tentare l’impresa del cinema con serietà di intenti e senza tracce di dilettantismo. Reclutò le maestranze sul lungo e il set per gli interni fu allestito nel teatro comunale della cittadina pugliese. Il laboratorio per lo sviluppo e la stampa dei giornalieri fu realizzato nei locali del convitto.

Per gli esterni il film venne girato ad Alberobello, Cassano e Gioia del Colle, a Bari per alcuni scorci di vita cittadina. Gli unici a non appartenere alla dimensione pugliese erano il regista Nello Mauri e l’interprete principale Ida Mantovani. Gli altri interpreti, i generici e le comparse furono presi dalla strada, anticipando involontariamente la tendenza neorealistica che quindici anni dopo avrebbe avuto tanta fortuna artistica. La locandina di Idillio Infranto (titolo che non può non rievocare il capolavoro di Griffith) indica che si tratta di un “film folkloristico pugliese”, distinguendolo dai documentari e annoverandolo, come film a soggetto, quale opera in cui il paesaggio fa sfondo alle vicende sentimentali dei personaggi. L’aggettivo, privo di ogni accezione negativa, chiarisce piuttosto le intenzioni del film, che erano quelle di far conoscere al pubblico le caratteristiche di una realtà geografica marginale, poco rappresentata dal cinema.

La trama non è affatto originale (vi si adombra l’abusato conflitto città-campagna che riecheggia in molto film dell’epoca: basti pensare al coevo Terra madre ‘1931’ di Blasetti). Eppure stupisce il coraggio di non incorrere nel lieto fine, cosa che invece accadeva frequentemente per dimostrare la positività dei valori contadini. Qui il finale non è scontato: il mondo contadino è depositario di una cultura che a volte genera pregiudizi e soprusi, che infrange sogni di speranza e non è idilliaca affatto.

A distanza di quasi dieci anni dal suo restauro lo abbiamo rivisto in una proiezione accompagnata dalle musiche dal vivo e seguite dall’orchestra del maestro Nico Girasole, che costituiranno la colonna sonora del film in DVD. La soluzione artistica, innovativa e sperimentale, è tuttavia lontana dalla attendibilità storica. Il film, emarginato dall’avvento del cinema sonoro, rischia, per la seconda volta, di non riuscire a veicolare la sua semplice e onesta verità.

Le prime inquadrature si aprono sulla campagna di Alberobello dove un gruppo di contadini è intento al lavoro dei campi. Qui Carlo, figlio di un agiato possidente, incontra Maria, figlia di Berto, un anziano contadino. I giovani si amano nonostante la disparità sociale e la conseguente riluttanza dei genitori di lui. Silvestro, fattore e sovrintendente agricolo, nonché proprietario di casa di Berto e Maria, è invaghito dalla giovane e ne ha chiesto la mano al padre con l’arma del ricatto: ingiunge a Berto di lasciar libera la casa. Di qui i tentativi dell’anziano genitore di indurre Maria ad accettare, suo malgrado, la proposta, in vista di un avvenire migliore.

Un equivoco fa precipitare la situazione: una sera Carlo vede uscire Silvestro dalla casa di Maria. Pensando che si stia tramando a sua insaputa, decide di troncare la relazione con la donna che ama, alla quale scrive una lettera di commiato: abbandonerà la vita di campagna che lo ha deluso e tornerà in città. Egli non sa che Maria è tanto contraria all’accordo di matrimonio stretto tra suo padre e Silvestro, da rifugiarsi in casa di una zia.

Un alternarsi di scene di vita agreste e scene di vita cittadine mostra l’indecisione di Carlo che è attratto dalla vita dissipata che conduce tra compagni di bagordi e Silvana, una sua vecchia fiamma, e nel contempo è afflitto dalle ristrettezze economiche (il padre gli ha negato ogni sostegno) e dalla lettera implorante che la madre gli ha scritto per farlo tornare a casa. Il giorno in cui Carlo torna alle sue terre, è lo stesso in cui Maria, stanca e amareggiata per essere stata da lui abbandonata, cede alle lusinghe di Silvestro e lo sposa. Mentre vengono celebrate le nozze con una tipica festa campagnola, Carlo fa in tempo ad assistere, non visto, alla fine del suo “Idillio”.