De Nittis e Tissot, impressionisti
a Barletta
di Rosanna Lampugnani
Dal 12 marzo insieme
a Palazzo della Marra
(Roma) –
Giuseppe De Nittis torna a Barletta, sua città natale
in una grande mostra, che lo vede affiancato all’amico
Tissot, dal 12 marzo a Palazzo della Marra, appena restaurato
per accogliere anche la raccolta delle sue opere più
importanti, donate dalla moglie Leontine subito dopo la morte.
Presentata ieri alla stampa dal presidente della Regione Puglia
Nichi Vendola, la mostra si intitola “De Nittis e Tissot.
Pittori della vita moderna”, resterà aperta fino
al 2 luglio e, attraverso 82 opere, racconterà il mondo
in trasformazione delle grandi metropoli ottocentesche, Parigi
e Londra, dove si andava formando una nuova borghesia alla
ricerca della propria immagine, pubblica e privata. E dove
emergeva una figura di donna più autonoma, capace di
rompere con la tradizione dell’ “ancièn
regime”, anche attraverso il rutilante mondo della moda.
Le curatrici Emanuela Angiuli e Katy Spurrell hanno infatti
voluto puntare sul modo in cui il pittore pugliese, trapiantato
a Parigi, riuscì, insieme a James Tissot, a farsi interprete
della modernità, nel senso in cui l’aveva espressa
Charles Baudelaire. Critico d’arte oltre che grande
poeta, ha detto Angiuli, aveva colto alla perfezione la trasformazione
in atto nella Ville Lumiere.
Barletta, De Nittis torna a Palazzo
della Marra
La mostra mette in relazione la vita e la produzione pittorica
dei due maestri, “provinciali” tra Parigi e Londra
di fine ‘800 - Da sabato in esposizione accanto alle
opere del suo amico collega James Tissot
“La via assordante strepitava intorno a me / una donna
alta, sottile, a lutto, in un dolore / immenso, passò
sollevando, agitando / con mano fastosa il pizzo e l’orlo
della gonna…”. Questa era Parigi negli ultimi
lustri dell’800, queste le donne che cominciavano ad
affermare se stesse, libere di curiosare nelle vetrine di
una profumeria, di fare il tifo per un cavallo in corsa; libere
di camminare altere, sicure, sole nei boulevards della capitale
francese, così come nelle strade affollate della capitale
inglese. È Charles Baudelaire che le descrive, sono
Giuseppe De Nittis e James Tissot che le dipingono, tra Parigi
e Londra, appunto.
Di Barletta il primo, di Nantes il secondo, amici e solidali
nel descrivere la modernità borghese di fine Ottocento.
E oggi i loro dipinti approdano in una importante mostra che
aprirà i battenti nel Palazzo della Marra di Barletta,
divenuto pubblico e rimesso a nuovo per ospitare la collezione
permanente dei dipinti, incisioni e pastelli di De Nittis
– 172 opere donate alla città dalla moglie Lèontine
Gruvelle, alla morte del marito – e dal 12 marzo fino
al 2 luglio la mostra curata da Emanuela Angiuli e Katy Spurrell.
Sono 172 le opere esposte, di cui solo 37 del barlettano,
tra cui la magica “Parfumerie Violet” prestata
dal parigino museo Carnavalet. Le altre sono di Tissot, per
la prima volta in Italia e anche per questo non molto conosciute.
De Nittis, dopo l’antologica dello scorso anno allestita
nel Chioschetto del Bramante a Roma, è diventato anche
per il vasto pubblico un nome noto, secondo solo al ferrarese
Giovanni Boldini, il quale con il veneziano Federico Zandomeneghi
e lo stesso De Nittis rappresenta l’impressionismo italiano.
Tissot, grazie a questa esposizione, può essere davvero
una scoperta utile ad entrare ancora più profondamente
nella cultura, nella vita delle due capitali europee nel periodo
compreso tra il 1870 e il 1871. “Abbiamo voluto rappresentare
un decennio – spiega Spurrell – e per questo non
sono state esposte altre significative opere di De Nittis”,
care in modo particolare al pubblico pugliese, come “L’Ofantino”.
Angiuli – che con la collega ieri ha presentato alla
stampa la mostra, assieme ai vertici regionali, il presidente
Nichi Vendola e l’assessora Silvia Godelli, al commissario
prefettizio di Barletta, Antonio Nunziante, all’amministratore
delegato di Svimservice Giancarlo Di Paola e alla soprintendente
Sardella – Angiuli insiste sul ruolo della donna nella
pittura di Tissot e De Nittis i quali si frequentavano, erano
amici, così come lo erano le loro mogli. Nella fastosa
maison di rue Viète, tra il 1880 e il 1884, sfila tutta
Parigi: Edmond de Goncourt ed Emile Zola tra gli altri e naturalmente
Tissot, e per tutti De Nittis in persona cucinava “piattate
di maccheroni o di zuppa di pesce”.
Ecco, la mostra racconta anche questo, perché è
come uno spiraglio che svela un mondo straordinario, inconcepibile
nel profondo Sud d’Italia. Nel 1950 Orio Vergani, nel
suo alfabeto del ventesimo secolo, raccontava di essersi fermato
a Barletta per ammirare le opere di De Nittis, “uno
dei tesori di Puglia”. E aggiungeva: “Se è
grande ancora oggi la distanza tra Barletta e Parigi –
tra i parisiens e i barisiens – pensate quanto grande
fosse quella distanza fra il 1870 e il 1880”.
La distanza in parte è stata colmata e lo sarà
ancor più se le opere di De Nittis saranno esposte
a Parigi. Angiuli ha fatto un solo accenno a questa eventualità:
presumibilmente saranno ospitate dal Jeu de Paume, tempio
dell’impressionismo prima della trasformazione della
gare d’Orsay in museo. Perché – come hanno
sottolineato Vendola e Di Paola – l’arte ha anche
questa funzione: abbattere le distanze, fisiche e metaforiche.
Di più: può essere un biglietto da visita di
un’intera comunità, anche un’importante
risorsa economica.
Oggi Tissot giunge a Barletta, forse domani De Nittis arriverà
a Parigi, anzi “tornerà” a Parigi e nel
2008 sbarcherà in Inghilterra, a Liverpool per una
mostra dedicata al viaggio e ai treni. Del resto gli stessi
critici di Sua maestà a fine Ottocento scrissero: “Nessun
inglese capì Londra come il barlettano”.
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