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  3 marzo 2006


De Nittis e Tissot, impressionisti a Barletta

di Rosanna Lampugnani


Dal 12 marzo insieme a Palazzo della Marra

(Roma) – Giuseppe De Nittis torna a Barletta, sua città natale in una grande mostra, che lo vede affiancato all’amico Tissot, dal 12 marzo a Palazzo della Marra, appena restaurato per accogliere anche la raccolta delle sue opere più importanti, donate dalla moglie Leontine subito dopo la morte. Presentata ieri alla stampa dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, la mostra si intitola “De Nittis e Tissot. Pittori della vita moderna”, resterà aperta fino al 2 luglio e, attraverso 82 opere, racconterà il mondo in trasformazione delle grandi metropoli ottocentesche, Parigi e Londra, dove si andava formando una nuova borghesia alla ricerca della propria immagine, pubblica e privata. E dove emergeva una figura di donna più autonoma, capace di rompere con la tradizione dell’ “ancièn regime”, anche attraverso il rutilante mondo della moda. Le curatrici Emanuela Angiuli e Katy Spurrell hanno infatti voluto puntare sul modo in cui il pittore pugliese, trapiantato a Parigi, riuscì, insieme a James Tissot, a farsi interprete della modernità, nel senso in cui l’aveva espressa Charles Baudelaire. Critico d’arte oltre che grande poeta, ha detto Angiuli, aveva colto alla perfezione la trasformazione in atto nella Ville Lumiere.


Barletta, De Nittis torna a Palazzo della Marra

La mostra mette in relazione la vita e la produzione pittorica dei due maestri, “provinciali” tra Parigi e Londra di fine ‘800 - Da sabato in esposizione accanto alle opere del suo amico collega James Tissot

“La via assordante strepitava intorno a me / una donna alta, sottile, a lutto, in un dolore / immenso, passò sollevando, agitando / con mano fastosa il pizzo e l’orlo della gonna…”. Questa era Parigi negli ultimi lustri dell’800, queste le donne che cominciavano ad affermare se stesse, libere di curiosare nelle vetrine di una profumeria, di fare il tifo per un cavallo in corsa; libere di camminare altere, sicure, sole nei boulevards della capitale francese, così come nelle strade affollate della capitale inglese. È Charles Baudelaire che le descrive, sono Giuseppe De Nittis e James Tissot che le dipingono, tra Parigi e Londra, appunto.

Di Barletta il primo, di Nantes il secondo, amici e solidali nel descrivere la modernità borghese di fine Ottocento. E oggi i loro dipinti approdano in una importante mostra che aprirà i battenti nel Palazzo della Marra di Barletta, divenuto pubblico e rimesso a nuovo per ospitare la collezione permanente dei dipinti, incisioni e pastelli di De Nittis – 172 opere donate alla città dalla moglie Lèontine Gruvelle, alla morte del marito – e dal 12 marzo fino al 2 luglio la mostra curata da Emanuela Angiuli e Katy Spurrell.

Sono 172 le opere esposte, di cui solo 37 del barlettano, tra cui la magica “Parfumerie Violet” prestata dal parigino museo Carnavalet. Le altre sono di Tissot, per la prima volta in Italia e anche per questo non molto conosciute. De Nittis, dopo l’antologica dello scorso anno allestita nel Chioschetto del Bramante a Roma, è diventato anche per il vasto pubblico un nome noto, secondo solo al ferrarese Giovanni Boldini, il quale con il veneziano Federico Zandomeneghi e lo stesso De Nittis rappresenta l’impressionismo italiano.

Tissot, grazie a questa esposizione, può essere davvero una scoperta utile ad entrare ancora più profondamente nella cultura, nella vita delle due capitali europee nel periodo compreso tra il 1870 e il 1871. “Abbiamo voluto rappresentare un decennio – spiega Spurrell – e per questo non sono state esposte altre significative opere di De Nittis”, care in modo particolare al pubblico pugliese, come “L’Ofantino”.

Angiuli – che con la collega ieri ha presentato alla stampa la mostra, assieme ai vertici regionali, il presidente Nichi Vendola e l’assessora Silvia Godelli, al commissario prefettizio di Barletta, Antonio Nunziante, all’amministratore delegato di Svimservice Giancarlo Di Paola e alla soprintendente Sardella – Angiuli insiste sul ruolo della donna nella pittura di Tissot e De Nittis i quali si frequentavano, erano amici, così come lo erano le loro mogli. Nella fastosa maison di rue Viète, tra il 1880 e il 1884, sfila tutta Parigi: Edmond de Goncourt ed Emile Zola tra gli altri e naturalmente Tissot, e per tutti De Nittis in persona cucinava “piattate di maccheroni o di zuppa di pesce”.

Ecco, la mostra racconta anche questo, perché è come uno spiraglio che svela un mondo straordinario, inconcepibile nel profondo Sud d’Italia. Nel 1950 Orio Vergani, nel suo alfabeto del ventesimo secolo, raccontava di essersi fermato a Barletta per ammirare le opere di De Nittis, “uno dei tesori di Puglia”. E aggiungeva: “Se è grande ancora oggi la distanza tra Barletta e Parigi – tra i parisiens e i barisiens – pensate quanto grande fosse quella distanza fra il 1870 e il 1880”.

La distanza in parte è stata colmata e lo sarà ancor più se le opere di De Nittis saranno esposte a Parigi. Angiuli ha fatto un solo accenno a questa eventualità: presumibilmente saranno ospitate dal Jeu de Paume, tempio dell’impressionismo prima della trasformazione della gare d’Orsay in museo. Perché – come hanno sottolineato Vendola e Di Paola – l’arte ha anche questa funzione: abbattere le distanze, fisiche e metaforiche. Di più: può essere un biglietto da visita di un’intera comunità, anche un’importante risorsa economica.

Oggi Tissot giunge a Barletta, forse domani De Nittis arriverà a Parigi, anzi “tornerà” a Parigi e nel 2008 sbarcherà in Inghilterra, a Liverpool per una mostra dedicata al viaggio e ai treni. Del resto gli stessi critici di Sua maestà a fine Ottocento scrissero: “Nessun inglese capì Londra come il barlettano”.