2 0 0 7  
2 0 0 6  
2 0 0 5  
2 0 0 4  
2 0 0 3  
2 0 0 2  
2 0 0 1  
2 0 0 0  
 

 

 
  3 dicembre 2006


Così era San Nicola nel mondo. Uno e centomila

di Enrica Simonetti


Intervista con Michele Bacci - Dalle immagini più antiche del santo, provenienti da un monastero sul monte Sinai, al “ritratto” pop di Andy Warhol. Lo storico dell’arte illustra un viaggio inedito nell’iconografia e fra i simboli del dialogo

(Bari) - Un santo a più latitudini, un santo dalle mille facce: la mostra su San Nicola tra Oriente e Occidente non è solo un’esposizione delle iconografie antiche inedite di Nicola, ma è soprattutto un viaggio attraverso la storia della sua venerazione nelle diverse parti del mondo.

Al Castello Svevo dal 6 dicembre ci saranno per la prima volta a Bari tele nicolaiane cinquecentesche pregiatissime come quelle del Beato Angelico e di Lorenzo Lotto e Corrado Giaquinto, ci saranno le icone del Sinai (che arriveranno negli ultimi 100 giorni della mostra) conservate in apposite teche che riproducono il clima desertico in cui queste opere antichissime si sono conservate alla perfezione per secoli. Vedremo l’immagine del santo nei porti del Mediterraneo e nei pellegrinaggi di migliaia di anni fa, ricostruiremo storie di fede e di folklore che attraversano l’est e l’ovest del mondo nel nome di Nicola.

“Non esiste un santo condiviso da tanti popoli diversi come San Nicola” dice il prof. Michele Bacci, storico dell’arte, docente di Iconografia, Iconologia e Storia dell’arte bizantina all’Università di Siena, organizzatore della mostra e quindi autore del “viaggio” attraverso le collezioni di dodici Paesi diversi, dall’Egitto alla Germania, da Cipro alla Russia.

Lei, da studioso toscano, si trova a promuovere a Bari una mostra su uno dei simboli più forti della città e del Mediterraneo.
“Da anni mi interesso della circolazione dei modelli artistici lungo le rotte del Mediterraneo, del rapporto tra Oriente e Occidente e del culto dei santi nell’espressione artistica del Medioevo. La mostra non riguarda la figura di San Nicola rispetto a Bari, studi su cui gli esperti baresi hanno fatto molto più di me. C’è una sezione importante e centrale dedicata a Bari ma il nostro intento è di proporre un itinerario attraverso tutti gli aspetti del Nicola partendo dalla sua figura nei vari paesi del mondo. Ci sono state tante mostre su questo santo (persino a Nancy, in Russia e in Grecia), ma questa è la prima che intende raccontare i suoi mille volti e tutti i singoli contesti cui Nicola è stato associato”.

Il risultato stupefacente di questo viaggio è che l’immagine di Nicola assume ogni volta un volto diverso.
“Di Nicola abbiamo pochi dati in possesso per quanto riguarda la sua reale fisionomia storica. I dati sono confusi e oscuri e sappiamo solo ciò che ci hanno trasmesso la letteratura agiografica o i dati archeologici e cioè che fu vescovo di Myra in Licia all’epoca dell’imperatore Costantino e che il suo culto si spinse nel Mediterraneo per poi diffondersi verso la Georgia, Kiev, i Balcani e l’Europa settentrionale. E la mostra viaggia attraverso le direttrici del mondo antico, senza tralasciare Bari, senza tralasciare la Russia, in cui Nicola è chiamato il “dio russo”.

Un santo dell’ecumenismo che ha legato popoli e religioni. Cosa l’ha colpita di più in questo viaggio attraverso la storia iconografica?
“Ci sono cose che mi hanno molto colpito, ad esempio in Albania ho visto il 6 dicembre festeggiare S.Nicola con l’uccisione di una capra. Mi ha colpito vedere le comunità musulmane pregare per Nicola. A Famagosta (Cipro), nella parte dell’isola controllata dai turchi, ci sono edifici appartenenti all’epoca della dominazione latina che sono stati trasformati in moschee e nella cattedrale di S.Nicola fu trasportata l’antica icona che fonti baresi menzionano come oggetto rimasto per compensazione alla perdita delle ossa del santo. Ebbene, quando mi trovavo in questo posto fui invitato da una signora velata a seguirla in un punto della moschea e lì ci sono i resti dell’antica cattedrale, con una lastra su cui si scorge una figura vestita da vescovo. I musulmani s’inchinano di fronte a questa figura e la veste da vescovo fa pensare a S.Nicola”.

Quindi lei ha approfondito l’immagine di Nicola come metafora del dialogo?
“Sì, Nicola è la metafora del dialogo e degli scambi, della comunicazione attraverso le sponde del Mediterraneo indipendentemente dalle divergenze culturali e linguistiche. Nicola le trascende tutte e non conosce le barriere tra gli Stati. L’espansione di S. Nicola non è solo un fatto iconografico e colpisce l’aura di sacralità che Nicola riveste in luoghi anche molto distanti tra loro e dal suo sepolcro. In Russia le icone di Nicola sono seconde solo a quelle della Vergine”.

Come cambia il volto di S.Nicola in questi diversi Paesi?
“Ci sono diverse immagini e questo è il punto centrale della mostra. In Europa settentrionale è immaginato come un vescovo latino con la mitria e noi vedremo e confronteremo visitando la mostra anche quella che è stata la prima iconografia europea. C’è ad esempio un altare portatile che è un pezzo preziosissimo: contiene una lastra di porfido verde incastonata in una cornice di metallo prezioso. Ma poi c’è tutta l’iconografia bizantina o simboli che testimoniano il punto di partenza di Nicola”.

Quali?
“I simboli sono tanti e ne cito alcuni. Partiamo da Myra, Asia Minore. In mostra ci saranno monete coniate alla metà del III secolo che rappresentano il nucleo da cui nacque Nicola e cioè il santuario della dea Artemide che Nicola avrebbe distrutto con le sue mani perché pagano. Come spiega bene uno dei massimi studiosi nicolaiani e cioè padre Gerardo Cioffari, l’identità agiografica di S. Nicola nasce lentamente e le più antiche rappresentazioni ci riportano ad una testa calva. In mostra a Bari ci saranno ad esempio anche tre sigilli, che arrivano da Washington e Parigi”.

E si parla molto delle icone del Sinai, che per questa mostra escono per la prima volta dal loro Paese.
“Sì sono le prime, provenienti dal monastero di Santa Caterina e costituiscono un prestito eccezionale concesso per gli ultimi 100 giorni dell’esposizione barese. Ad accompagnarle verrà probabilmente il vescovo del Sinai e ci sarà una festa barese per questo importantissimo evento. Noi ci preoccupiamo molto della conservazione ottimale delle opere e per queste icone sono state create teche, dei climabox, che riproducono il clima desertici in cui le icone sono state sane e salve per tanto tempo”.


S’inaugura mercoledì al Castello Svevo

La mostra su San Nicola che si inaugura mercoledì apre al pubblico il 7 dicembre al Castello Svevo e durerà fino al 6 maggio 2007. l’esposizione è divisa in sei sezioni e si parte dll’immagine più antica di Nicola per arrivare all’iconografia più recente – tra l’altro slegata da S.Nicola, come hanno dimostrato gli studi – e cioè al Santa Claus tratteggiato da Andy Warhol. Il percorso della visita parte dal II-III secolo e si snoda (seconda edizione) fino ai secoli X e XIII. È qui ad esempio che troviamo la fisionomia di Nicola esaltata alla sua dignità episcopale; mentre nella sezione sulla Russia si replicano le antiche immagini miracolose del santo.

La parte dedicata a Bari riporta le icone della traslazione oltre ad una serie di oggetti preziosissimi che fanno parte del Tesoro Nicolaiano. E poi il viaggio per i porti e per le rotte della navigazione: da Cipro è arrivata l’icona enorme del S. Nicola alto due metri, restaurato all’istituto centrale del restauro mentre dai musei di mezza Europa provengono le tele dei grandi artisti. Una “chicca” è la pala d’altare di un artista del Rinascimento tedesco, Dayg, un trittico che nel secolo scorso era stato smembrato e che ora a Bari, per la prima volta, riappare intero, con i tre pezzi finalmente restaurati e riuniti dopo cento anni. Quasi un altro miracolo di San Nicola.