Così era San Nicola
nel mondo. Uno e centomila
di Enrica Simonetti
Intervista con Michele
Bacci - Dalle immagini più antiche del santo, provenienti
da un monastero sul monte Sinai, al “ritratto”
pop di Andy Warhol. Lo storico dell’arte illustra un
viaggio inedito nell’iconografia e fra i simboli del
dialogo
(Bari) - Un santo a più latitudini, un santo
dalle mille facce: la mostra su San Nicola tra Oriente e Occidente
non è solo un’esposizione delle iconografie antiche
inedite di Nicola, ma è soprattutto un viaggio attraverso
la storia della sua venerazione nelle diverse parti del mondo.
Al Castello Svevo dal 6 dicembre ci saranno per la prima
volta a Bari tele nicolaiane cinquecentesche pregiatissime
come quelle del Beato Angelico e di Lorenzo Lotto e Corrado
Giaquinto, ci saranno le icone del Sinai (che arriveranno
negli ultimi 100 giorni della mostra) conservate in apposite
teche che riproducono il clima desertico in cui queste opere
antichissime si sono conservate alla perfezione per secoli.
Vedremo l’immagine del santo nei porti del Mediterraneo
e nei pellegrinaggi di migliaia di anni fa, ricostruiremo
storie di fede e di folklore che attraversano l’est
e l’ovest del mondo nel nome di Nicola.
“Non esiste un santo condiviso da tanti popoli diversi
come San Nicola” dice il prof. Michele Bacci, storico
dell’arte, docente di Iconografia, Iconologia e Storia
dell’arte bizantina all’Università di Siena,
organizzatore della mostra e quindi autore del “viaggio”
attraverso le collezioni di dodici Paesi diversi, dall’Egitto
alla Germania, da Cipro alla Russia.
Lei, da studioso toscano, si trova a promuovere a
Bari una mostra su uno dei simboli più forti della
città e del Mediterraneo.
“Da anni mi interesso della circolazione dei modelli
artistici lungo le rotte del Mediterraneo, del rapporto tra
Oriente e Occidente e del culto dei santi nell’espressione
artistica del Medioevo. La mostra non riguarda la figura di
San Nicola rispetto a Bari, studi su cui gli esperti baresi
hanno fatto molto più di me. C’è una sezione
importante e centrale dedicata a Bari ma il nostro intento
è di proporre un itinerario attraverso tutti gli aspetti
del Nicola partendo dalla sua figura nei vari paesi del mondo.
Ci sono state tante mostre su questo santo (persino a Nancy,
in Russia e in Grecia), ma questa è la prima che intende
raccontare i suoi mille volti e tutti i singoli contesti cui
Nicola è stato associato”.
Il risultato stupefacente di questo viaggio è
che l’immagine di Nicola assume ogni volta un volto
diverso.
“Di Nicola abbiamo pochi dati in possesso per quanto
riguarda la sua reale fisionomia storica. I dati sono confusi
e oscuri e sappiamo solo ciò che ci hanno trasmesso
la letteratura agiografica o i dati archeologici e cioè
che fu vescovo di Myra in Licia all’epoca dell’imperatore
Costantino e che il suo culto si spinse nel Mediterraneo per
poi diffondersi verso la Georgia, Kiev, i Balcani e l’Europa
settentrionale. E la mostra viaggia attraverso le direttrici
del mondo antico, senza tralasciare Bari, senza tralasciare
la Russia, in cui Nicola è chiamato il “dio russo”.
Un santo dell’ecumenismo che ha legato popoli
e religioni. Cosa l’ha colpita di più in questo
viaggio attraverso la storia iconografica?
“Ci sono cose che mi hanno molto colpito, ad
esempio in Albania ho visto il 6 dicembre festeggiare S.Nicola
con l’uccisione di una capra. Mi ha colpito vedere le
comunità musulmane pregare per Nicola. A Famagosta
(Cipro), nella parte dell’isola controllata dai turchi,
ci sono edifici appartenenti all’epoca della dominazione
latina che sono stati trasformati in moschee e nella cattedrale
di S.Nicola fu trasportata l’antica icona che fonti
baresi menzionano come oggetto rimasto per compensazione alla
perdita delle ossa del santo. Ebbene, quando mi trovavo in
questo posto fui invitato da una signora velata a seguirla
in un punto della moschea e lì ci sono i resti dell’antica
cattedrale, con una lastra su cui si scorge una figura vestita
da vescovo. I musulmani s’inchinano di fronte a questa
figura e la veste da vescovo fa pensare a S.Nicola”.
Quindi lei ha approfondito l’immagine di Nicola
come metafora del dialogo?
“Sì, Nicola è la metafora del dialogo
e degli scambi, della comunicazione attraverso le sponde del
Mediterraneo indipendentemente dalle divergenze culturali
e linguistiche. Nicola le trascende tutte e non conosce le
barriere tra gli Stati. L’espansione di S. Nicola non
è solo un fatto iconografico e colpisce l’aura
di sacralità che Nicola riveste in luoghi anche molto
distanti tra loro e dal suo sepolcro. In Russia le icone di
Nicola sono seconde solo a quelle della Vergine”.
Come cambia il volto di S.Nicola in questi diversi
Paesi?
“Ci sono diverse immagini e questo è il punto
centrale della mostra. In Europa settentrionale è immaginato
come un vescovo latino con la mitria e noi vedremo e confronteremo
visitando la mostra anche quella che è stata la prima
iconografia europea. C’è ad esempio un altare
portatile che è un pezzo preziosissimo: contiene una
lastra di porfido verde incastonata in una cornice di metallo
prezioso. Ma poi c’è tutta l’iconografia
bizantina o simboli che testimoniano il punto di partenza
di Nicola”.
Quali?
“I simboli sono tanti e ne cito alcuni. Partiamo da
Myra, Asia Minore. In mostra ci saranno monete coniate alla
metà del III secolo che rappresentano il nucleo da
cui nacque Nicola e cioè il santuario della dea Artemide
che Nicola avrebbe distrutto con le sue mani perché
pagano. Come spiega bene uno dei massimi studiosi nicolaiani
e cioè padre Gerardo Cioffari, l’identità
agiografica di S. Nicola nasce lentamente e le più
antiche rappresentazioni ci riportano ad una testa calva.
In mostra a Bari ci saranno ad esempio anche tre sigilli,
che arrivano da Washington e Parigi”.
E si parla molto delle icone del Sinai, che per questa
mostra escono per la prima volta dal loro Paese.
“Sì sono le prime, provenienti dal monastero
di Santa Caterina e costituiscono un prestito eccezionale
concesso per gli ultimi 100 giorni dell’esposizione
barese. Ad accompagnarle verrà probabilmente il vescovo
del Sinai e ci sarà una festa barese per questo importantissimo
evento. Noi ci preoccupiamo molto della conservazione ottimale
delle opere e per queste icone sono state create teche, dei
climabox, che riproducono il clima desertici in cui le icone
sono state sane e salve per tanto tempo”.
S’inaugura mercoledì al Castello Svevo
La mostra su San Nicola che si inaugura mercoledì apre
al pubblico il 7 dicembre al Castello Svevo e durerà
fino al 6 maggio 2007. l’esposizione è divisa
in sei sezioni e si parte dll’immagine più antica
di Nicola per arrivare all’iconografia più recente
– tra l’altro slegata da S.Nicola, come hanno
dimostrato gli studi – e cioè al Santa Claus
tratteggiato da Andy Warhol. Il percorso della visita parte
dal II-III secolo e si snoda (seconda edizione) fino ai secoli
X e XIII. È qui ad esempio che troviamo la fisionomia
di Nicola esaltata alla sua dignità episcopale; mentre
nella sezione sulla Russia si replicano le antiche immagini
miracolose del santo.
La parte dedicata a Bari riporta le icone della traslazione
oltre ad una serie di oggetti preziosissimi che fanno parte
del Tesoro Nicolaiano. E poi il viaggio per i porti e per
le rotte della navigazione: da Cipro è arrivata l’icona
enorme del S. Nicola alto due metri, restaurato all’istituto
centrale del restauro mentre dai musei di mezza Europa provengono
le tele dei grandi artisti. Una “chicca” è
la pala d’altare di un artista del Rinascimento tedesco,
Dayg, un trittico che nel secolo scorso era stato smembrato
e che ora a Bari, per la prima volta, riappare intero, con
i tre pezzi finalmente restaurati e riuniti dopo cento anni.
Quasi un altro miracolo di San Nicola.
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