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  5 dicembre 2006


I centoventi volti di San Nicola

di Davide Carlucci


Da Oriente a Occidente: il mito del vescovo al castello

(Bari) - Tra i tanti pregi, la mostra “San Nicola tra Oriente e Occidente” che apre domani al Castello normanno-svevo – e prosegue fino al 6 maggio tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30 – ha anche quello di ristabilire la verità sugli equivoci storici legati alla figura del vescovo di Myra. Malintesi che però hanno contribuito ad aumentarne la popolarità e il suo “successo”, potremmo dire, fin in tempi moderni.

E il bello di questa monumentale rassegna, che conta su 120 opere dal III secolo al Novecento, è proprio questo: l’aver saputo cogliere del santo quel potere immaginifico che travalica l’ambito religioso-artistico e rivive nel folclore, nelle illustrazioni nel marketing e nell’arte pop. Da icona bizantina a mito iconico postmoderno: a nessun taumaturgo sarebbe mai riuscito un miracolo del genere. Fa un certo effetto, perciò, vedere le prime incerte immagini del vescovo greco, raffigurato in alcune monete del III secolo e in tre sigilli del VII, provenienti da Parigi e da Washington: “La sua fisionomia è in definizione – spiega Michele Bacci, il curatore della mostra – il volto è ora rotondo ora allungato, la barba ora corta ora lunga”.

Il viaggio dello storico dell’arte parte dall’Asia minore e cerca di “illustrare il ruolo svolto dalle immagini nella definizione dell’identità del santo e nell’espansione della sua fama e della sua venerazione in contesti diversissimi”. Una tendenza al cosmopolitismo, all’universale, chiara sin dall’inizio e legata al mare e ai commerci che vi si svolgono. A Famagosta, nella Cipro turca, i musulmani venerano una lastra ove è raffigurato un vescovo latino che nelle credenze popolari è San Nicola. Nel mondo bizantino si registra il boom iconografico del santo: ecco, nella seconda sezione, gli avori e i pezzi di alta oreficeria realizzati nelle botteghe imperiali di Costantinopoli.

Poi c’è il piatto forte: le inedite icone del monastero di Santa Caterina, nel Sinai, del VII-VIII secolo. Primissime pitture su tavola che raffigurano scene agiografiche come il miracolo dei tre generali accusati ingiustamente di tradimento e da lui salvati, tra i prodigi più noti, in quegli anni, in Medio Oriente. L’imponente statua lignea di San Nicola con la spada in mano, nella sezione “russa”, la terza, appartiene alla fase in cui il mito lascia il Mediterraneo e si espande nel cuore del continente eurasiatico, nelle sterminate lande dei barbari da poco cristianizzati. Da Mosca a Kiev è già conosciuta l’impresa dei 62 marinai baresi, la traslazione delle ossa: icone e manoscritti illustrano e commentano l’episodio.

La quarta sezione, centrale, è dedicata a Bari, dove l’immagine resta fedele allo stereotipo bizantino: come vuole il rito, il vescovo ha il capo scoperto ma esibisce le insegne della sua autorità episcopale. Poi si va a Venezia, a Creta, a Cipro, rappresentata nella mostra da sette icone, una delle quali di dimensioni colossali – è alta due metri - e in Catalogna. Ed ecco la metamorfosi “occidentale” del Santo: dalle abbazie della Francia medievale – sesta sezione – spuntano preziosissimi oggetti in lamina d’oro, dal museo di arti decorative di Vienna giunge un’enorme casula in seta e filo d’oro del XIII secolo. E per la prima volta si riuniscono a Bari tre elementi di un polittico tedesco rinascimentale smembrato di Sebastian Dayg.


Lo storico dell’arte: "Non confondiamolo con Babbo Natale"

Primo mito da sfatare: Babbo Natale non era San Nicola ma il suo doppio mostruoso. Secondo: il fatto che fosse di pelle scura è pura invenzione. È dal Tardo Medioevo al Settecento che si affaccia, nel folclore, la figura di San Nicola portatore di doni, in Germania, Francia, Belgio, Olanda. In queste immagini delle prime messe in scena e mascherate il santo appare accompagnato da una figura mostruosa e animalesca, rivestita di pelliccia: è il suo servitore, proviene dai boschi e mentre il suo padrone premia con i regali i bambini buoni, lui li punisce con un fascio di verghe.

“Il vero antenato di Babbo Natale è lui – chiarisce Bacci – e nel giro di poco tempo finisce per rubare la scena al santo. Il suo nome è un derivato di quello del suo padrone, ma mentre quello è solare, mediterraneo, lui è una creatura legata al rigore invernale”. In Russia è conosciuto anche come “nonno gelo”, in Germania come “uomo di Natale”.

Ed è un disegnatore americano di origine tedesca, Thomas Nast, nell’Ottocento, a lanciare “Santa Klaus”: lui lo raffigura come una sorta di capitano d’industria, con una squadra di elfi al suo servizio che fuma la pipa o i sigari. Nel 1931 sarà la Coca Cola a trasformarlo in testimonial per facilitarne la penetrazione nei paesi freddi. Il resto lo ha fatto Andy Warhol.

E il colore scuro? “E’ una caratteristica tutta barese – spiega Bacci – legata all’icona serba della Basilica di San Nicola che, si riteneva, fosse stata dipinta dal vivo. In realtà, una delle caratteristiche delle icone serbe di quel periodo sono i passaggi di colore utilizzati per realizzare i volti dei santi, come testimoniano le tante madonne nere di quegli anni”.


Alberghi, gadget e itinerari turistici, per Bari sarà l’occasione del secolo

Altri duecentomila visitatori, molti arriveranno da Russia, Olanda, Belgio e Inghilterra grazie ai voli low cost

Esiste una via “nicolaiana” allo sviluppo turistico di Bari? Se la risposta è si, questa è l’occasione giusta per verificarlo. La mostra potrebbe portare in città un flusso di visitatori da grandi eventi, ripetere, se non moltiplicare, il boom conosciuto per esempio da Barletta con la mostra su De Nittis. Ma aprirebbe anche prospettive nuove per il futuro.

Già alcuni hotel del centro registrano in questi giorni il tutto esaurito. Ospitano organizzatori e accompagnatori delle opere in esibizione. Tra le vie del centro storico s’incontrano per esempio due russe: sono arrivate per “custodire” le icone prestate dai musei delle loro città. “Altri nostri connazionali arriveranno nei prossimi giorni”, spiega Galina Sidorochko. Ma è solo un assaggio. “Calcoliamo che arriveranno tra i 150 mila e i 250 mila visitatori – spiega Iole Siena, della società Arthemisia, che allestisce la mostra – le prenotazioni raccolte con la nostra infoline sono già centinaia. Le provenienze maggiori, prevediamo, saranno russe, olandesi, belghe e inglesi”.

Questo grazie anche all’attività dei tour operator che stanno abbinando soggiorno in Puglia, esposizione e offerte low cost. “La mostra sarà utilizzata come scambio promozionale per la Russia anche in vista dei nuovi voli che partono proprio il giorno dell’inaugurazione della mostra”. La compagnia Alpi Eagles, dal canto suo, conferma che le prenotazioni per il volo Bari-Mosca ci sono e dovrebbero aumentare anche nei prossimi giorni grazie a una campagna di promozione.

Tra le ricadute previste sul territorio, c’è anche l’occasione di lavoro rappresentata dall’allestimento per cinquanta giovani curatori. “Abbiamo previsto anche una serie di itinerari per riscoprire i luoghi nicolaiani nel resto della Puglia”, spiega Nicola Laforgia, assessore alla Cultura del comune di Bari. Ai visitatori della mostra saranno offerte guide e depliant che li accompagnino lungo le città della costa o alla scoperta di piccole “chicche” meno note dell’architettura sacra pugliese come la chiesa di San Nicola dei Greci, ad Altamura.

La festa dotta della cultura, poi, s’intreccerà con quella tradizionale, che prevede momenti civili (come la fiaccolata della pace mattutina e l’ottava edizione del Nicolino d’oro, prevista per stasera al Comune, che vede tra i premiati Salvatore Cetola, il superstite della tragedia dell’Atr che salvò sei passeggeri) e momenti religiosi come la processione serale. Per questi appuntamenti il Comune ha emesso un’ordinanza che istituisce divieti di transito in varie parti della città, da piazza San Nicola a tutte le altre vie interessate dalle manifestazioni e dalla processione. Per tutti i giorni in cui sarà allestita la mostra, invece, l’assessore alla polizia municipale Nicola Martinelli ha predisposto controlli antiscippo nelle vie del centro storico.

La mostra, inoltre, avrà come corollario una serie di eventi, convegni e conferenze. Il primo si svolgerà il 7 e sarà interamente dedicato al patrimonio monumentale e artistico di Cipro, l’isola da cui proviene una buona parte delle opere esposte e vedrà come ospiti i due studiosi ciprioti Yannis Iliadis e Charis Chotzakoglou. Anche i padri domenicani della Basilica di San Nicola hanno in animo di organizzare convegni e conferenze di questo tipo.

Ma questo potrebbe essere solo un assaggio, il meglio potrebbe arrivare in futuro. Giovedì, al Castello Svevo, Bari e gli altri 22 comuni del programma integrato settoriale normanno svevo angioino firmeranno la convenzione che prevede una serie di interventi per la valorizzazione dei beni culturali della terra di Bari. Tra questi c’è il museo nicolaiano, per il quale sono previsti un milione e trecentomila euro. Il comune sta per procedere alla gara d’appalto per l’arredamento e l’impiantistica dei locali che lo ospiteranno – quelli dell’ex museo storico ristrutturato – il progetto esecutivo è già pronto e i padri domenicani della Basilica hanno già selezionato 70 pezzi del “tesoro nicolaiano”, la raccolta di donazioni dei pellegrini accumulata nel corso dei secoli.

Entro giugno del 2008 l’opera dovrà essere definitivamente completata. Ma il vero business potrebbe nascere se accanto alle attività legate al culto di San Nicola, si sfruttasse anche la fama legata al suo “doppio” laico-consumistico, Babbo Natale, per il quale c’è anche chi pensa a un ipotetico museo. Qualcosa di simile al Saint Nicholas center americano, un centro che raccoglie sia le icone legate al santo di Myra presenti in tutto il mondo sia testimonianze del “culto profano” del portatore di doni.

“Mi hanno proposto di organizzare un raduno di tutti i Babbo Natale del mondo”, dice Padre Bova, rettore della Basilica di San Nicola, che boccia l’idea – “se poi qualcuno la vuole organizzare a latere, non coinvolgendoci, lo faccia” – ma ne promuove un’altra. “un incontro tra tutti i sindaci delle città in cui il santo di Myra è venerato. Oggi ho ricevuto una lettera da un sindaco di un paese dell’Est che suggerisce quest’iniziativa.

Questa sì mi sembra una proposta seria”. In quest’ottica il taumaturgo potrebbe “benedire” gemellaggi tra città che si collocano nelle aree in cui si estende il patronato: il mare, il Mediterraneo, l’Oriente. Quanto alla mostra che apre domani, Bova dà un giudizio complesso: “E’ la prima esposizione che documenta la diffusione del culto a livello universale. Ma alimenta ancora la confusione con Babbo Natale. Che non è la controfigura ma la “figura contro” del santo. Poi, attenzione a non ridurre il santo a immagine negandone l’esistenza, come hanno fatto giornali cattolici: San Nicola è storicamente esistito e il suo corpo è a Bari”.