I centoventi volti di San
Nicola
di Davide Carlucci
Da Oriente a Occidente:
il mito del vescovo al castello
(Bari) - Tra i tanti pregi, la mostra “San
Nicola tra Oriente e Occidente” che apre domani al Castello
normanno-svevo – e prosegue fino al 6 maggio tutti i
giorni dalle 9.30 alle 19.30 – ha anche quello di ristabilire
la verità sugli equivoci storici legati alla figura
del vescovo di Myra. Malintesi che però hanno contribuito
ad aumentarne la popolarità e il suo “successo”,
potremmo dire, fin in tempi moderni.
E il bello di questa monumentale rassegna, che conta su 120
opere dal III secolo al Novecento, è proprio questo:
l’aver saputo cogliere del santo quel potere immaginifico
che travalica l’ambito religioso-artistico e rivive
nel folclore, nelle illustrazioni nel marketing e nell’arte
pop. Da icona bizantina a mito iconico postmoderno: a nessun
taumaturgo sarebbe mai riuscito un miracolo del genere. Fa
un certo effetto, perciò, vedere le prime incerte immagini
del vescovo greco, raffigurato in alcune monete del III secolo
e in tre sigilli del VII, provenienti da Parigi e da Washington:
“La sua fisionomia è in definizione – spiega
Michele Bacci, il curatore della mostra – il volto è
ora rotondo ora allungato, la barba ora corta ora lunga”.
Il viaggio dello storico dell’arte parte dall’Asia
minore e cerca di “illustrare il ruolo svolto dalle
immagini nella definizione dell’identità del
santo e nell’espansione della sua fama e della sua venerazione
in contesti diversissimi”. Una tendenza al cosmopolitismo,
all’universale, chiara sin dall’inizio e legata
al mare e ai commerci che vi si svolgono. A Famagosta, nella
Cipro turca, i musulmani venerano una lastra ove è
raffigurato un vescovo latino che nelle credenze popolari
è San Nicola. Nel mondo bizantino si registra il boom
iconografico del santo: ecco, nella seconda sezione, gli avori
e i pezzi di alta oreficeria realizzati nelle botteghe imperiali
di Costantinopoli.
Poi c’è il piatto forte: le inedite icone del
monastero di Santa Caterina, nel Sinai, del VII-VIII secolo.
Primissime pitture su tavola che raffigurano scene agiografiche
come il miracolo dei tre generali accusati ingiustamente di
tradimento e da lui salvati, tra i prodigi più noti,
in quegli anni, in Medio Oriente. L’imponente statua
lignea di San Nicola con la spada in mano, nella sezione “russa”,
la terza, appartiene alla fase in cui il mito lascia il Mediterraneo
e si espande nel cuore del continente eurasiatico, nelle sterminate
lande dei barbari da poco cristianizzati. Da Mosca a Kiev
è già conosciuta l’impresa dei 62 marinai
baresi, la traslazione delle ossa: icone e manoscritti illustrano
e commentano l’episodio.
La quarta sezione, centrale, è dedicata a Bari, dove
l’immagine resta fedele allo stereotipo bizantino: come
vuole il rito, il vescovo ha il capo scoperto ma esibisce
le insegne della sua autorità episcopale. Poi si va
a Venezia, a Creta, a Cipro, rappresentata nella mostra da
sette icone, una delle quali di dimensioni colossali –
è alta due metri - e in Catalogna. Ed ecco la metamorfosi
“occidentale” del Santo: dalle abbazie della Francia
medievale – sesta sezione – spuntano preziosissimi
oggetti in lamina d’oro, dal museo di arti decorative
di Vienna giunge un’enorme casula in seta e filo d’oro
del XIII secolo. E per la prima volta si riuniscono a Bari
tre elementi di un polittico tedesco rinascimentale smembrato
di Sebastian Dayg.
Lo storico dell’arte: "Non confondiamolo
con Babbo Natale"
Primo mito da sfatare: Babbo Natale non era San Nicola ma
il suo doppio mostruoso. Secondo: il fatto che fosse di pelle
scura è pura invenzione. È dal Tardo Medioevo
al Settecento che si affaccia, nel folclore, la figura di
San Nicola portatore di doni, in Germania, Francia, Belgio,
Olanda. In queste immagini delle prime messe in scena e mascherate
il santo appare accompagnato da una figura mostruosa e animalesca,
rivestita di pelliccia: è il suo servitore, proviene
dai boschi e mentre il suo padrone premia con i regali i bambini
buoni, lui li punisce con un fascio di verghe.
“Il vero antenato di Babbo Natale è lui –
chiarisce Bacci – e nel giro di poco tempo finisce per
rubare la scena al santo. Il suo nome è un derivato
di quello del suo padrone, ma mentre quello è solare,
mediterraneo, lui è una creatura legata al rigore invernale”.
In Russia è conosciuto anche come “nonno gelo”,
in Germania come “uomo di Natale”.
Ed è un disegnatore americano di origine tedesca,
Thomas Nast, nell’Ottocento, a lanciare “Santa
Klaus”: lui lo raffigura come una sorta di capitano
d’industria, con una squadra di elfi al suo servizio
che fuma la pipa o i sigari. Nel 1931 sarà la Coca
Cola a trasformarlo in testimonial per facilitarne la penetrazione
nei paesi freddi. Il resto lo ha fatto Andy Warhol.
E il colore scuro? “E’ una caratteristica tutta
barese – spiega Bacci – legata all’icona
serba della Basilica di San Nicola che, si riteneva, fosse
stata dipinta dal vivo. In realtà, una delle caratteristiche
delle icone serbe di quel periodo sono i passaggi di colore
utilizzati per realizzare i volti dei santi, come testimoniano
le tante madonne nere di quegli anni”.
Alberghi, gadget e itinerari turistici, per Bari
sarà l’occasione del secolo
Altri duecentomila visitatori, molti arriveranno da Russia,
Olanda, Belgio e Inghilterra grazie ai voli low cost
Esiste una via “nicolaiana” allo sviluppo turistico
di Bari? Se la risposta è si, questa è l’occasione
giusta per verificarlo. La mostra potrebbe portare in città
un flusso di visitatori da grandi eventi, ripetere, se non
moltiplicare, il boom conosciuto per esempio da Barletta con
la mostra su De Nittis. Ma aprirebbe anche prospettive nuove
per il futuro.
Già alcuni hotel del centro registrano in questi giorni
il tutto esaurito. Ospitano organizzatori e accompagnatori
delle opere in esibizione. Tra le vie del centro storico s’incontrano
per esempio due russe: sono arrivate per “custodire”
le icone prestate dai musei delle loro città. “Altri
nostri connazionali arriveranno nei prossimi giorni”,
spiega Galina Sidorochko. Ma è solo un assaggio. “Calcoliamo
che arriveranno tra i 150 mila e i 250 mila visitatori –
spiega Iole Siena, della società Arthemisia, che allestisce
la mostra – le prenotazioni raccolte con la nostra infoline
sono già centinaia. Le provenienze maggiori, prevediamo,
saranno russe, olandesi, belghe e inglesi”.
Questo grazie anche all’attività dei tour operator
che stanno abbinando soggiorno in Puglia, esposizione e offerte
low cost. “La mostra sarà utilizzata come scambio
promozionale per la Russia anche in vista dei nuovi voli che
partono proprio il giorno dell’inaugurazione della mostra”.
La compagnia Alpi Eagles, dal canto suo, conferma che le prenotazioni
per il volo Bari-Mosca ci sono e dovrebbero aumentare anche
nei prossimi giorni grazie a una campagna di promozione.
Tra le ricadute previste sul territorio, c’è
anche l’occasione di lavoro rappresentata dall’allestimento
per cinquanta giovani curatori. “Abbiamo previsto anche
una serie di itinerari per riscoprire i luoghi nicolaiani
nel resto della Puglia”, spiega Nicola Laforgia, assessore
alla Cultura del comune di Bari. Ai visitatori della mostra
saranno offerte guide e depliant che li accompagnino lungo
le città della costa o alla scoperta di piccole “chicche”
meno note dell’architettura sacra pugliese come la chiesa
di San Nicola dei Greci, ad Altamura.
La festa dotta della cultura, poi, s’intreccerà
con quella tradizionale, che prevede momenti civili (come
la fiaccolata della pace mattutina e l’ottava edizione
del Nicolino d’oro, prevista per stasera al Comune,
che vede tra i premiati Salvatore Cetola, il superstite della
tragedia dell’Atr che salvò sei passeggeri) e
momenti religiosi come la processione serale. Per questi appuntamenti
il Comune ha emesso un’ordinanza che istituisce divieti
di transito in varie parti della città, da piazza San
Nicola a tutte le altre vie interessate dalle manifestazioni
e dalla processione. Per tutti i giorni in cui sarà
allestita la mostra, invece, l’assessore alla polizia
municipale Nicola Martinelli ha predisposto controlli antiscippo
nelle vie del centro storico.
La mostra, inoltre, avrà come corollario una serie
di eventi, convegni e conferenze. Il primo si svolgerà
il 7 e sarà interamente dedicato al patrimonio monumentale
e artistico di Cipro, l’isola da cui proviene una buona
parte delle opere esposte e vedrà come ospiti i due
studiosi ciprioti Yannis Iliadis e Charis Chotzakoglou. Anche
i padri domenicani della Basilica di San Nicola hanno in animo
di organizzare convegni e conferenze di questo tipo.
Ma questo potrebbe essere solo un assaggio, il meglio potrebbe
arrivare in futuro. Giovedì, al Castello Svevo, Bari
e gli altri 22 comuni del programma integrato settoriale normanno
svevo angioino firmeranno la convenzione che prevede una serie
di interventi per la valorizzazione dei beni culturali della
terra di Bari. Tra questi c’è il museo nicolaiano,
per il quale sono previsti un milione e trecentomila euro.
Il comune sta per procedere alla gara d’appalto per
l’arredamento e l’impiantistica dei locali che
lo ospiteranno – quelli dell’ex museo storico
ristrutturato – il progetto esecutivo è già
pronto e i padri domenicani della Basilica hanno già
selezionato 70 pezzi del “tesoro nicolaiano”,
la raccolta di donazioni dei pellegrini accumulata nel corso
dei secoli.
Entro giugno del 2008 l’opera dovrà essere definitivamente
completata. Ma il vero business potrebbe nascere se accanto
alle attività legate al culto di San Nicola, si sfruttasse
anche la fama legata al suo “doppio” laico-consumistico,
Babbo Natale, per il quale c’è anche chi pensa
a un ipotetico museo. Qualcosa di simile al Saint Nicholas
center americano, un centro che raccoglie sia le icone legate
al santo di Myra presenti in tutto il mondo sia testimonianze
del “culto profano” del portatore di doni.
“Mi hanno proposto di organizzare un raduno di tutti
i Babbo Natale del mondo”, dice Padre Bova, rettore
della Basilica di San Nicola, che boccia l’idea –
“se poi qualcuno la vuole organizzare a latere, non
coinvolgendoci, lo faccia” – ma ne promuove un’altra.
“un incontro tra tutti i sindaci delle città
in cui il santo di Myra è venerato. Oggi ho ricevuto
una lettera da un sindaco di un paese dell’Est che suggerisce
quest’iniziativa.
Questa sì mi sembra una proposta seria”. In quest’ottica
il taumaturgo potrebbe “benedire” gemellaggi tra
città che si collocano nelle aree in cui si estende
il patronato: il mare, il Mediterraneo, l’Oriente. Quanto
alla mostra che apre domani, Bova dà un giudizio complesso:
“E’ la prima esposizione che documenta la diffusione
del culto a livello universale. Ma alimenta ancora la confusione
con Babbo Natale. Che non è la controfigura ma la “figura
contro” del santo. Poi, attenzione a non ridurre il
santo a immagine negandone l’esistenza, come hanno fatto
giornali cattolici: San Nicola è storicamente esistito
e il suo corpo è a Bari”.
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