Appello delle aziende: giustizia
rapida
di Marco Montrone
I tempi dei procedimenti
rallentano l'economia? Per avvocati e imprenditori del Mezzogiorno
la situazione è drammatica. La via extragiudiziale
indicata come unico rimedio possibile per velocizzare i tempi,
ma rimane il problema dei costi
(Bari) - La lentezza della giustizia nel fare il
suo corso quanto influisce sullo sviluppo economico del Sud
Italia? Secondo le email e i pareri inviati al sole 24 Ore
Sud da imprenditori e avvocati a seguito dell’inchiesta
dell’8 febbraio scorso, tantissimo. In alcuni casi in
maniera determinante. Anche se c’è chi ritiene
che i procedimenti extragiudiziali, quali arbitrati e conciliazioni,
permettano ormai di evitare le “sabbie mobili”
della giustizia italiana.
Non è di questo avviso Fabrizio Lombardo Pijola, avvocato
(socio dello studio associato “Lexjus”) e imprenditore
(presidente dell’emittente locale “Antenna Sud”)
di Bari, che parla di “situazione drammatica della giustizia
in italia e soprattutto al Sud”. “Il ritardo nei
processi civili e amministrativi è tale – spiega
– da disincentivare gli investimenti. Ci sono cause
da milioni di euro, ad esempio quelle nei confronti della
Pubblica Amministrazione, che vanno avanti da anni e anni.
Basti vedere i casi di Punta Perotti a Bari, della Sircom
a Taranto o dell’Ipercoop a Molfetta. E’ vero
– continua – che ormai non c’è contratto
senza clausola compromissoria, ma è pur vero che ci
sono cause che non possono essere affidate agli arbitri”.
Un’analisi condivisa anche dall’avvocato Maurizio
d’Albora, a capo dello Studio Carnelutti di Napoli,
per il quale proprio nel capoluogo campano, gli effetti della
giustizia-lumaca amplificano la congiuntura negativa che contraddistingue
l’economia locale. Un rimedio d’Albora lo suggerisce:
“Sarebbe oppurtuno” – spiega – che
i giudici ricoressero maggiormente ai provvedimenti di urgenza,
che accorcerebbero i tempi dei procedimenti. Gli arbitrati?
Aiutano, ma i costi sono alti: non rappresentano un problema
per le grandi aziende. Ma il Sud è animato da un reticolo
di Pmi”.
Per il presidente di Confindustria Puglia, Gianni Mongelli
“un tentativo extragiudiziale in prima battuta comunque
si fa sempre. Sono sempre più gli imprenditori che
cercano di evitare di “entrare” in Tribunale,
per non rischiare di rimanere anni. La giustizia – scrive
Mongelli – è il punto debole di questo Paese.
E’ vero che per il processo amministrativo sono stati
effettuati grazie alla nuova disciplina alcuni miglioramenti
nella fase cautelare, ma per tutto il resto e parlo soprattutto
di recupero crediti, morosità, rivalsa e di tutto ciò
che riguarda il fallimento, i tempi rimangono lunghissimi”.
Secondo Ferdinando Spallitta, dello studio associato “Gattuccio
Spallita” di Palermo, “ci sono imprese che non
sarebbero fallite se i Tribunali avessero permesso loro di
recuperare crediti di grossa portata”.
Per quanto riguarda gli arbitrati, Spallitta afferma che “gli
imprenditori quando sono a conoscenza di questi strumenti
li utilizzano. Arbitrati e conciliazioni si stanno diffondendo,
c’è da dire però che rimangono ancora
molto costosi, anche se a mio parere vale sempre la pena tentare
la via extragiudiziale”. Ma quanto costano le conciliazioni?
“A seconda del “valore” del contenzioso
dai 38 ai 5 mila euro, considerando che per cifre ancora più
alte c’è una percentuale aggiuntiva dello 0,5%”.
La risposta è di Claudio Carone, avvocato e conciliatore
e mediatore della camera arbitrale della Camera di Commerciodi
Bari, che conferma come il “il ricorso alle conciliazioni
è sempre più frequente”. Ma c’è
una cultura dell’extragiudiziale? Secondo Carone “è
diffusa maggiormente al Nord, ma anche al Sud gli avvocati
dei grossi studi associati vengono ormai chiamati, più
che per difendere le imprese, per aiutarle nell’evitare
le controversie. La loro attività è sempre più
di consulenza e sempre meno di “cura”.
Ma è vero che, come afferma Lombardo Pijola, “sulla
lentezza della giustizia ci sono avvocati che ci marciano”?
Per Spallitta “questo poteva essere vero fino agli anni
’70 o ’80. Gli avvocati scadenti effettivamente
puntavano sulla lunghezza del processo. Ma ora non è
più così, visto che non è più
possibile chiedere rinvii inutili. A quel punto agli avvocati
non conviene prolungare i tempi, visto che percepiscono la
parcella solo alla fine del processo”.
A proposito di comportamenti sleali, per Pippo Puglisi, presidente
Confindustria Messina, la lentezza della giustizia “favorisce
chi su queste situazioni ci specula, gli imprenditori che
vanno avanti furbescamente, coloro che vivono intorno ai ritardi
dei Tribunali. Viceversa – dice Puglisi – svilisce
la voglia di chi ambisce a fare impresa seriamente”.
Riguardo i miglioramenti nel processo amministrativo, Puglisi
ammette che “c’è stato un leggero miglioramento,
ma permane comunque un problema di “qualità”:
troppo spesso i Tar danno pareri diversi per uno stesso argomento,
creando confusione”.
Giovanni Romano
"In media le sentenze sono attese
dieci anni"
Giovanni Romano, avvocato di Benevento, si occupa a tempo
pieno dei procedimenti di equa riparazione da lunga durata
dei processi, secondo ciò che dispone la legge Pinto
n.89/01. Ha fatto condannare diverse volte lo stato italiano
a risarcire imputati che avevano aspettato per una sentenza
più dei quattro mesi previsti dalla legge. In Italia,
secondo dati del ministero della Giustizia, la lunghezza media
dei processi si aggira intorno ai mille giorni. Ma scherziamo,
magari fosse così per davvero. I dati del ministero
comprendono anche i procedimenti camerali, per loro stessa
natura molto brevi. Escludendo questo tipo di processi, la
media si allunga per lo meno ai 10 anni prima di ascoltare
una sentenza. E si sta parlando di centinaia di migliaia processi
pendenti.
Quanto questa disfunzione della giustizia incide sull’andamento
delle attività economiche nel mezzogiorno?
Faccio solo un esempio, che riguarda il fallimento di un’impresa
di Benevento impegnata in una causa (Delli Carri, contro Sabatini)
da ben 32 anni. È tutto nato con un semplice procedimento
cautelare che riguardava un impianto da 6 miliardi e mezzo
di lire. E oggi a tanti anni di distanza, la giustizia non
è ancora riuscita a pronunciarsi in merito in maniera
definitiva. Pensa al danno economico per gli imputati? Difficile
anche farne una stima realistica. L’Italia è
stata più volte “bacchettata” dal consiglio
d’Europa. Non solo, perfino il papa Giovanni Paolo II
in un’enciclica di qualche tempo fa chiese all’Italia
di rendere più “umani” i processi italiani.
Ma se ci sono cause, oggi, la cui prosecuzione è fissata
nel 2008, è difficile pensare come si possa risolvere
questo problema, che ha assunto contorni paradossali.
Sono sempre più gli imprenditori che affermano cercare
sempre una soluzione extragiudiziale alle controversie.
È vero, ma in Italia manca la cultura arbitrale,
che ha soprattutto costi ancora troppo elevati. Il ricorso
all’arbitrato può essere utile per i grossi contenziosi,
ma per i contenziosi che valgono qualche migliaio di euro,
nessun avvocato consiglierebbe al proprio cliente di rivolgersi
a un arbitro e spendere una cifra vicina a quella oggetto
del contendere.
La legge Pinto può servire da stimolo alla
giustizia?
Certo, nel momento in cui la giustizia italiana fosse costretta
a pagare per la propria lentezza, credo che si cercherebbero
subito le soluzioni (e i fondi) per renderla più veloce.
Giancarlo Di Paola
"L’arbitrato è l’antidoto
all’incertezza dei processi"
Giancarlo Di Paola, amministratore delegato della Svimservice,
società barese di servizi informatici, è uno
dei fautori del procedimento extragiudiziale che, anche
se a costi elevati, permette all’imprenditore di evitare
i tempi lunghi della giustizia ordinaria.
Quanto costa agli imprenditori la lentezza della
giustizia?
Tanto, ma ormai l’imprenditore ha capito di non poter
far affidamento sui Tribunali, soprattutto qui nel Mezzogiorno,
e si rivolge ad arbitri e conciliatori o ricerca metodi
alternativi, di prevenzione delle controversie. Ormai gli
uffici legali non lavorano più per rappresentare
al meglio le imprese nei processi, ma si sforzano di trovare
il modo per evitare di arrivare ad una soluzione processuale.
Io stesso dirigo alcuni master per giuristi d’impresa,
tutti orientati in questo senso.
Non c’è nessuno che preferisce ancora
rivolgersi ai tribunali?
Sì, quelli che vogliono trovare scuse e giustificazioni.
La giustizia è considerata oramai come un alibi:
se vinco sono contento, se perdo dico che i giudici erano
di parte. Vorrei sapere perché ci sono alcune cause,
come quelle di lavoro, nelle quali si riesce sempre a trovare
un accordo, evitando l’attesa e la pronuncia della
sentenza e perché invece per altri contenziosi, anche
più importanti, questo non può essere possibile.
È chiaro che fin quando resterà chi, come
la Pubblica Amministrazione, non fa niente per accelerare
i tempi e i modi della risoluzione della controversia, i
problemi rimarranno immutati.
Gli arbitrati non costano troppo?
Il costo degli arbitrati è inferiore al costo dell’incertezza.
Si potrebbe adeguare alla giustizia una celebre frase che
riguarda ilmondo della formazione: “se pensi che la
giustizia abbia un costo, prova l’ingiustizia”.
Più concretamente, se un’udienza viene indetta
a un anno e mezzo di tempo dal momento in cui sorge la controversia,
si stravolge tutta la vita dell’impresa: che ne soio
di quello che sarà la mia azienda, in termini di
mercato, l’anno prossimo?
Questo vale anche per i piccoli contenziosi?
Per i piccoli contenziosi ci sono le conciliazioni e le
mediazioni della Camera arbitrale della Camera di commercio,
che funzionano molto bene, anche se in questi casi i convenuti
sono più o meno già d’accordo tra loro
e devono solo ”limare” alcuni aspetti. Ma è
comunque, lo ri-sottolineo, un modo per evitare i Tribunali.
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