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  15 dicembre 2006


“Bariphotocamera”


Dal concorso alla mostra

S’intitola “Il sole nelle mani” la mostra di 250 fotografie di 50 autori che si apre (oggi) a Bari per celebrare il lavoro, le attività produttive, della città e della sua provincia. Era questo il tema del concorso internazionale indetto dalla Camera di Commercio, al quale hanno partecipato ben 150 fotografi. La sua sintesi poetica sta nel titolo della rassegna, assunto dalla serie di immagini proposte da uno dei due vincitori, Mario Cresci. Il sole nelle mani, per dire di una “luce mediterranea” capace di coniugare in un volto umano lavoro, economia e cultura.

Come si sa, il primo e unico premio di 20 mila euro è stato diviso fra il celebre artista genovese che opera e insegna fra Bergamo e Milano – e molto ha legato della sua storia al Sud negli anni vissuti fra Matera e Bari - e Francesco Cito, fotoreporter napoletano impegnato su tutti i fronti di crisi del mondo (mafia compresa). Di solito gli ex-aequo sono frutto di difficili scelte o diplomatici equilibri nelle giurie. In questo caso la decisione rispetta le due grandi grandi anime della fotografia italiana: da una parte la scelta linguistica di ordine concettuale, dall’altra la tradizione dell’inchiesta, del realismo sociale.

Così l’Istituto Agronomico Mediterraneo nella interpretazione di Cresci si offre in fantasmi fermati in colore di luce piena, quasi abbacinata, mentre la vita dei pescatori di Molfetta colta da Cito si dispiega nella narrazione plastica del bianco e nero. Nel contempo si rivelano due poli dell’economia del territorio. I ricercatori dell’Agronomico in camici e guanti bianchi da scienziati atomici o suore di un ordine spaziale, le serre riprese nella loro grafica trasparente quasi da chiesa o laboratorio, dicono di una concezione avanzata dell’agricoltura come ricerca e come tecnologia mentale. Mentre le avventure sulla barca in mare aperto, il rapporto col pescato, i riti a terra, ripetono sudore e sensi di una antica e sofferta cultura materiale.

Questa dicotomia di fondo si ritrova, ma con più sfrangiate diramazioni e diversioni, nelle opere degli altri dieci autori (anzi 11: uno dei lavori è stato presentato in coppia) “segnalati” dalla giuria. Il che vuol dire che una loro immagine a testa (più due dei vincitori) andrà a comporre i 12 fogli del calendario 2007 che sarà edito dalla Camera di Commercio. In una agenda invece saranno pubblicate 50 foto, una per ciascuno dei nomi selezionati dal direttore artistico Cosmo Laera per la mostra e il catalogo (edito da Motta).

Variegato è il panorama, dicevo, che si dispiega senza retorica. Allucinazioni appaiono nella lettura visionaria che Massimo Siragusa ha dato del porto di Bari, con approdi di traghetti come navi fantasma e fughe candide di container. Mentre si addensano ombre di inchiostro e si coagulano corposi bianchi nei trulli della Murgia in cui Carmelo Buongiorno ha visto vibrare le “forme del latte” (sto citando fotografi di alto blasone, che avrebbero potuto contendere il premio a Cresci e Cito).

Ci sono poi sguardi ironici e affettuosi su una realtà sociale colta nella quotidianità. La coppia di ragazzi sorpresa da Gianni Cataldi a baciarsi nella libreria Feltrinelli, un po’ come il bacio immortalato da Doisneau davanti alla Ville de Paris. La Fiera del Levante sintetizzata (e smitizzata) da Francesco Giusti nell’assemblaggio Kitsch di statue di gesso – compreso l’immancabile Padre Pio – attorno alla fontana che richiama la sosta dei visitatori del weekend. La nascita di nuova vita assistita dal protendersi di mani premurose in una clinica ostetrica (Enrico Bossan).

L’Epos del lavoro è celebrato da Stefano Di Marco negli eroi individuali della BlockShaft di Monopoli , o nei gruppi di lavoranti del vetro in posa davanti al banco ottico, con una punta di straniamento, da Donato Del Giudice. Più che stranianti, misteriose, sospese in atmosfera quasi magica, sono le ministorie di lavoro suggerite da Ranak Fazel, iraniano trapiantato via New York a Milano. Puntano sulla apparizione solitaria delle architetture e degli spazi vuoti le foto scattate dalla coppia Claudio Sabatino-Simona Ongarelli ai margini della città, mentre Claudio Gobbi interroga gli interni silenziosi degli uffici di Laterza.

Il massimo di distacco dal pretesto narrativo è offerto dalle immagini elaborate in digitale da Cristina Bari; apparizioni di donne in varie vesti e fogge in un campo di grano, in aere notturno. Si allineano la donna di casa e la donna in carriera, la donna delle pulizie e la donna d’armi, quasi figurine di Epinal, fra ironia e sogno, in una sorta di tempo mitico.
Cristina, Cataldi, Di Marco, Del Giudice, sono i pugliesi fra gli undici finalisti. Parecchi altri – una ventina – figurano nella rosa dei cinquanta in mostra.

Può apparire una proporzione, come dire, geopolitica. Ma è normale che un concorso bandito a Bari abbia richiamato più operatori del territorio. Conta che le selezioni abbiano rispettato criteri di qualità. Del resto non da ora abbiamo segnalato la maturazione di una articolata cultura dell’immagine nella regione. Ce ne sono esempi significativi, anche a diversi livelli generazionali: dai cinquantenni come Vovlas, Ciannamea, Gernone, Quaranta, a scalare dai fratelli Tartaglione ad Alessandro Cirillo, Carmela Lovero, sino alla più giovane Valentina Vetturi.

Mi sono meno noti Cera, Fasano, Meledandri, Minerva, Notaristefano. Senza dire dei pugliesi emigrati al Nord – Calò, Cavallo, Forcella – e dei lucani Maino, Genovese. A mostra aperta, il loro contributo all’impresa dovrebbe ben risaltare. Così come altre partecipazioni potranno essere lette meglio. Mi intrigano, per esempio, le reti di pescatori accumulate a mo’ di arte povera di Pier Francesco Gnot, i sacchi di Simone Maestra, i macchinari del gruppo Falta Uno, le architetture spettrali di Fulvio Bortolazzo, le geometrie in controluce dell’aeroporto visto da Francesco Cianciotta, i turisti che Angiola Maria Antuono fa sparire dietro vetri del porto.

Un “affresco a molte mani”, lo definisce in catalogo Giovanna Calvenzi. L’importante è che dalla iniziativa, ideata e coordinata con passione e intelligenza da Chicca Maralfa, fatta propria e promossa dalla Camera di Commercio, sostenuta dagli enti locali, emerga “il senso di appartenenza e lo stupore della scoperta”. E' questa la scommessa culturale del Sud.


Il sole nelle mani. Così il lavoro ha il suo scatto

Oggi la premiazione

Viene inaugurata oggi a Bari, nella sala Murat (ore 17.30), la mostra fotografica “Il sole nelle mani – BariphotoCamera – Uno scatto per l’economia” promossa dalla Camera di Commercio col patrocinio della Regione Puglia. Interverrà il vice presidente del Consiglio Massimo D’Alema. La mostra – che presenta una selezione di 250 opere di 50 fra gli autori che hanno partecipato al concorso indetto dall’Ente camerale – resterà aperta sino al 13 gennaio 2007. Prima della mostra, alle ore 16, si procederà alla cerimonia di premiazione dei due vincitori del concorso: Francesco Cito e Mario Cresci.

Orari: dal martedì alla domenica 10-13 e 17-21. Ingresso libero. Info: tel. 080 2174405. sito: www.bariphotocamera.it