“Bariphotocamera”
Dal concorso alla mostra
S’intitola “Il sole nelle mani” la mostra
di 250 fotografie di 50 autori che si apre (oggi) a Bari per
celebrare il lavoro, le attività produttive, della
città e della sua provincia. Era questo il tema del
concorso internazionale indetto dalla Camera di Commercio,
al quale hanno partecipato ben 150 fotografi. La sua sintesi
poetica sta nel titolo della rassegna, assunto dalla serie
di immagini proposte da uno dei due vincitori, Mario Cresci.
Il sole nelle mani, per dire di una “luce mediterranea”
capace di coniugare in un volto umano lavoro, economia e cultura.
Come si sa, il primo e unico premio di 20 mila euro è
stato diviso fra il celebre artista genovese che opera e insegna
fra Bergamo e Milano – e molto ha legato della sua storia
al Sud negli anni vissuti fra Matera e Bari - e Francesco
Cito, fotoreporter napoletano impegnato su tutti i fronti
di crisi del mondo (mafia compresa). Di solito gli ex-aequo
sono frutto di difficili scelte o diplomatici equilibri nelle
giurie. In questo caso la decisione rispetta le due grandi
grandi anime della fotografia italiana: da una parte la scelta
linguistica di ordine concettuale, dall’altra la tradizione
dell’inchiesta, del realismo sociale.
Così l’Istituto Agronomico Mediterraneo nella
interpretazione di Cresci si offre in fantasmi fermati in
colore di luce piena, quasi abbacinata, mentre la vita dei
pescatori di Molfetta colta da Cito si dispiega nella narrazione
plastica del bianco e nero. Nel contempo si rivelano due poli
dell’economia del territorio. I ricercatori dell’Agronomico
in camici e guanti bianchi da scienziati atomici o suore di
un ordine spaziale, le serre riprese nella loro grafica trasparente
quasi da chiesa o laboratorio, dicono di una concezione avanzata
dell’agricoltura come ricerca e come tecnologia mentale.
Mentre le avventure sulla barca in mare aperto, il rapporto
col pescato, i riti a terra, ripetono sudore e sensi di una
antica e sofferta cultura materiale.
Questa dicotomia di fondo si ritrova, ma con più sfrangiate
diramazioni e diversioni, nelle opere degli altri dieci autori
(anzi 11: uno dei lavori è stato presentato in coppia)
“segnalati” dalla giuria. Il che vuol dire che
una loro immagine a testa (più due dei vincitori) andrà
a comporre i 12 fogli del calendario 2007 che sarà
edito dalla Camera di Commercio. In una agenda invece saranno
pubblicate 50 foto, una per ciascuno dei nomi selezionati
dal direttore artistico Cosmo Laera per la mostra e il catalogo
(edito da Motta).
Variegato è il panorama, dicevo, che si dispiega senza
retorica. Allucinazioni appaiono nella lettura visionaria
che Massimo Siragusa ha dato del porto di Bari, con approdi
di traghetti come navi fantasma e fughe candide di container.
Mentre si addensano ombre di inchiostro e si coagulano corposi
bianchi nei trulli della Murgia in cui Carmelo Buongiorno
ha visto vibrare le “forme del latte” (sto citando
fotografi di alto blasone, che avrebbero potuto contendere
il premio a Cresci e Cito).
Ci sono poi sguardi ironici e affettuosi su una realtà
sociale colta nella quotidianità. La coppia di ragazzi
sorpresa da Gianni Cataldi a baciarsi nella libreria Feltrinelli,
un po’ come il bacio immortalato da Doisneau davanti
alla Ville de Paris. La Fiera del Levante sintetizzata (e
smitizzata) da Francesco Giusti nell’assemblaggio Kitsch
di statue di gesso – compreso l’immancabile Padre
Pio – attorno alla fontana che richiama la sosta dei
visitatori del weekend. La nascita di nuova vita assistita
dal protendersi di mani premurose in una clinica ostetrica
(Enrico Bossan).
L’Epos del lavoro è celebrato da Stefano Di Marco
negli eroi individuali della BlockShaft di Monopoli , o nei
gruppi di lavoranti del vetro in posa davanti al banco ottico,
con una punta di straniamento, da Donato Del Giudice. Più
che stranianti, misteriose, sospese in atmosfera quasi magica,
sono le ministorie di lavoro suggerite da Ranak Fazel, iraniano
trapiantato via New York a Milano. Puntano sulla apparizione
solitaria delle architetture e degli spazi vuoti le foto scattate
dalla coppia Claudio Sabatino-Simona Ongarelli ai margini
della città, mentre Claudio Gobbi interroga gli interni
silenziosi degli uffici di Laterza.
Il massimo di distacco dal pretesto narrativo è offerto
dalle immagini elaborate in digitale da Cristina Bari; apparizioni
di donne in varie vesti e fogge in un campo di grano, in aere
notturno. Si allineano la donna di casa e la donna in carriera,
la donna delle pulizie e la donna d’armi, quasi figurine
di Epinal, fra ironia e sogno, in una sorta di tempo mitico.
Cristina, Cataldi, Di Marco, Del Giudice, sono i pugliesi
fra gli undici finalisti. Parecchi altri – una ventina
– figurano nella rosa dei cinquanta in mostra.
Può apparire una proporzione, come dire, geopolitica.
Ma è normale che un concorso bandito a Bari abbia richiamato
più operatori del territorio. Conta che le selezioni
abbiano rispettato criteri di qualità. Del resto non
da ora abbiamo segnalato la maturazione di una articolata
cultura dell’immagine nella regione. Ce ne sono esempi
significativi, anche a diversi livelli generazionali: dai
cinquantenni come Vovlas, Ciannamea, Gernone, Quaranta, a
scalare dai fratelli Tartaglione ad Alessandro Cirillo, Carmela
Lovero, sino alla più giovane Valentina Vetturi.
Mi sono meno noti Cera, Fasano, Meledandri, Minerva, Notaristefano.
Senza dire dei pugliesi emigrati al Nord – Calò,
Cavallo, Forcella – e dei lucani Maino, Genovese. A
mostra aperta, il loro contributo all’impresa dovrebbe
ben risaltare. Così come altre partecipazioni potranno
essere lette meglio. Mi intrigano, per esempio, le reti di
pescatori accumulate a mo’ di arte povera di Pier Francesco
Gnot, i sacchi di Simone Maestra, i macchinari del gruppo
Falta Uno, le architetture spettrali di Fulvio Bortolazzo,
le geometrie in controluce dell’aeroporto visto da Francesco
Cianciotta, i turisti che Angiola Maria Antuono fa sparire
dietro vetri del porto.
Un “affresco a molte mani”, lo definisce in catalogo
Giovanna Calvenzi. L’importante è che dalla iniziativa,
ideata e coordinata con passione e intelligenza da Chicca
Maralfa, fatta propria e promossa dalla Camera di Commercio,
sostenuta dagli enti locali, emerga “il senso di appartenenza
e lo stupore della scoperta”. E' questa la scommessa
culturale del Sud.
Il sole nelle mani. Così il lavoro ha il
suo scatto
Oggi la premiazione
Viene inaugurata oggi a Bari, nella sala Murat (ore 17.30),
la mostra fotografica “Il sole nelle mani – BariphotoCamera
– Uno scatto per l’economia” promossa dalla
Camera di Commercio col patrocinio della Regione Puglia. Interverrà
il vice presidente del Consiglio Massimo D’Alema. La
mostra – che presenta una selezione di 250 opere di
50 fra gli autori che hanno partecipato al concorso indetto
dall’Ente camerale – resterà aperta sino
al 13 gennaio 2007. Prima della mostra, alle ore 16, si procederà
alla cerimonia di premiazione dei due vincitori del concorso:
Francesco Cito e Mario Cresci.
Orari: dal martedì alla domenica 10-13 e 17-21. Ingresso
libero. Info: tel. 080 2174405. sito: www.bariphotocamera.it
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