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  17 novembre 2006


Da Beato Angelico a Andy Warhol, San Nicola in centoventi capolavori

di Emanuela Angiuli


San Nicola. Splendori d’arte d’Oriente e d’Occidente nasce a Bari, fra le mura del suo Castello, immobile sulle rive del mare da dove l’orizzonte si allarga, per chi guarda dalle torri, sulla distesa delle acque che portano verso Oriente. Se n’è parlato ieri nelle sale austere del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, alla presenza delle maggiori autorità che hanno contribuito alla realizzazione della mostra.

La più grande mostra mai immaginata, capace di raccontare, attraverso l’arte, il viaggio biografico di un santo multietnico la cui presenza si rintraccia fin nei confini più sperduti, non solo nelle pieghe della devozione, ma nella luce dei segni lasciati, luccichio di ori d’oriente, bellezza di forme nella cultura occidentale. Una novità che sorprende come sorprende quel Sud ritenuto secondario nella produzione di eventi che al fascino della bellezza aggiungono profondità di indagine scientifica.

Eppure chi attraversa il Mezzogiorno si accorge degli orizzonti in continua mutazione non soltanto per effetti di luci ma, soprattutto, per la spinta delle passioni, come nelle parole di Eduardo Galeano “Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non lo raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare”. Può allora una mostra essere ascritta nel cerchio dell’utopia? E se questa magica parola che vuol dire in origine “nessun luogo” fosse la stessa che servì a Thomas Moore per definire una società ideale, quale strada apre San Nicola, con gli splendori d’arte giunti da ogni parte del mondo, alla città che lo ha eletto a simbolo della propria identità?

Troppo spesso – si dice – le grandi mostre finiscono per sottostare alle leggi del consumo, dimenticando che sono proprio quelle le occasioni in cui l’oggetto d’arte si riappropria delle capacità simboliche. E mai come in questa circostanza Bari dovrebbe riaprire le porte al mondo assumendo le parole dell’arte che il suo Santo ha ispirato, di chiesa in chiesa, di museo in museo, ovunque trasportato, accumulando i tesori della memoria, la cui protettrice, Mnemosine, madre delle Muse, mise all’origine della civiltà.

In fondo ciò che la lunga peregrinazione di San Nicola nel mondo ha significato, sta proprio in una sorta di città ideale dove sia chi vive ed opera, sia chi vi giunge, trovi, accanto al luogo religioso del culto, quello delle arti e della cultura che ancora oggi porta il nome di Museo, dal figlio di Orfeo, il luogo delle Muse, probabilmente segretamente amate da San Nicola, se è stato capace, il santo di Bari, di tentare mille avventure d’arte, di leggende, di racconti, di storie, in una metamorfosi di figure emblematiche dei sogni visionari apparsi nell’immaginario di artisti sparsi in tutti i continenti.

Presentando la mostra, si è sottolineato da più parti che la Puglia è terra di ininterrotte confluenze, di incontri di popoli e culture, paese che porta in sé le virtù dell’accoglienza, delle diversità, quella che oggi ha preso il nome di multiculturalità. San Nicola lo aveva capito già mettendo piede sulla riva barese, dove spalancò il vero grande miracolo, quello di fare arrivare il mondo intero. Fra pochi giorni, proprio in quello dedicato alla liturgia del nome, dalle stanze del Castello si aprirà una sorta di tempio in cui, simile a un grande libro, i baresi sfoglieranno sulle tele dipinte, negli avori, sulle tavole dorate, il lungo racconto dai mille volti della vita del loro santo. Sarà un riconoscersi nelle virtù taumaturgiche dell’arte? San Nicola attende una risposta dalla sua città.