Da Beato Angelico a Andy
Warhol, San Nicola in centoventi capolavori
di Emanuela Angiuli
San Nicola. Splendori
d’arte d’Oriente e d’Occidente nasce a Bari,
fra le mura del suo Castello, immobile sulle rive del mare
da dove l’orizzonte si allarga, per chi guarda dalle
torri, sulla distesa delle acque che portano verso Oriente.
Se n’è parlato ieri nelle sale austere del Ministero
per i Beni e le Attività Culturali, alla presenza delle
maggiori autorità che hanno contribuito alla realizzazione
della mostra.
La più grande
mostra mai immaginata, capace di raccontare, attraverso l’arte,
il viaggio biografico di un santo multietnico la cui presenza
si rintraccia fin nei confini più sperduti, non solo
nelle pieghe della devozione, ma nella luce dei segni lasciati,
luccichio di ori d’oriente, bellezza di forme nella
cultura occidentale. Una novità che sorprende come
sorprende quel Sud ritenuto secondario nella produzione di
eventi che al fascino della bellezza aggiungono profondità
di indagine scientifica.
Eppure chi attraversa il Mezzogiorno si accorge degli orizzonti
in continua mutazione non soltanto per effetti di luci ma,
soprattutto, per la spinta delle passioni, come nelle parole
di Eduardo Galeano “Cammino per dieci passi e l’orizzonte
si sposta dieci passi più in là. Per quanto
io cammini, non lo raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia?
Serve proprio a questo: a camminare”. Può allora
una mostra essere ascritta nel cerchio dell’utopia?
E se questa magica parola che vuol dire in origine “nessun
luogo” fosse la stessa che servì a Thomas Moore
per definire una società ideale, quale strada apre
San Nicola, con gli splendori d’arte giunti da ogni
parte del mondo, alla città che lo ha eletto a simbolo
della propria identità?
Troppo spesso – si dice – le grandi mostre finiscono
per sottostare alle leggi del consumo, dimenticando che sono
proprio quelle le occasioni in cui l’oggetto d’arte
si riappropria delle capacità simboliche. E mai come
in questa circostanza Bari dovrebbe riaprire le porte al mondo
assumendo le parole dell’arte che il suo Santo ha ispirato,
di chiesa in chiesa, di museo in museo, ovunque trasportato,
accumulando i tesori della memoria, la cui protettrice, Mnemosine,
madre delle Muse, mise all’origine della civiltà.
In fondo ciò che la lunga peregrinazione di San Nicola
nel mondo ha significato, sta proprio in una sorta di città
ideale dove sia chi vive ed opera, sia chi vi giunge, trovi,
accanto al luogo religioso del culto, quello delle arti e
della cultura che ancora oggi porta il nome di Museo, dal
figlio di Orfeo, il luogo delle Muse, probabilmente segretamente
amate da San Nicola, se è stato capace, il santo di
Bari, di tentare mille avventure d’arte, di leggende,
di racconti, di storie, in una metamorfosi di figure emblematiche
dei sogni visionari apparsi nell’immaginario di artisti
sparsi in tutti i continenti.
Presentando la mostra, si è sottolineato da più
parti che la Puglia è terra di ininterrotte confluenze,
di incontri di popoli e culture, paese che porta in sé
le virtù dell’accoglienza, delle diversità,
quella che oggi ha preso il nome di multiculturalità.
San Nicola lo aveva capito già mettendo piede sulla
riva barese, dove spalancò il vero grande miracolo,
quello di fare arrivare il mondo intero. Fra pochi giorni,
proprio in quello dedicato alla liturgia del nome, dalle stanze
del Castello si aprirà una sorta di tempio in cui,
simile a un grande libro, i baresi sfoglieranno sulle tele
dipinte, negli avori, sulle tavole dorate, il lungo racconto
dai mille volti della vita del loro santo. Sarà un
riconoscersi nelle virtù taumaturgiche dell’arte?
San Nicola attende una risposta dalla sua città.
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