Nicola, il santo delle aperture
di Rosanna Lampugnani
Presentata a Roma la
grande mostra barese dedicata al vescovo di Myra - Dal 6 dicembre,
nelle sale del Castello di Bari, opere d’ogni eopoca
e provenienza. Che andranno poi in giro per il mondo
(Roma) - San
Nicola, il più cosmopolita e il più laico. Le
chiese intitolate al protettore dei marinai e degli avvocati,
dei bambini e delle prostitute, si trovano a Lisbona e a Rimini,
a Buenos Aires – dove la prima volta fu innalzata la
bandiera dell’Argentina finalmente indipendente –
e a Mosca, a Berlino (è l’edificio più
antico della città) e, naturalmente a Bari. E al santo,
anche se gli ultimi studi lo negano, si fa riferimento per
raccontare la nascita del mito di Babbo Natale, tanto è
vero che nel nord Europa i doni i bambini li ricevono il 6
dicembre. Che è anche il giorno in cui nel castello
svevo del capoluogo pugliese si aprirà la straordinaria
mostra presentata ieri a Roma al ministero dei Beni culturali
e che chiuderà i battenti il 7 maggio, data di inizio
dei festeggiamenti per il santo “più multiculturale
che si possa immaginare”, come lo ha definito la sottosegretaria
Danielle Mazzonis.
Finalmente sono riusciti il sindaco Michele Emiliano e il
presidente della Regione Nichi Vendola a far diventare San
Nicola non più oggetto di attenzioni dal sapore provinciale
e un po’ pagano, ma un evento di straordinaria portata
culturale e iconografica. Perché non solo saranno in
mostra reperti preziosi, alcuni dei quali per la prima volta
esposti al grande pubblico, come le icone provenienti dal
monastero di Santa Caterina sul monte Sinai, peraltro le più
antiche rappresentazioni pittoriche; ma anche perché
la rassegna è la più completa mai realizzata
e perché intorno sono stati costruiti altri eventi
come una sezione dedicata ai bambini, cui sarà insegnata
l’arte della pittura. “Per me è un sogno
che si realizza”, ha detto Vendola nel corso della conferenza
stampa di presentazione dell’evento; “Per la prima
volta la biografia di un santo venerato ad est e a ovest raggiungerà
tutto il mondo. Stiamo scommettendo tutto sul fatto che la
Puglia possa uscire da un confine regionalistico perché
rappresenta un raccordo tra l’Europa, il sud dell’Italia,
il Mediterraneo e si proietta verso il mondo senza che l’identità
rappresenti una chiusura, un catenaccio, ma al contrario l’apertura
verso gli altri”. E come potrebbe essere altrimenti
se San Nicola protegge prostitute e ragazze da marito, senza
distinzione alcuna, ma con somma laica attenzione?
Sono centoventi i capolavori esposti per illustrare una figura
che – ha spiegato il curatore della mostra Michele Baccio,
docente all’università di Siena – “trascende
una singola cultura”. Sono stati scelti da un comitato
di esperti americani, russi, inglesi, turchi, greci e organizzati
in sette sezioni. Si potranno quindi ammirare capolavori di
Beato angelico e di Lorenzo Lotto, di Andrea Orcagna e Bartolomeo
Vivarini, di Jean Steen fino a Andy Warhol, di cui è
esposta un’incisione su polvere di diamante del 1981,
intitolata Santa Klaus. Ma accanto ai dipinti ci saranno icone,
avori, girelli bizantini, sculture e oggetti unici come la
“casula” duecentesca che arriva dal viennese Museum
fur angwandte Kunst.
Costata un milione e settecentomila euro, la mostra è
stata realizzata grazie al contributo della Fondazione Antonveneta
e alla produzione di Arthemisia che hanno affiancato la Regione,
la Provincia e il Comune di Bari, promotori dell’iniziativa.
Che, hanno aggiunto Vendola ed Emiliano, diventerà
itinerante. E mentre partono i collegamenti aerei tra Bari
e Mosca – San Nicola è il patrono della Russia
– è possibile che l’esposizione raggiunga
infine anche gli Stati Uniti, dove è fortissimo il
mito del vecchio dalla barba bianca e dove la chiesetta dedicata
al santo, che era sotto le torri gemelle, è stata ricostruita
grazie al contributo dei baresi. Insomma, un racconto culturale,
religioso e immaginifico iniziato quindi secoli fa finalmente
si svela al grande pubblico.
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