Innovazione tecnologica:
due regioni a confronto
di Angela Delle Foglie
Lo sviluppo dell'Ict
componente essenziale per la crescita del tessuto produttivo
(Bari) -
Il mondo cambia sotto i nostri occhi. Cambia grazie alle tecnologie
dell'informazione e della comunicazione che a loro volta si
trasformano e si evolvono sempre più velocemente anche
per via delle sollecitazioni prodotte dai cambiamenti sociali
che le stesse innovazioni tecnologiche hanno indotto.
Solo dieci anni fa il telefono fisso era ancora “la
tua voce” e via cavo viaggiava la gran parte dei rapporti
interpersonali. Poi è arrivato il cellulare ed è
stata rivoluzione. Una rivoluzione che ha stravolto tutte
le regole del gioco, cancellando i monopoli sul mercato della
telefonia e reimpostando anche le norme comuni di comportamento.
A colpi di squilli, sms, mms abbiamo modificato il nostro
modus vivendi e creato stili nuovi di comunicazione e di lavoro.
Per non parlare di Internet, che tra e-mail, e-learning, e-buy,
e-government, ha dimostrato come si possano cancellare in
un click tempo e spazio e come in un soffio si possa mandare
in soffitta anche il vecchio telefono fisso. Beppe Grillo
docet.
Ma in questa staffetta senza respiro, la Puglia che fa? Quale
contributo ha dato e continua a dare al processo inarrestabile
che porta all'innovazione tecnologica? Ne abbiamo parlato
con due attori che in Puglia hanno messo radici con la mission
di lavorare per lo svilppo dell'ICT.
Investire in Ricerca
Giancarlo Di Paola (Svimservice)
Nata a Bari nel 1974, la Svimservice è diventata una
delle maggiori aziende italiane di servizi informatici, guadagnandosi
la posizione di leader tra i fornitori per la Sanità
e la Pubblica Amministrazione e di “first mover”
per i servizi info-telematici sanitari. Certificata dal 1996
UNI EN ISO 9001 per i processi di analisi, progettazione e
sviluppo di sistemi informativi, ha avuto nel 2000 la Menzione
Speciale per il Mezzogiorno nell'ambito del Premio Qualità
Italia.
A guardare sul sito si scopre che per la Svimservice la localizzazione
in Puglia è considerato un elemento di vantaggio, in
quanto si tratta di “una regione in forte crescita,
con un basso livello di resistenza al cambiamento e una disponibilità
di forza lavoro altamente qualificata e flessibile”.
A questo si aggiunga, come fa notare Giancarlo Di Paola, amministratore
unico della Svimservice, che “l'esistenza di un tessuto
universitario così ricco fa sì che godiamo di
un vantaggio nei confronti delle aziende del Nord e crea delle
opportunità di sviluppo che dovranno essere colte non
appena i centri di eccellenza qui al Sud avranno completato
i loro processi di riorganizzazione”.
Il riferimento è anche al Parco Tecnologico
di Tecnopolis. Ma come è cambiato negli ultimi dieci
anni il modo di lavorare nel settore dell'ICT?
“Non riscontro grandi mutamenti nella modalità
in cui affermiamo il nostro lavoro; anche se c'è da
dire che prima degli ultimi dieci anni l'attività legata
all'innovazione godeva di una certa cifra di fiducia e bonarietà,
che si sono perse in virtù di ciò che è
avvenuto a cavallo del 1998-2000. Parlo del boom della Borsa
che ha visto alcune aziende del settore ICT rastrellare cospicui
fondi in borsa con progetti campati in aria. Questo ha comportato
che tutte le altre siano state travolte dalle cosiddette “bolle
blu”, in quanto l'atteggiamento di fiducia nei confronti
del settore è stato inficiato e alla fine pochissimi
di noi hanno utilizzato la Borsa per il proprio sviluppo.
A questo proposito ho guardato con grande ammirazione e interesse
il percorso fatto da un'altra azienda pugliese, la Abaco di
Molfetta, che si è presentata sul mercato finanziario
con idee e progetti validi ed è riuscita a farseli
finanziare: è questo il percorso lineare da fare in
Borsa”.
Qual è il livello raggiunto dalla Puglia nel
settore dell'innovazione tecnologica e dell'ICT?
“L'impressione che abbiamo è che da un certo
punto di vista potremmo essere considerati molto avanti. Sono
tanti infatti i punti di eccellenza, per esempio nel settore
della meccanica. Ma ci manca la metrica per fare una valutazione
generale, anche perchè c'è un problema fondamentale:
la durata sul mercato. Oggi la necessità di innovarsi
è sentita molto più intensamente di prima, è
una risposta alla pretesa di un mondo che cambia in modi sempre
più convulsi”.
Quindi si dura di meno se non ci si innova ai ritmi del mercato;
ma come si relaziona la Svimservice a questo aspetto?
“Noi siamo esposti a moltissime sollecitazioni, anche
perchè presidiamo un'area come la sanità in
cui non si può restare indietro. Ci sostiene la molla
della gratificazione immediata, per il fatto che riusciamo
a vedere subito l'effetto sociale del nostro lavoro. Un fatto
è certo: l'innovazione va governata e per farlo a scendere
in campo devono essere il pubblico e il privato. L'uno pronto
a rischiare e a 'sprecare' soldi in nome della ricerca, l'altro
in grado di ottimizzare i risultati ottenuti”.
Come vede il futuro?
“Continueremo a migliorare quello che facciamo nella
Pubblica Amministrazione e nella Sanità, perchè
siamo convinti che, con o senza devoluzione, esiste una tendenza
inarrestabile a rendere i sistemi organizzativi più
prossimi agli utenti”.
Ridurre il divario digitale
Antonio De Giorgio (Tecnopolis Csata)
In origine era il Centro Studi e Applicazioni Tecnologie Avanzate,
nato da un sodalizio in nome della ricerca tra Università
di Bari, Banca d'Italia e Cassa per il Mezzogiorno. Era il
1969 e i primi passi del futuro Parco Scientifico pugliese
erano fatti. Da allora luci e ombre hanno caratterizzato la
storia del primo polo al Sud costituito secondo il modello
di sistema di innovazione mutuato dagli Stati Uniti e dai
Paesi europei più avanzati.
L'idea era di offrire in modo organico servizi e infrastrutture
tecnologiche per l'attrazione e creazione in Puglia di imprese
hi-tech. Da qui la nuova denominazione, Tecnopolis Csata,
inaugurata nel 1984, quando già era avvenuto il passaggio
da Associazione a Consorzio. Poi nel 1995 l'evoluzione verso
una forma di società capitale, con la trasformazione
in società consortile a responsabilità limitata.
Lo scenario di riferimento da allora è cambiato ancora,
con conseguenze anche destabilizzanti per il Parco tecnologico
che ha dovuto trovare forme e modi nuovi per relazionarsi
al territorio. Ne parliamo con il presidente, Antonio De Giorgio.
Quali le strategie messe in atto, presidente?
“Nell’autunno del 2002, a seguito di ricorrenti
pluriennali difficoltà ad armonizzare l’offerta
della struttura con i profondi cambiamenti intervenuti nello
scenario sociale e produttivo meridionale e regionale, si
evidenziavano profondi livelli di degrado nell’assetto
economico finanziario, progressive erosioni delle qualità
tecnico-scientifiche e inevitabili appannamenti nella strategia,
che compromettevano seriamente le possibilità di continuità
operativa della struttura e la compagine societaria si mostrava
inadeguata a fronteggiare la situazione.
Così, nella primavera del 2003 la Regione Puglia e
l’Università di Bari assumevano l’iniziativa
e l’onere di risanare e rilanciare la struttura, nella
convinzione della sua utilità strategica per lo sviluppo
della Puglia e nella consapevolezza del grave rischio di dispersione
cui era sottoposto il patrimonio di competenze, esperienze
e capacità tecnologiche faticosamente creato in oltre
35 anni di attività”.
Quindi un nuovo piano industriale e nuova compagine
societaria?
“Esatto. Alla guida la Regione Puglia in partenariato
con l’Università di Bari, che si faceva carico
di avviare il risanamento della situazione. Altre università
pugliesi e importanti organismi rappresentativi della collegialità
del sistema produttivo regionale hanno poi aderito alla compagine
societaria”.
Risultati?
“Dopo tre anni dall’avvio dell'operazione di risanamento
e rilancio, Tecnopolis ha ritrovato economicita’ produttiva
e idonea capacita’ tecnica per il ruolo disegnato nel
nuovo piano industriale. Il Consiglio di Amministrazione proporra’
nei prossimi giorni ai Soci un bilancio consuntivo per il
2005 che, sotto il profilo economico-finanziario, evidenzia
il ritrovato equilibrio e, sotto il profilo tecnico-produttivo,
dimostra che il lavoro affidato e’ stato svolto con
capacita’ e puntualita’ nel pieno rispetto dei
vincoli contrattuali”.
Quale il contributo di Tecnopolis nel generale percorso
compiuto dalla Puglia e dal Mezzogiorno nello sviluppo del
settore dell'ICT?
“Il comparto ICT regionale, particolarmente orientato
alle soluzioni per la PA, ma debole nella disponibilità
di infrastrutture tecnologiche per la produzione e l’innovazione,
costituisce ad un tempo una risorsa ed un bersaglio della
azione di Tecnopolis, intendendosi fare della soluzione dei
bisogni della pubblica amministrazione, opportunità
di sviluppo per le imprese. L’azione di Tecnopolis,
in un territorio con forti potenzialità dinamiche come
quello pugliese, sotto la regia della Regione Puglia, Socio
di controllo, è quindi tesa a rafforzare in modo strutturale,
e non occasionale, il legame tra sviluppo-qualificazione dei
servizi della Pubblica Amministrazione e crescita tecnico-economica
del comparto ICT.
I risultati dell’azione portata avanti da Tecnopolis
sin dalla sua origine sono numerosi e concreti: sviluppo della
cultura informatica nella pubblica amministrazione, nelle
imprese, tra i giovani; promozione e sviluppo di progetti
pilota e dimostrativi finalizzati a far cogliere con tempestivita’
europea i vantaggi dell’innovazione ICT; attrazione
di nuovi investimenti produttivi nel comparto ICT da parte
di medie e grandi imprese nazionali. Oggi l’obiettivo
e’ costituito dalla riduzione del cosiddetto “divario
digitale”, una priorità regionale, condivisa
a livello nazionale ed europeo, finalizzata ad assicurare
corretta collocazione del territorio nella società
civile, economica e politica dell’Unione”.
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