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  20 - 26 maggio 2006


Innovazione tecnologica: due regioni a confronto

di Angela Delle Foglie


Lo sviluppo dell'Ict componente essenziale per la crescita del tessuto produttivo

(Bari) - Il mondo cambia sotto i nostri occhi. Cambia grazie alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione che a loro volta si trasformano e si evolvono sempre più velocemente anche per via delle sollecitazioni prodotte dai cambiamenti sociali che le stesse innovazioni tecnologiche hanno indotto.

Solo dieci anni fa il telefono fisso era ancora “la tua voce” e via cavo viaggiava la gran parte dei rapporti interpersonali. Poi è arrivato il cellulare ed è stata rivoluzione. Una rivoluzione che ha stravolto tutte le regole del gioco, cancellando i monopoli sul mercato della telefonia e reimpostando anche le norme comuni di comportamento. A colpi di squilli, sms, mms abbiamo modificato il nostro modus vivendi e creato stili nuovi di comunicazione e di lavoro.

Per non parlare di Internet, che tra e-mail, e-learning, e-buy, e-government, ha dimostrato come si possano cancellare in un click tempo e spazio e come in un soffio si possa mandare in soffitta anche il vecchio telefono fisso. Beppe Grillo docet.

Ma in questa staffetta senza respiro, la Puglia che fa? Quale contributo ha dato e continua a dare al processo inarrestabile che porta all'innovazione tecnologica? Ne abbiamo parlato con due attori che in Puglia hanno messo radici con la mission di lavorare per lo svilppo dell'ICT.


Investire in Ricerca
Giancarlo Di Paola (Svimservice)

Nata a Bari nel 1974, la Svimservice è diventata una delle maggiori aziende italiane di servizi informatici, guadagnandosi la posizione di leader tra i fornitori per la Sanità e la Pubblica Amministrazione e di “first mover” per i servizi info-telematici sanitari. Certificata dal 1996 UNI EN ISO 9001 per i processi di analisi, progettazione e sviluppo di sistemi informativi, ha avuto nel 2000 la Menzione Speciale per il Mezzogiorno nell'ambito del Premio Qualità Italia.

A guardare sul sito si scopre che per la Svimservice la localizzazione in Puglia è considerato un elemento di vantaggio, in quanto si tratta di “una regione in forte crescita, con un basso livello di resistenza al cambiamento e una disponibilità di forza lavoro altamente qualificata e flessibile”. A questo si aggiunga, come fa notare Giancarlo Di Paola, amministratore unico della Svimservice, che “l'esistenza di un tessuto universitario così ricco fa sì che godiamo di un vantaggio nei confronti delle aziende del Nord e crea delle opportunità di sviluppo che dovranno essere colte non appena i centri di eccellenza qui al Sud avranno completato i loro processi di riorganizzazione”.

Il riferimento è anche al Parco Tecnologico di Tecnopolis. Ma come è cambiato negli ultimi dieci anni il modo di lavorare nel settore dell'ICT?
“Non riscontro grandi mutamenti nella modalità in cui affermiamo il nostro lavoro; anche se c'è da dire che prima degli ultimi dieci anni l'attività legata all'innovazione godeva di una certa cifra di fiducia e bonarietà, che si sono perse in virtù di ciò che è avvenuto a cavallo del 1998-2000. Parlo del boom della Borsa che ha visto alcune aziende del settore ICT rastrellare cospicui fondi in borsa con progetti campati in aria. Questo ha comportato che tutte le altre siano state travolte dalle cosiddette “bolle blu”, in quanto l'atteggiamento di fiducia nei confronti del settore è stato inficiato e alla fine pochissimi di noi hanno utilizzato la Borsa per il proprio sviluppo. A questo proposito ho guardato con grande ammirazione e interesse il percorso fatto da un'altra azienda pugliese, la Abaco di Molfetta, che si è presentata sul mercato finanziario con idee e progetti validi ed è riuscita a farseli finanziare: è questo il percorso lineare da fare in Borsa”.

Qual è il livello raggiunto dalla Puglia nel settore dell'innovazione tecnologica e dell'ICT?
“L'impressione che abbiamo è che da un certo punto di vista potremmo essere considerati molto avanti. Sono tanti infatti i punti di eccellenza, per esempio nel settore della meccanica. Ma ci manca la metrica per fare una valutazione generale, anche perchè c'è un problema fondamentale: la durata sul mercato. Oggi la necessità di innovarsi è sentita molto più intensamente di prima, è una risposta alla pretesa di un mondo che cambia in modi sempre più convulsi”.

Quindi si dura di meno se non ci si innova ai ritmi del mercato; ma come si relaziona la Svimservice a questo aspetto?

“Noi siamo esposti a moltissime sollecitazioni, anche perchè presidiamo un'area come la sanità in cui non si può restare indietro. Ci sostiene la molla della gratificazione immediata, per il fatto che riusciamo a vedere subito l'effetto sociale del nostro lavoro. Un fatto è certo: l'innovazione va governata e per farlo a scendere in campo devono essere il pubblico e il privato. L'uno pronto a rischiare e a 'sprecare' soldi in nome della ricerca, l'altro in grado di ottimizzare i risultati ottenuti”.

Come vede il futuro?
“Continueremo a migliorare quello che facciamo nella Pubblica Amministrazione e nella Sanità, perchè siamo convinti che, con o senza devoluzione, esiste una tendenza inarrestabile a rendere i sistemi organizzativi più prossimi agli utenti”.



Ridurre il divario digitale
Antonio De Giorgio (Tecnopolis Csata)

In origine era il Centro Studi e Applicazioni Tecnologie Avanzate, nato da un sodalizio in nome della ricerca tra Università di Bari, Banca d'Italia e Cassa per il Mezzogiorno. Era il 1969 e i primi passi del futuro Parco Scientifico pugliese erano fatti. Da allora luci e ombre hanno caratterizzato la storia del primo polo al Sud costituito secondo il modello di sistema di innovazione mutuato dagli Stati Uniti e dai Paesi europei più avanzati.

L'idea era di offrire in modo organico servizi e infrastrutture tecnologiche per l'attrazione e creazione in Puglia di imprese hi-tech. Da qui la nuova denominazione, Tecnopolis Csata, inaugurata nel 1984, quando già era avvenuto il passaggio da Associazione a Consorzio. Poi nel 1995 l'evoluzione verso una forma di società capitale, con la trasformazione in società consortile a responsabilità limitata. Lo scenario di riferimento da allora è cambiato ancora, con conseguenze anche destabilizzanti per il Parco tecnologico che ha dovuto trovare forme e modi nuovi per relazionarsi al territorio. Ne parliamo con il presidente, Antonio De Giorgio.

Quali le strategie messe in atto, presidente?
“Nell’autunno del 2002, a seguito di ricorrenti pluriennali difficoltà ad armonizzare l’offerta della struttura con i profondi cambiamenti intervenuti nello scenario sociale e produttivo meridionale e regionale, si evidenziavano profondi livelli di degrado nell’assetto economico finanziario, progressive erosioni delle qualità tecnico-scientifiche e inevitabili appannamenti nella strategia, che compromettevano seriamente le possibilità di continuità operativa della struttura e la compagine societaria si mostrava inadeguata a fronteggiare la situazione.

Così, nella primavera del 2003 la Regione Puglia e l’Università di Bari assumevano l’iniziativa e l’onere di risanare e rilanciare la struttura, nella convinzione della sua utilità strategica per lo sviluppo della Puglia e nella consapevolezza del grave rischio di dispersione cui era sottoposto il patrimonio di competenze, esperienze e capacità tecnologiche faticosamente creato in oltre 35 anni di attività”.

Quindi un nuovo piano industriale e nuova compagine societaria?
“Esatto. Alla guida la Regione Puglia in partenariato con l’Università di Bari, che si faceva carico di avviare il risanamento della situazione. Altre università pugliesi e importanti organismi rappresentativi della collegialità del sistema produttivo regionale hanno poi aderito alla compagine societaria”.

Risultati?
“Dopo tre anni dall’avvio dell'operazione di risanamento e rilancio, Tecnopolis ha ritrovato economicita’ produttiva e idonea capacita’ tecnica per il ruolo disegnato nel nuovo piano industriale. Il Consiglio di Amministrazione proporra’ nei prossimi giorni ai Soci un bilancio consuntivo per il 2005 che, sotto il profilo economico-finanziario, evidenzia il ritrovato equilibrio e, sotto il profilo tecnico-produttivo, dimostra che il lavoro affidato e’ stato svolto con capacita’ e puntualita’ nel pieno rispetto dei vincoli contrattuali”.

Quale il contributo di Tecnopolis nel generale percorso compiuto dalla Puglia e dal Mezzogiorno nello sviluppo del settore dell'ICT?
“Il comparto ICT regionale, particolarmente orientato alle soluzioni per la PA, ma debole nella disponibilità di infrastrutture tecnologiche per la produzione e l’innovazione, costituisce ad un tempo una risorsa ed un bersaglio della azione di Tecnopolis, intendendosi fare della soluzione dei bisogni della pubblica amministrazione, opportunità di sviluppo per le imprese. L’azione di Tecnopolis, in un territorio con forti potenzialità dinamiche come quello pugliese, sotto la regia della Regione Puglia, Socio di controllo, è quindi tesa a rafforzare in modo strutturale, e non occasionale, il legame tra sviluppo-qualificazione dei servizi della Pubblica Amministrazione e crescita tecnico-economica del comparto ICT.

I risultati dell’azione portata avanti da Tecnopolis sin dalla sua origine sono numerosi e concreti: sviluppo della cultura informatica nella pubblica amministrazione, nelle imprese, tra i giovani; promozione e sviluppo di progetti pilota e dimostrativi finalizzati a far cogliere con tempestivita’ europea i vantaggi dell’innovazione ICT; attrazione di nuovi investimenti produttivi nel comparto ICT da parte di medie e grandi imprese nazionali. Oggi l’obiettivo e’ costituito dalla riduzione del cosiddetto “divario digitale”, una priorità regionale, condivisa a livello nazionale ed europeo, finalizzata ad assicurare corretta collocazione del territorio nella società civile, economica e politica dell’Unione”.