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  27 ottobre 2006


Tfr, in Puglia interessa pochi

di Luciano Sechi


Solo un migliaio le aziende coinvolte dalla nuova normativa

(Bari) - L’intesa raggiunta sul Tfr tra Governo, imprese e sindacati sembra aver attenuato i toni di un confronto che ha assunto anche livelli particolarmente accesi, del resto con l’accordo il 99,5% delle imprese italiane (che hanno meno di 50 dipendenti) non sarà interessato all’eventuale versamento all’Inps il provvedimento finirà per riguardare 23mila aziende ovvero in prevalenza banche, assicurazioni, grande distribuzione, grandi gruppi industriali.

In Puglia si calcola che solo circa un migliaio (circa lo 0,3%) delle 334.029 aziende registrate sarà interessato dalla nuova normativa. In realtà il calcolo sulle aziende con oltre 50 addetti non è così semplice come potrebbe sembrare, infatti i dati non collimano sempre e per esempio dai rilevamenti a campione di Unioncamere/Ministero del Lavoro risultano in Puglia oltre duemila imprese con oltre 50 addetti, una cifra che in teoria potrebbe salire ulteriormente se si raffronta il campione con il numero totale delle aziende registrate: sono complessivamente 136mila nel barese, 33.500 nel brindisino, 68mila nel foggiano, 64.500 nel leccese e 42mila nel tarantino.

In particolare la provincia di Bari detiene il 40% del tessuto imprenditoriale pugliese ed è quinta in Italia per numero di aziende, dietro solo alle province di Milano, Roma, Napoli e Torino. Il problema è che non è affatto facile analizzare statistiche che usano metodologie diverse ed hanno fini diversi, è ovvio che quello che vale a fini fiscali o previdenziali non corrisponde sempre al vero visto che stando alle stime disponibili è evaso il 20-25% del reddito, un abbondante 10% in più rispetto alle medie di altri paesi europei.

Del resto le stesse dimensioni del fenomeno del lavoro nero – problema esploso con particolare asprezza nelle ultime settimane nelle campagne del foggiano – sono valutate in oltre il doppio rispetto agli altri paesi industrializzati. Ma non vi è solo l’evasione o l’elusione, è ovviamente diverso se tra gli addetti si calcolano o meno rapporti part-time, collaborazioni, familiari che lavorano a vario titolo in azienda, etc.

Del resto secondo l’ultimo censimento dell’industria e dei servizi che risale al 2001 in Italia risultano 4.083.966 imprese e 19.410.556 posti di lavoro tra dipendenti e autonomi, con un numero medio di addetti per impresa di 3,3 inferiore perfino al precedente censimento di dieci anni prima. Questo calo è dovuto all’incremento delle imprese individuali, in Puglia rappresentano il 77,5% del totale (+12,1% rispetto al ’91), un dato che è superiore alla media meridionale (nel Mezzogiorno le imprese individuali sono il 74,4%) ed a quella nazionale (62,3%).

È in questo scenario e alla vigilia di Basilea 2 che impone parametri più rigidi per la concessione del credito che si è abbattuto il tema del Tfr, il trattamento di fine rapporto dovuto dalle aziende ai propri dipendenti quando interrompono il loro rapporto di lavoro, una risorsa economica che sinora era totalmente nelle disponibilità delle aziende e che a breve dovrà essere, almeno in parte, dirottata sui fondi pensione o in caso di mancata scelta, per le imprese oltre 50 dipendenti, all’Inps. Come più volte è stato ribadito si tratta di risorse economiche del lavoratore che rimangono solo momentaneamente in azienda ma che questa deve immediatamente renderle disponibili quando il lavoratore va in pensione.


Ecco i punti dell’accordo sul Tfr

Ecco i cinque sostanziali della manovra per quanto riguarda il Tfr.

1) Previdenza integrativa
Viene anticipato al 1 gennaio 2007 l’avvio della previdenza integrativa secondo le norme della legge n. 252/2005. Esso comprende anche l’anticipo al 2007 delle compensazioni previste dalla legge, quale condizione per la destinazione di parte del Tfr maturando ai fondi integrativi o all’Inps.

2) Imprese oltre 50 dipendenti
Per tutte le imprese con almeno 50 dipendenti sarà integralmente destinato all’Inps il trattamento di fine rapporto che matura dal 1 gennaio 2007 e non affluito alla previdenza integrativa. Il governo si impegna a riesaminare questa disposizione nel 2008.

3) Fondi pensione
Il Governo si impegna a rivedere nel corso del 2007 il trattamento fiscale dei fondi integrativi con l’intento che questo sia in linea con quello applicato alla previdenza integrativa degli altri paesi europei.

4) Banche e credito
Il governo si impegna a riprendere e concludere la discussione aperta con il sistema bancario, al fine di trovare forme per venire incontro alle imprese che trovassero difficoltà nell’accesso al credito. In questo ambito si studierà la costituzione di un fondo di garanzia.

5) Effetti su lavoratori
Resta confermato che tutti i lavoratori conservano tutti i diritti previsti da leggi e accordi collettivi in materia di rivalutazione, liquidazione e anticipazione del Tfr.


Confcommercio e Ugl non firmano l’intesa

“Confcommercio, pur apprezzando l’esenzione per le imprese con 50 dipendenti, non firma l’intesa sul Tfr, siglata nei giorni scorsi da Confindustria e sindacati, giudicandola “un’incompiuta perché con il trasferimento di risorse all’Inps non consente il decollo della previdenza integrativa, perché il provvedimento già nel 2008 dovrà essere ridiscusso e perché frutto di una concertazione a corsie preferenziali”: è quanto si legge in una nota della Confederazione. Anche l’Ugl non firma l’accordo.


L'INTERVISTA

"Se fossi dipendente sarei più sicuro coi soldi in azienda"

Di Paola di Svimservice, azienda con più di 50 dipendenti

Ma che succede ora con la nuova normativa alle aziende pugliesi. “Non sono tanto preoccupato dell’impatto economico – risponde Giancarlo Di Paola, amministratore delegato della Svimservice, azienda barese con circa 250 dipendenti – si sta parlando comunque di una quota del Tfr che va dall’anno prossimo in poi e non riguarda quindi il progresso; per cui tenuto conto anche dei benefici con le compensazioni e l’applicazione, speriamo attenta e selettiva, del cuneo fiscale, non credo sia una situazione drammatica.

Oggi come oggi se l’azienda è sana i soldi sono garantiti, invece così vanno in un calderone o in fondi su cui non mi lancerei in previsioni sempre ottimistiche. Da questo punto di vista non so se è un vantaggio per i lavoratori. Se io fossi un dipendente mi sentirei più tranquillo se i miei soldi del Tfr stessero nell’azienda in cui lavoro e io vedo le cose come vanno. Invece di fare in modo che questo piccolo volano economico sia nelle disponibilità dell’azienda che così ha maggiori risorse proprie, viene preso e viene investito in un altro modo per remunerare di più questo capitale, io dico: vedremo”.

Qualche dubbio c’è anche sul limite dimensionale, secondo Di Paola ovviamente non sono la stessa cosa un’azienda con 50 dipendenti nel settore high tech e un’azienda metalmeccanica tradizionale, “forse si poteva pensare ad un limite economico – fa rilevare ancora Di Paola – si poteva pensare a un limite relativo al monte salari. Ma in ogni caso non mi preoccuperei più di tanto viste le compensazioni previste ed il cuneo; certo oggi il dipendente va a chiedere il Tfr al piano di sopra, domani dovrà attendere i risultati di un fondo. Io starei molto attento”.