Tfr, in Puglia interessa
pochi
di Luciano Sechi
Solo un migliaio le
aziende coinvolte dalla nuova normativa
(Bari) - L’intesa raggiunta sul Tfr tra Governo,
imprese e sindacati sembra aver attenuato i toni di un confronto
che ha assunto anche livelli particolarmente accesi, del resto
con l’accordo il 99,5% delle imprese italiane (che hanno
meno di 50 dipendenti) non sarà interessato all’eventuale
versamento all’Inps il provvedimento finirà per
riguardare 23mila aziende ovvero in prevalenza banche, assicurazioni,
grande distribuzione, grandi gruppi industriali.
In Puglia si calcola che solo circa un migliaio (circa lo
0,3%) delle 334.029 aziende registrate sarà interessato
dalla nuova normativa. In realtà il calcolo sulle aziende
con oltre 50 addetti non è così semplice come
potrebbe sembrare, infatti i dati non collimano sempre e per
esempio dai rilevamenti a campione di Unioncamere/Ministero
del Lavoro risultano in Puglia oltre duemila imprese con oltre
50 addetti, una cifra che in teoria potrebbe salire ulteriormente
se si raffronta il campione con il numero totale delle aziende
registrate: sono complessivamente 136mila nel barese, 33.500
nel brindisino, 68mila nel foggiano, 64.500 nel leccese e
42mila nel tarantino.
In particolare la provincia di Bari detiene il 40% del tessuto
imprenditoriale pugliese ed è quinta in Italia per
numero di aziende, dietro solo alle province di Milano, Roma,
Napoli e Torino. Il problema è che non è affatto
facile analizzare statistiche che usano metodologie diverse
ed hanno fini diversi, è ovvio che quello che vale
a fini fiscali o previdenziali non corrisponde sempre al vero
visto che stando alle stime disponibili è evaso il
20-25% del reddito, un abbondante 10% in più rispetto
alle medie di altri paesi europei.
Del resto le stesse dimensioni del fenomeno del lavoro nero
– problema esploso con particolare asprezza nelle ultime
settimane nelle campagne del foggiano – sono valutate
in oltre il doppio rispetto agli altri paesi industrializzati.
Ma non vi è solo l’evasione o l’elusione,
è ovviamente diverso se tra gli addetti si calcolano
o meno rapporti part-time, collaborazioni, familiari che lavorano
a vario titolo in azienda, etc.
Del resto secondo l’ultimo censimento dell’industria
e dei servizi che risale al 2001 in Italia risultano 4.083.966
imprese e 19.410.556 posti di lavoro tra dipendenti e autonomi,
con un numero medio di addetti per impresa di 3,3 inferiore
perfino al precedente censimento di dieci anni prima. Questo
calo è dovuto all’incremento delle imprese individuali,
in Puglia rappresentano il 77,5% del totale (+12,1% rispetto
al ’91), un dato che è superiore alla media meridionale
(nel Mezzogiorno le imprese individuali sono il 74,4%) ed
a quella nazionale (62,3%).
È in questo scenario e alla vigilia di Basilea 2 che
impone parametri più rigidi per la concessione del
credito che si è abbattuto il tema del Tfr, il trattamento
di fine rapporto dovuto dalle aziende ai propri dipendenti
quando interrompono il loro rapporto di lavoro, una risorsa
economica che sinora era totalmente nelle disponibilità
delle aziende e che a breve dovrà essere, almeno in
parte, dirottata sui fondi pensione o in caso di mancata scelta,
per le imprese oltre 50 dipendenti, all’Inps. Come più
volte è stato ribadito si tratta di risorse economiche
del lavoratore che rimangono solo momentaneamente in azienda
ma che questa deve immediatamente renderle disponibili quando
il lavoratore va in pensione.
Ecco i punti dell’accordo sul Tfr
Ecco i cinque sostanziali della manovra per quanto
riguarda il Tfr.
1) Previdenza integrativa
Viene anticipato al 1 gennaio 2007 l’avvio della previdenza
integrativa secondo le norme della legge n. 252/2005. Esso
comprende anche l’anticipo al 2007 delle compensazioni
previste dalla legge, quale condizione per la destinazione
di parte del Tfr maturando ai fondi integrativi o all’Inps.
2) Imprese oltre 50 dipendenti
Per tutte le imprese con almeno 50 dipendenti sarà
integralmente destinato all’Inps il trattamento di fine
rapporto che matura dal 1 gennaio 2007 e non affluito alla
previdenza integrativa. Il governo si impegna a riesaminare
questa disposizione nel 2008.
3) Fondi pensione
Il Governo si impegna a rivedere nel corso del 2007 il trattamento
fiscale dei fondi integrativi con l’intento che questo
sia in linea con quello applicato alla previdenza integrativa
degli altri paesi europei.
4) Banche e credito
Il governo si impegna a riprendere e concludere la discussione
aperta con il sistema bancario, al fine di trovare forme per
venire incontro alle imprese che trovassero difficoltà
nell’accesso al credito. In questo ambito si studierà
la costituzione di un fondo di garanzia.
5) Effetti su lavoratori
Resta confermato che tutti i lavoratori conservano tutti i
diritti previsti da leggi e accordi collettivi in materia
di rivalutazione, liquidazione e anticipazione del Tfr.
Confcommercio e Ugl non firmano l’intesa
“Confcommercio, pur apprezzando l’esenzione per
le imprese con 50 dipendenti, non firma l’intesa sul
Tfr, siglata nei giorni scorsi da Confindustria e sindacati,
giudicandola “un’incompiuta perché con
il trasferimento di risorse all’Inps non consente il
decollo della previdenza integrativa, perché il provvedimento
già nel 2008 dovrà essere ridiscusso e perché
frutto di una concertazione a corsie preferenziali”:
è quanto si legge in una nota della Confederazione.
Anche l’Ugl non firma l’accordo.
L'INTERVISTA
"Se fossi dipendente sarei più sicuro coi soldi
in azienda"
Di Paola di Svimservice, azienda
con più di 50 dipendenti
Ma che succede ora con la nuova normativa alle aziende pugliesi.
“Non sono tanto preoccupato dell’impatto economico
– risponde Giancarlo Di Paola, amministratore delegato
della Svimservice, azienda barese con circa 250 dipendenti
– si sta parlando comunque di una quota del Tfr che
va dall’anno prossimo in poi e non riguarda quindi il
progresso; per cui tenuto conto anche dei benefici con le
compensazioni e l’applicazione, speriamo attenta e selettiva,
del cuneo fiscale, non credo sia una situazione drammatica.
Oggi come oggi se l’azienda è sana i soldi sono
garantiti, invece così vanno in un calderone o in fondi
su cui non mi lancerei in previsioni sempre ottimistiche.
Da questo punto di vista non so se è un vantaggio per
i lavoratori. Se io fossi un dipendente mi sentirei più
tranquillo se i miei soldi del Tfr stessero nell’azienda
in cui lavoro e io vedo le cose come vanno. Invece di fare
in modo che questo piccolo volano economico sia nelle disponibilità
dell’azienda che così ha maggiori risorse proprie,
viene preso e viene investito in un altro modo per remunerare
di più questo capitale, io dico: vedremo”.
Qualche dubbio c’è anche sul limite dimensionale,
secondo Di Paola ovviamente non sono la stessa cosa un’azienda
con 50 dipendenti nel settore high tech e un’azienda
metalmeccanica tradizionale, “forse si poteva pensare
ad un limite economico – fa rilevare ancora Di Paola
– si poteva pensare a un limite relativo al monte salari.
Ma in ogni caso non mi preoccuperei più di tanto viste
le compensazioni previste ed il cuneo; certo oggi il dipendente
va a chiedere il Tfr al piano di sopra, domani dovrà
attendere i risultati di un fondo. Io starei molto attento”.
|
|