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  4 luglio 2007


“I miei sogni? Tutti realizzati e ora vorrei fare l’astrofisico”

di Lello Parise


Intervista a Domenico di Paola

(Bari) - Ha un paio di desideri: diventare astrofisico e scrivere un libro. Ma il cosmo, a quanto pare, può attendere. Quanto al best seller, non scalerà le classiche delle vendite. Per ora Mimmo Di Paola, amministratore unico di Aeroporti di Puglia (Ap), si accontenta di essere un condottiero. “E’ esattamente quello che ho fatto e che avrei voluto fare: il condottiero. Della famiglia, dell’impresa e, adesso, di una società pubblica”. È severamente vietato catalogarlo sotto la voce di manager: “Non ho la freddezza necessaria, del manager. Io vivo di sogni”. Però confessa che per lui mettere insieme una parola dietro l’altra e materializzare un volume, non sarà una passeggiata. Come riuscire a trovare il tempo per conquistare, a 59 anni, la laurea in astrofisica”.

Infaticabile e, in fondo, indomabile, non ha pace né la concede a chi ha la fortuna, o la sventura, di stargli vicino. “Quando mi sono iscritto al Politecnico di Milano, mia madre credeva che non sarei più ritornato...”. Facoltà: ingegneria aerospaziale. “Ero affascinato dagli aeroplani, dai missili...Mi sono laureato il giorno prima dello sbarco sulla luna”.

Dunque, un predestinato alla vecchia Seap poi diventata Ap? Macchè, non esageriamo. “Uno che ha firmato parecchie cambiali per centinaia di milioni allo scopo di rilevare una fabbrica del gruppo Svim: la Svimservice”. Forniva servizi di Information Technology all’industria dell’acciaio. Nel 1977 Di Paola sale a bordo e cambia rotta: punta sul settore sanitario e un paio di anni dopo si aggiudica la gestione informatizzata delle prescrizioni farmaceutiche.

Trent’anni più tardi, dice: “Mi ritengo un uomo baciato dalla sorte, ho avuto tante soddisfazioni. Ma non dimentico i sacrifici, la fatica e i rischi”. Neppure i “grandi dolori”. Li elenca frettolosamente, come quelli che non amano parlare apertamente quanto disinvoltamente, di cose private. Non per questo, nel momento in cui lo fa, rinuncia a scandire le parole: sembra addirittura una forma di celebrazione dei suoi affetti più cari, ancorché in punta di piedi. “Sì” ripete, “tre dolori grandi: Valentina, la mia prima moglie; mio padre; mio fratello”.

Come stanno le cose si ritrova complice, non genitore, dei due figli maschi – “Luigi, avvocato a Milano, e Aurelio, economista, che lavora a Roma” – hanno 34 e 32 anni. Ma è la piccola Francesca, quattro anni, a farlo impazzire di felicità: si tratta della giovanissima erede avuta con la seconda compagna, Stefania.

A quasi sessant’anni Di Paola si destreggia fra i grattacapi che gli procurano i quattro scali del tacco d’Italia – Bari, Brindisi, Foggia, Grottaglie – e la “cerimonia dei ciucci”. Racconta: “E’ un gioco inventato da Stefania per mettere a dormire la bimba, che di sera allinea tutti i componenti della famiglia davanti alla porta della sua stanza da letto per scegliere quello che fra di noi dovrà aiutarla a scoprire dove la madre ha nascosto il ciucciotto”.

Il Condottiero si lascia andare... Come se nello spazio di una chiacchierata senza rete, volesse ritrovare se stesso. Ed ecco che dal cassetto tira fuori paio di fotografie ingiallite dal tempo: Mimmo, a 15 anni, premiato dopo avere vinto un torneo di scherma. “Ho disputato anche gare nazionali in nome e per conto di una minuscola compagine sportiva, la Lino La Rocca. Davamo il meglio, un impegno serio e totale, ma nessuno ci imponeva di fare qualcosa che non ci andava. E i risultati che riuscivamo a ottenere premiavano questo metodo, chiamiamolo così. Un metodo che poi, ho applicato in tutte le mie iniziative imprenditoriali”.

Con Svimservice, di cui è presidente, Di Paola è come se rinnegasse la passione per le attività spaziali. “Ognuno di noi ha un ruolo che non si sceglie. Ti trovi a dover affrontare delle situazioni...E’ da un po’ ormai che non me ne occupo direttamente, ma per fortuna la nostra “creatura” è in buone mani: a cominciare da quelle di mio fratello Giancarlo, amministratore delegato e direttore generale”.

Accade infatti che nel 2001 l’ex governatore della Casa delle libertà Raffaele Fitto gli offre “una responsabilità pubblica”. Seap-Ap è l’occasione per il Condottiero, di riprendere a flirtare con un amore antico: il volo. Nel 2005, col cambio della guardia alla Regione, il comunista Nichi Vendola non vuole farne a meno. Anzi lo conferma successivamente, per il triennio fino al 2009. Prende corpo in questo modo una figura non proprio abituale: quella di un personaggio al di sopra di ogni schematismo, diavolo o acqua santa che sia. Di Paola fa spallucce: “Sia con Fitto sia con Vendola, due personalità per molti aspetti diversissime, la mia esperienza umana e professionale è stata ed è bellissima. Dopodichè, mi taccio. Devo restare con la bocca cucita, visto che sono un dipendente”.

Sorride. Subito dopo è come se avesse un’illuminazione: “C’è una cosa che non ho fatto, l’unica, e che vorrei fare. Quale? Riuscire a scrivere un libro sulla mia avventura nella pubblica amministrazione. Ma succederà soltanto una volta che toglierò il disturbo: oggi non sono un uomo libero e quindi, non posso permettermi questo lusso. Del resto sono letteralmente stregato da quello che faccio”.

Sorride, ancora: “Ma se qualcuno mi leva questo disturbo io sto meglio”. Se qualcun’altra, di anima pia, gli rimediasse un copywriter per aiutarlo a comporre il tomo, sarebbe il massimo. E, magari, Di Paola troverebbe perfino la maniera di acciuffare la laurea bis attraverso cui analizzare le proprietà fisiche della materia celeste. “Mi sono iscritto, sempre a Milano. Ci vuole pazienza e tenacia: mica la vita finisce a 59 anni”.