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  8 marzo 2007


Tre pittori e Parigi, la campagna, le donne

di Rosanna Lampugnani


Dal 31 marzo a Barletta oltre ottanta opere fra dipinti, pastelli, grafiche, disegni che raccontano un’epoca – presentata ieri a Roma la mostra su Zandomeneghi, De Nittis, Renoir

(Bari) - Federico Zandomeneghi, Zandò per gli amici francesi, dei tre “italiens de Paris” (Giuseppe De Nittis e Giovanni Boldini, gli altri due) è certamente il più “difficile”, il più cerebrale. Colui che meno degli altri suscita immediate passioni degli altri suscita immediate passioni visive, nonostante la maestria nel ritratto e la delicatezza del tratto.

Non a caso la mostra dei suoi quadri, allestita lo scorso anno nel Chioschetto del Bramante, a Roma, registrò un afflusso di visitatori ben inferiore a quello che aveva ammirato l’esposizione dei dipinti di De Nittis solo qualche mese prima. Oggi, però, si può cogliere una preziosa occasione per approfondire la conoscenza del pittore veneziano che raggiunse Parigi nel 1874, anno di “nascita” dell’impressionismo, e vi restò fino al termine dei suoi giorni.

A Barletta, nel riaperto Palazzo della Marra, a partire dal 31 marzo e fino al 15 luglio, saranno esposte le più importanti opere di Zandomeneghi, accanto ad alcune di De Nittis e di Pierre-Auguste Renoir, che a Zandomeneghi era vicinissimo. “I pittori della felicità” è il titolo della mostra curata da Emanuela Angiuli e da Tulliola Sparagni: ottanta opere tra dipinti, pastelli, grafiche, disegni che raccontano un’epoca, quella uscita dalla guerra franco-prussiana e che per una ventina d’anni rappresentò il fulcro della cultura mondiale.

Opere che sono espressione dei tre protagonisti della vita parigina, ognuno con un proprio stile, stilistico e di vita, ma comunque legati da amicizia e comune sensibilità. La rassegna – illustrata ieri a Roma da Silvia Godelli, assessore alla Cultura della Regione che sostiene l’iniziativa e la costruzione “di un circuito artistico pugliese che finora non vedeva rappresentata la storia dell’800” – si dipana in un percorso suddiviso in tre segmenti.

Uno dedicato “à la campagne”, rappresentata da paesaggi colmi di vegetazione, ma anche segnati da presenze giovanili e infantili, secondo la filosofia della pittura impressionista “en plein air”. Un altro concentrato sul nudo che forse più degli altri consente di mettere a confronto gli stili dei tre pittori (le figure di Renoir sono turgide, rosate, quelle di De Nittis vaporose, delicate, infine quelle di Zandomeneghi). Il terzo segmento racconta il giorno e le notti di Parigi universalmente conosciuti soprattutto attraverso la pittura di Renoir e ora anche attraverso le ballerine di Zandò.

È il corpo femminile sempre al centro della loro visione della vita – hanno spiegato le due curatrici della mostra – e del resto fu il ritratto di una giovane donna, “la parigina” di Renoir a rappresentare lopera di rottura rispetto ai canoni stilistici classici, presentata al pubblico in occasione della prima mostra della “Societè anonyme des artistes peintres, sculpteurs, graveurs”, sigla del gruppo che si chiamò poi degli impressionisti.

Sono molti i dipinti femminili in mostra nelle splendide sale di palazzo della Marra – che nella sua magnificenza barocca si ripresenta al pubblico nella nuova veste di pinacoteca Giuseppe De Nittis. Tanti quelli di Zandomeneghi, ma uno in particolare, Buste de femme, racconta il rapporto forte del pittore venziano – passato prima per l’esperienza toscana dei Macchiaioli – con la cultura francese. Zandò e Renoir, una vita quotidiana di scambi personali e professionali, vissuta a Montmartre, di cui entrambi a volte disegnano gli stessi angoli.

Il Mouline de la Gallette è il dipinto più celebre di Renoir, ma è anche il soggetto più misterioso di Zandomeneghi. Per entrambi la vita è leggerezza, così come lo è per De Nittis, cantore dei salotti borghesi. E non a caso la mostra si intitola “I pittori della felicità”, perchè nei loro dipinti sono rappresentati i “dejeuneur sur l’herbe”, le corse di cavalli, le feste galanti, “les salles de baigne” voluttuose.

Scrive Francesca Castellani che Renoir sa raggiungere “la dimensione panica”, fatta di “intimità sostanziale tra pelle e natura”, dimensione che non è estranea nemmeno a Zandomeneghi, il quale però deve la sua fama soprattutto alle scene di vita mondana. Insomma, un’occasione da non perdere, la mostra che apre alla fine di marzo, promossa dal Comune di Barletta e dalle soprintendenze Psae e Bap, con il soggetto della Svimservice.