Tre pittori e Parigi, la
campagna, le donne
di Rosanna Lampugnani
Dal 31 marzo a Barletta
oltre ottanta opere fra dipinti, pastelli, grafiche, disegni
che raccontano un’epoca – presentata ieri a Roma
la mostra su Zandomeneghi, De Nittis, Renoir
(Bari) -
Federico Zandomeneghi, Zandò per gli amici francesi,
dei tre “italiens de Paris” (Giuseppe De Nittis
e Giovanni Boldini, gli altri due) è certamente il
più “difficile”, il più cerebrale.
Colui che meno degli altri suscita immediate passioni degli
altri suscita immediate passioni visive, nonostante la maestria
nel ritratto e la delicatezza del tratto.
Non a caso la mostra dei suoi quadri, allestita lo scorso
anno nel Chioschetto del Bramante, a Roma, registrò
un afflusso di visitatori ben inferiore a quello che aveva
ammirato l’esposizione dei dipinti di De Nittis solo
qualche mese prima. Oggi, però, si può cogliere
una preziosa occasione per approfondire la conoscenza del
pittore veneziano che raggiunse Parigi nel 1874, anno di “nascita”
dell’impressionismo, e vi restò fino al termine
dei suoi giorni.
A Barletta, nel riaperto Palazzo della Marra, a partire dal
31 marzo e fino al 15 luglio, saranno esposte le più
importanti opere di Zandomeneghi, accanto ad alcune di De
Nittis e di Pierre-Auguste Renoir, che a Zandomeneghi era
vicinissimo. “I pittori della felicità”
è il titolo della mostra curata da Emanuela Angiuli
e da Tulliola Sparagni: ottanta opere tra dipinti, pastelli,
grafiche, disegni che raccontano un’epoca, quella uscita
dalla guerra franco-prussiana e che per una ventina d’anni
rappresentò il fulcro della cultura mondiale.
Opere che sono espressione dei tre protagonisti della vita
parigina, ognuno con un proprio stile, stilistico e di vita,
ma comunque legati da amicizia e comune sensibilità.
La rassegna – illustrata ieri a Roma da Silvia Godelli,
assessore alla Cultura della Regione che sostiene l’iniziativa
e la costruzione “di un circuito artistico pugliese
che finora non vedeva rappresentata la storia dell’800”
– si dipana in un percorso suddiviso in tre segmenti.
Uno dedicato “à la campagne”, rappresentata
da paesaggi colmi di vegetazione, ma anche segnati da presenze
giovanili e infantili, secondo la filosofia della pittura
impressionista “en plein air”. Un altro concentrato
sul nudo che forse più degli altri consente di mettere
a confronto gli stili dei tre pittori (le figure di Renoir
sono turgide, rosate, quelle di De Nittis vaporose, delicate,
infine quelle di Zandomeneghi). Il terzo segmento racconta
il giorno e le notti di Parigi universalmente conosciuti soprattutto
attraverso la pittura di Renoir e ora anche attraverso le
ballerine di Zandò.
È il corpo femminile sempre al centro della loro visione
della vita – hanno spiegato le due curatrici della mostra
– e del resto fu il ritratto di una giovane donna, “la
parigina” di Renoir a rappresentare lopera di rottura
rispetto ai canoni stilistici classici, presentata al pubblico
in occasione della prima mostra della “Societè
anonyme des artistes peintres, sculpteurs, graveurs”,
sigla del gruppo che si chiamò poi degli impressionisti.
Sono molti i dipinti femminili in mostra nelle splendide sale
di palazzo della Marra – che nella sua magnificenza
barocca si ripresenta al pubblico nella nuova veste di pinacoteca
Giuseppe De Nittis. Tanti quelli di Zandomeneghi, ma uno in
particolare, Buste de femme, racconta il rapporto forte del
pittore venziano – passato prima per l’esperienza
toscana dei Macchiaioli – con la cultura francese. Zandò
e Renoir, una vita quotidiana di scambi personali e professionali,
vissuta a Montmartre, di cui entrambi a volte disegnano gli
stessi angoli.
Il Mouline de la Gallette è il dipinto più celebre
di Renoir, ma è anche il soggetto più misterioso
di Zandomeneghi. Per entrambi la vita è leggerezza,
così come lo è per De Nittis, cantore dei salotti
borghesi. E non a caso la mostra si intitola “I pittori
della felicità”, perchè nei loro dipinti
sono rappresentati i “dejeuneur sur l’herbe”,
le corse di cavalli, le feste galanti, “les salles de
baigne” voluttuose.
Scrive Francesca Castellani che Renoir sa raggiungere “la
dimensione panica”, fatta di “intimità
sostanziale tra pelle e natura”, dimensione che non
è estranea nemmeno a Zandomeneghi, il quale però
deve la sua fama soprattutto alle scene di vita mondana. Insomma,
un’occasione da non perdere, la mostra che apre alla
fine di marzo, promossa dal Comune di Barletta e dalle soprintendenze
Psae e Bap, con il soggetto della Svimservice.
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