Fondi Ue, l’occasione
del Sud
di Vincenzo Rutigliano
A Bari il Governo annuncia
investimenti meglio mirati e infrastrutture. Il nuovo ciclo
europeo di programmazione 2007-13 mette a disposizione 100
miliardi
(Bari) –
Altri 100 miliardi di euro per il rilancio del Sud. Tutti
previsti dai fondi strutturali del nuovo ciclo di programmazione
2007/2013 e tutti a rischio. Il rischio di essere spesi senza
ottenere i risultati attesi. “Il Sud – avverte
il presidente del Consiglio, Romano Prodi, inaugurando la
71^ edizione della Campionaria, la prima guidata da Cosimo
Lacirignola – ha avuto risorse pubbliche ingenti eppure
non decolla. Segno che non sono in sé garanzia di sviluppo
perchè devono essere spese efficacemente”.
Serve un riorientamento verso la ricerca, l’innovazione
e le tecnologie ambientali ma anche un miglioramento degli
interventi. Sulla qualità della spesa pubblica e quindi
sulla progettazione Prodi chiede a tutti – alla politica,
alla pubblica amministrazione, centrale e periferica, al mondo
del lavoro e delle imprese – un grosso sforzo che consenta
al Sud di diventare “il motore dello sviluppo economico
dell’intero paese”.
Vi sono quindi potenzialità “in gran parte inespresse”
che occorre far emergere, a cominciare dal ruolo nel mercato
del lavoro delle donne (meno di un terzo lavora al Sud contro
il 56,5% nel centro nord) e dei giovani (occupazione al Sud
al 17,9%, contro il 33,7% del nord). Di qui il cambiamento
che Prodi vuole provocare proprio con la nuova programmazione
Ue in cui “spendere le risorse efficacemente, facendo
tesoro degli errori del passato”. Come? Riorientando
la spesa degli incentivi verso la ricerca, l’innovazione,
le tecnologie ambientali e le risorse umane; condividendo
la programmazione di medio termine e spostando, sensibilmente,
sul fronte delle regioni, il peso della gestione delle risorse,
come vuole il nuovo Quadro strategico nazionale 2007/2013.
Decisivo il ruolo degli amministratori del Mezzogiorno che
“oggi – dice ancora Prodi – hanno più
poteri di quanti non ne abbia il governo centrale. Dipende
principalmente da loro il successo o l’eventuale fallimento”.
Decisivo anche il gap infrastrutturale, come per la rete stradale
su cui si annunciano – lo ha fatto proprio alla Fiera
del Levante il numero uno di Anas, Pietro Ciucci – interventi
per 7,5 miliardi di euro per lavori in corso e per 14,5 miliardi
per il periodo 2007-2011. Per Prodi serve puntare, al Sud,
su energie rinnovabili (eolico e fotovoltaico soprattutto),
agroalimentare e sul ritorno dei giovani, indispensabile alla
sicurezza per le imprese e alla lotta alla criminalità.
Tra le misure utili per il Sud, Prodi richiama anche le zone
franche urbane di cui Sergio D’Antoni, vice-ministro
all’Economia, assicura il varo entro ottobre, non appena
la Ue avrà concluso l’iter autorizzativo.
Molte le reazioni nel mondo produttivo. Giancarlo Di Paola
ad della Svimservice (informatica) chiede di “spendere
bene e prima degli altri i pochi soldi che ci sono sull’asse
della ricerca, uno dei più trascurati”, mentre
secondo Paride De Masi, ad di Italgest e responsabile nazionale
di Confindustria per il settore, “il Mezzogiorno ha
una grande possibilità in questo comparto. Molte Pmi
manifatturiere che hanno delocalizzato possono muoversi sullo
sviluppo sostenibile e l’ecocompatibilità e tornare
a crescere”. Critico su tutta la linea il presidente
degli industriali leccesi, Piero Montinari: “Mancano
visione strategica e ricette nuove per lo sviluppo del nostro
territorio. Gli stessi fondi Ue poi non avranno effetto prima
di 2-3 anni. Prodi non si è pronunciato sulla proposta
incentivi-riduzione fiscale e temo un’altra manovra
redistributiva per togliere risorse dal Sud e darle al Nord.
Nessuna misura nuova all’orizzonte: nè aiuti
al funzionamento, nè fiscalità di vantaggio,
né riduzione del costo di energia, né fiscalizzazione
degli oneri sociali o la revisione, sperimentale al sud, delle
aliquote di ammortamento”.
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