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  9 settembre 2007


Fondi Ue, l’occasione del Sud

di Vincenzo Rutigliano


A Bari il Governo annuncia investimenti meglio mirati e infrastrutture. Il nuovo ciclo europeo di programmazione 2007-13 mette a disposizione 100 miliardi

(Bari) – Altri 100 miliardi di euro per il rilancio del Sud. Tutti previsti dai fondi strutturali del nuovo ciclo di programmazione 2007/2013 e tutti a rischio. Il rischio di essere spesi senza ottenere i risultati attesi. “Il Sud – avverte il presidente del Consiglio, Romano Prodi, inaugurando la 71^ edizione della Campionaria, la prima guidata da Cosimo Lacirignola – ha avuto risorse pubbliche ingenti eppure non decolla. Segno che non sono in sé garanzia di sviluppo perchè devono essere spese efficacemente”.

Serve un riorientamento verso la ricerca, l’innovazione e le tecnologie ambientali ma anche un miglioramento degli interventi. Sulla qualità della spesa pubblica e quindi sulla progettazione Prodi chiede a tutti – alla politica, alla pubblica amministrazione, centrale e periferica, al mondo del lavoro e delle imprese – un grosso sforzo che consenta al Sud di diventare “il motore dello sviluppo economico dell’intero paese”.

Vi sono quindi potenzialità “in gran parte inespresse” che occorre far emergere, a cominciare dal ruolo nel mercato del lavoro delle donne (meno di un terzo lavora al Sud contro il 56,5% nel centro nord) e dei giovani (occupazione al Sud al 17,9%, contro il 33,7% del nord). Di qui il cambiamento che Prodi vuole provocare proprio con la nuova programmazione Ue in cui “spendere le risorse efficacemente, facendo tesoro degli errori del passato”. Come? Riorientando la spesa degli incentivi verso la ricerca, l’innovazione, le tecnologie ambientali e le risorse umane; condividendo la programmazione di medio termine e spostando, sensibilmente, sul fronte delle regioni, il peso della gestione delle risorse, come vuole il nuovo Quadro strategico nazionale 2007/2013.

Decisivo il ruolo degli amministratori del Mezzogiorno che “oggi – dice ancora Prodi – hanno più poteri di quanti non ne abbia il governo centrale. Dipende principalmente da loro il successo o l’eventuale fallimento”. Decisivo anche il gap infrastrutturale, come per la rete stradale su cui si annunciano – lo ha fatto proprio alla Fiera del Levante il numero uno di Anas, Pietro Ciucci – interventi per 7,5 miliardi di euro per lavori in corso e per 14,5 miliardi per il periodo 2007-2011. Per Prodi serve puntare, al Sud, su energie rinnovabili (eolico e fotovoltaico soprattutto), agroalimentare e sul ritorno dei giovani, indispensabile alla sicurezza per le imprese e alla lotta alla criminalità. Tra le misure utili per il Sud, Prodi richiama anche le zone franche urbane di cui Sergio D’Antoni, vice-ministro all’Economia, assicura il varo entro ottobre, non appena la Ue avrà concluso l’iter autorizzativo.

Molte le reazioni nel mondo produttivo. Giancarlo Di Paola ad della Svimservice (informatica) chiede di “spendere bene e prima degli altri i pochi soldi che ci sono sull’asse della ricerca, uno dei più trascurati”, mentre secondo Paride De Masi, ad di Italgest e responsabile nazionale di Confindustria per il settore, “il Mezzogiorno ha una grande possibilità in questo comparto. Molte Pmi manifatturiere che hanno delocalizzato possono muoversi sullo sviluppo sostenibile e l’ecocompatibilità e tornare a crescere”. Critico su tutta la linea il presidente degli industriali leccesi, Piero Montinari: “Mancano visione strategica e ricette nuove per lo sviluppo del nostro territorio. Gli stessi fondi Ue poi non avranno effetto prima di 2-3 anni. Prodi non si è pronunciato sulla proposta incentivi-riduzione fiscale e temo un’altra manovra redistributiva per togliere risorse dal Sud e darle al Nord. Nessuna misura nuova all’orizzonte: nè aiuti al funzionamento, nè fiscalità di vantaggio, né riduzione del costo di energia, né fiscalizzazione degli oneri sociali o la revisione, sperimentale al sud, delle aliquote di ammortamento”.