Le imprese fanno l’elogio
dell’ozio. In discarica
di Lorenzo Marvulli
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(Bari) -
Potrebbe esistere un mondo in cui la ricchezza è costituita
dai valori, dal tempo libero, dalle relazioni tra persone.
In cui gli imprenditori si preoccupano delle esigenze del
sociale e dell’ambiente, prima che del loro conto economico.
In cui il lavoro è per tutti e per poche ore a settimana.
In cui si rivaluta, come facevano i greci, il valore dell’ozio.
Dato che questo mondo non esiste – almeno su questa terra
– c’è qualcuno che si impegna (e si diverte) a immaginarlo.
E spingendosi un po’ più in là, a teorizzarlo.
Lo hanno fatto ieri gli ospiti di un incontro organizzato
dal Club imprese per la Cultura di Confindustria Bari. S’intitolava
“Benessere in discarica” e si è svolto in una cornice a dir
poco surreale: un impianto di smaltimento rifiuti urbani con
annessa discarica gestita dalla Lombardi Ecologia (una delle
imprese che fanno parte del Club per la Cultura). Tre gli
ospiti del Club: Roberto Lorusso, imprenditore ed esperto
di organizzazione, Nello De Padova, consulent manager, e Luciano
Costa, professore d’informatica all’università la Sapienza
di Roma. I primi due panni dei “filosofi della decrescita”.
Il terzo nei panni di provocatore. A moderare la conversazione
– a tratti politically scorrect – il promotore dell’iniziativa,
Ettore Chiurazzi.
Due – sintetizzando – le scuole di pensiero a confronto. Quella
della “decrescita”, dell’eliminazione del superfluo”, della
“sobrietà dei consumi e degli stili di vita” sostenuta da
Lorusso e De Padova, che sul tema hanno anche scritto un coraggioso
libercolo dal titolo DePILiamoci. L’altra quella del “chissenefrega”,
intavolata polemicamente dal professor Costa. È stato lui,
senza troppi giri di parole, a dar voce al senso comune e
imperante. Quello per cui se le multinazionali sfruttano i
bambini per cucire palloni: “chissenefrega”. E se esistono
persone che con l’impegno politico lo fanno notare: “che le
loro idee finiscano i discarica”. In fondo, sempre secondo
il professor Costa: “diventa superfluo anche parlare. Almeno
che i ricchi smettano di prendere in giro i poveri con idee
che poi non vengono messe in pratica”. Come dargli torto?
Nell’incontro, il secondo di un ciclo che si chiama “Cultura
in Produzione”, sono stati riproposti frammenti di John Maynard
Keynes: “Arriverà il giorno in cui l’economia tornerà ad avere
il posto che si merita nella scala delle priorità dell’uomo:
l’ultimo” (1932), e di Robert Kennedy: “il Pil non misura
nè la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra conoscenza,
né la nostra compassione, né la devozione al nostro paese.
Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente
degna di essere vissuta”(1968). A giudicare da quanto tempo
è passato da quando queste frasi furono pronunciate, non c’è
da stupirsi che oggi l’unico luogo in cui riecheggino sia
una discarica. Di fronte a un folto pubblico di imprenditori
divertiti. |
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