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  16 giugno 2007


Le imprese fanno l’elogio dell’ozio. In discarica

di Lorenzo Marvulli


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(Bari) - Potrebbe esistere un mondo in cui la ricchezza è costituita dai valori, dal tempo libero, dalle relazioni tra persone. In cui gli imprenditori si preoccupano delle esigenze del sociale e dell’ambiente, prima che del loro conto economico. In cui il lavoro è per tutti e per poche ore a settimana. In cui si rivaluta, come facevano i greci, il valore dell’ozio. Dato che questo mondo non esiste – almeno su questa terra – c’è qualcuno che si impegna (e si diverte) a immaginarlo. E spingendosi un po’ più in là, a teorizzarlo.

Lo hanno fatto ieri gli ospiti di un incontro organizzato dal Club imprese per la Cultura di Confindustria Bari. S’intitolava “Benessere in discarica” e si è svolto in una cornice a dir poco surreale: un impianto di smaltimento rifiuti urbani con annessa discarica gestita dalla Lombardi Ecologia (una delle imprese che fanno parte del Club per la Cultura). Tre gli ospiti del Club: Roberto Lorusso, imprenditore ed esperto di organizzazione, Nello De Padova, consulent manager, e Luciano Costa, professore d’informatica all’università la Sapienza di Roma. I primi due panni dei “filosofi della decrescita”. Il terzo nei panni di provocatore. A moderare la conversazione – a tratti politically scorrect – il promotore dell’iniziativa, Ettore Chiurazzi.

Due – sintetizzando – le scuole di pensiero a confronto. Quella della “decrescita”, dell’eliminazione del superfluo”, della “sobrietà dei consumi e degli stili di vita” sostenuta da Lorusso e De Padova, che sul tema hanno anche scritto un coraggioso libercolo dal titolo DePILiamoci. L’altra quella del “chissenefrega”, intavolata polemicamente dal professor Costa. È stato lui, senza troppi giri di parole, a dar voce al senso comune e imperante. Quello per cui se le multinazionali sfruttano i bambini per cucire palloni: “chissenefrega”. E se esistono persone che con l’impegno politico lo fanno notare: “che le loro idee finiscano i discarica”. In fondo, sempre secondo il professor Costa: “diventa superfluo anche parlare. Almeno che i ricchi smettano di prendere in giro i poveri con idee che poi non vengono messe in pratica”. Come dargli torto?

Nell’incontro, il secondo di un ciclo che si chiama “Cultura in Produzione”, sono stati riproposti frammenti di John Maynard Keynes: “Arriverà il giorno in cui l’economia tornerà ad avere il posto che si merita nella scala delle priorità dell’uomo: l’ultimo” (1932), e di Robert Kennedy: “il Pil non misura nè la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”(1968). A giudicare da quanto tempo è passato da quando queste frasi furono pronunciate, non c’è da stupirsi che oggi l’unico luogo in cui riecheggino sia una discarica. Di fronte a un folto pubblico di imprenditori divertiti.