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  25 gennaio 2007


Le icone del Sinai a Bari, un’anteprima per l’Europa

di Titti Tummino


“Sono le più antiche immagini di San Nicola”

(Bari) - Il governo egiziano ha mantenuto l’impegno: sono in arrivo dal monastero di Santa Caterina del Sinai le otto, preziose icone di San Nicola databili fra il VII e il XIV secolo, che andranno così a completare, a febbraio, la mostra “San Nicola. Splendori d’arte d’Oriente e d’Occidente”, allestita al Castello Svevo di Bari. La grande esposizione, inaugurata il 7 dicembre e aperta sino al 6 maggio, pur offrendo una panoramica senza precedenti intorno alla figura del patrono di Bari, non aveva potuto finora mettere in mostra il tesoro più prezioso, appunto le icone del Sinai, perché il governo egiziano aveva concesso il prestito delle opere soltanto per cento giorni: è la prima volta che le tavole, le più antiche e nobili rappresentazioni pittoriche del santo, vengono esposte in Europa. Potranno essere scoperte dall’8 febbraio (o comunque entro la metà del mese, assicurano gli organizzatori).

Si tratta di opere tra le più significative e rare della pittura medievale, abitualmente non accessibili al pubblico; oggetti molto rari che si sono conservati sino a noi soltanto grazie all’ubicazione remota e alle condizioni climatiche estreme del monastero egiziano, situato al centro di un’arida valle desertica con un bassissimo tasso di umidità. Le icone di Santa Caterina si caratterizzano per la vivacità dei colori e per la resa formale che ancora risente della tradizione pittorica di matrice tardo romana, e permettono di rendersi conto della potenza e dell’impatto emozionale che la più raffinata arte di Bisanzio era in grado di trasmettere.

Scrive Nancy Patterson Sevcenko nel saggio del catalogo: “Le icone di San Nicola oggi custodite nel monastero di Santa Caterina sul Sinai sono le più antiche immagini dipinte del santo di cui disponiamo. Le tavole mostrano l’evoluzione graduale della tipologia del suo ritratto nell’arco di parecchi secoli, a partire dall’immagine generica di un vescovo attempato, con la barba a punta, a un prelato dal viso rotondo, fino alla figura familiare, dai tratti un po’ più allungati, con un cranio, sporgente e tondeggiante, stempiato, con un solo ricciolo al centro del capo e una barba bianca dal preciso profilo arrotondato: una immagine destinata dall’XI secolo in poi a diventare caratteristica dei ritratti di San Nicola”.

Prerogativa di queste, per di più, è che si tratta esclusivamente di ritratti: ai tempi non erano state ancora dipinte opere che raffigurassero la vita come gli stessi miracoli del santoni Myra. Quanto all’evoluzione della figura nicolaiana, osserva ancora Nancy Patterson Sevcenko, “in un’icona del X secolo sempre proveniente dal Sinai, opera eseguita probabilmente a Costantinopoli, San Nicola è raffigurato in posizione centrale: il suo ritratto a mezza figura è circondato dai busti più in piccolo di alcuni santi fra i più celebri. In posa esattamente frontale, la figura compatta, lo sguardo orientato a un oggetto preciso, la barba e i capelli in ordine meticoloso, sembra incarnare l’essenza dell’autorità episcopale”.

La mostra “Splendori d’arte d’Oriente e d’Occidente”, curata da Arthemisia, è un viaggio attraverso quindici secoli di storia, fra continenti e culture, dall’Asia Minore a Costantinopoli, dall’impero bizantino alla Russia ortodossa, dal Levante multireligioso all’Italia cattolica, dall’Albania e dalla Turchia all’Olanda protestante e da lì, per una singolare serie di eventi, fino all’isola di Manhattan. Un viaggio compiuto attraverso le opere di grandi artisti che hanno rappresentato la storia e i miracoli di San Nicola: dal Beato Angelico a Veneziano, da Monaco ad Orcagna, da Giaquinto fino a Warhol, solo per citarne alcuni.