Le icone del Sinai a Bari,
un’anteprima per l’Europa
di Titti Tummino
“Sono le più
antiche immagini di San Nicola”
(Bari) -
Il governo egiziano ha mantenuto l’impegno: sono in
arrivo dal monastero di Santa Caterina del Sinai le otto,
preziose icone di San Nicola databili fra il VII e il XIV
secolo, che andranno così a completare, a febbraio,
la mostra “San Nicola. Splendori d’arte d’Oriente
e d’Occidente”, allestita al Castello Svevo di
Bari. La grande esposizione, inaugurata il 7 dicembre e aperta
sino al 6 maggio, pur offrendo una panoramica senza precedenti
intorno alla figura del patrono di Bari, non aveva potuto
finora mettere in mostra il tesoro più prezioso, appunto
le icone del Sinai, perché il governo egiziano aveva
concesso il prestito delle opere soltanto per cento giorni:
è la prima volta che le tavole, le più antiche
e nobili rappresentazioni pittoriche del santo, vengono esposte
in Europa. Potranno essere scoperte dall’8 febbraio
(o comunque entro la metà del mese, assicurano gli
organizzatori).
Si tratta di opere tra le più significative e rare
della pittura medievale, abitualmente non accessibili al pubblico;
oggetti molto rari che si sono conservati sino a noi soltanto
grazie all’ubicazione remota e alle condizioni climatiche
estreme del monastero egiziano, situato al centro di un’arida
valle desertica con un bassissimo tasso di umidità.
Le icone di Santa Caterina si caratterizzano per la vivacità
dei colori e per la resa formale che ancora risente della
tradizione pittorica di matrice tardo romana, e permettono
di rendersi conto della potenza e dell’impatto emozionale
che la più raffinata arte di Bisanzio era in grado
di trasmettere.
Scrive Nancy Patterson Sevcenko nel saggio del catalogo: “Le
icone di San Nicola oggi custodite nel monastero di Santa
Caterina sul Sinai sono le più antiche immagini dipinte
del santo di cui disponiamo. Le tavole mostrano l’evoluzione
graduale della tipologia del suo ritratto nell’arco
di parecchi secoli, a partire dall’immagine generica
di un vescovo attempato, con la barba a punta, a un prelato
dal viso rotondo, fino alla figura familiare, dai tratti un
po’ più allungati, con un cranio, sporgente e
tondeggiante, stempiato, con un solo ricciolo al centro del
capo e una barba bianca dal preciso profilo arrotondato: una
immagine destinata dall’XI secolo in poi a diventare
caratteristica dei ritratti di San Nicola”.
Prerogativa di queste, per di più, è che si
tratta esclusivamente di ritratti: ai tempi non erano state
ancora dipinte opere che raffigurassero la vita come gli stessi
miracoli del santoni Myra. Quanto all’evoluzione della
figura nicolaiana, osserva ancora Nancy Patterson Sevcenko,
“in un’icona del X secolo sempre proveniente dal
Sinai, opera eseguita probabilmente a Costantinopoli, San
Nicola è raffigurato in posizione centrale: il suo
ritratto a mezza figura è circondato dai busti più
in piccolo di alcuni santi fra i più celebri. In posa
esattamente frontale, la figura compatta, lo sguardo orientato
a un oggetto preciso, la barba e i capelli in ordine meticoloso,
sembra incarnare l’essenza dell’autorità
episcopale”.
La mostra “Splendori d’arte d’Oriente e
d’Occidente”, curata da Arthemisia, è un
viaggio attraverso quindici secoli di storia, fra continenti
e culture, dall’Asia Minore a Costantinopoli, dall’impero
bizantino alla Russia ortodossa, dal Levante multireligioso
all’Italia cattolica, dall’Albania e dalla Turchia
all’Olanda protestante e da lì, per una singolare
serie di eventi, fino all’isola di Manhattan. Un viaggio
compiuto attraverso le opere di grandi artisti che hanno rappresentato
la storia e i miracoli di San Nicola: dal Beato Angelico a
Veneziano, da Monaco ad Orcagna, da Giaquinto fino a Warhol,
solo per citarne alcuni.
|
|