Forum della cultura, il
piano strategico metropolitano cerca un’anima
di Marilena Di Tursi
Incontro pubblico ieri
alla Fiera del Levante degli artisti, degli intellettuali
e degli operatori di Bari e provincia
(Bari) -
Difficile superare la logica del pro domo sua o sovrastare
la tentazione di utilizzare lo spazio per il dibattito e il
confronto solo come sfogatoio. Ma spesso è così.
E anche ieri nel corso dell’ultimo forum metropolitano
dedicato alla cultura e all’industria creativa, organizzato
dallo staff per il piano strategico di Bari e dei 31 comuni
aderenti (si è svolto nel padiglione della Provincia
di Bari alla Fiera del Levante), i soggetti invitati non hanno
potuto fare a meno di parlare un presente legato indissolubilmente
ad un passato, oberato quindi da carenze strutturali, da mancanza
di regie amministrative, di investimenti e di errori di valutazione.
E se è vero, per esempio, come ha detto il pianista
Emanuele Arciuli, che la terra di Bari è ricca di talenti
musicali, è altrettanto vero che essi non vengono opportunamente
valorizzati dal sistema. Le ragioni? Le amministrazioni probabilmente
spendono male i loro soldi e, cavalcando il trend di una ritualità
collettiva di nuovo conio, preferiscono investire in eventi.
Parola che ad alcuni, vedi Augusto Masiello che ha parlato
a nome del teatro Kismet, fa addirittura accapponare la pelle.
Evento significa infatti spendibilità immediata, obiettivo
che si sposa bene alle ragioni della politica ma non aiuta
a far crescere il territorio. Su che cosa puntare allora?
Bisogna cercare un brand, ha sottolineato Giancarlo Di Paola,
parlando per gli imprenditori, che ci unisca e ci assicuri
visibilità. Potrebbe essere il Petruzzelli, per molti,
il landmark con cui salvare capre e cavoli. Sicuramente un
rischio, come hanno avvertito lo stesso Masiello e Dinko Fabris,
perchè sul Petruzzelli stanno confluendo aspettative
troppo alte e perchè forse si guarda ad esso pensando
di poter contare anche sull’onda lunga della sua gloria
passata.
Intanto occorre correggere il tiro e, visto che si tratta
di un Piano Strategico metropolitano, occorre smettere di
guardare solo a Bari ma cominciare a pensare plurale, cioè
agli altri comuni, dato che il piano strategico altro non
è se non una cornice che circoscrive le strategie e
le azioni che una pluralità di soggetti si dà
per costruire la visione futura della propria terra. Insomma
è un processo creativo, sebbene nel forum di ieri non
sia stato sufficientemente evidenziato, pur nella vivacità
di una discussione attivamente partecipata. Spesso gli interventi
si sono incagliati nell’annosa questione se sia l’offerta
o la domanda a generare i bisogni culturali, perdendo di vista
la priorità degli strumenti e dei progetti da mettere
in cantiere. Tutti d’accordo invece sul bisogno di identità
che in soldoni significa cercare forme sistematiche di marketing
territoriale per l’attrazione, dall’esterno, di
operatori e di risorse qualificate.
E non solo, ha ricordato Nicola Pice, sindaco di Bitonto:
è pure necessario occuparsi della promozione di conoscenza
creando un’opportuna curiosità nei confronti
della propria storia locale da conservare e tutelare, per
esempio, tramite il rafforzamento della rete museale. Magari
auspicando che si risolva l’annosa questione della galleria
di arte contemporanea, rovello amministrativo mai soluto da
circa cinquant’anni. Condivisibile è apparsa
anche la proposta di puntare sulla progettazione di pacchetti
compositi per le attività di fruizione culturale e,
naturalmente, sulla gestione di una rete integrata di servizi
ai cittadini in cui siano impegnate risorse pubbliche e private,
tema chiave su cui si gioca la riuscita del piano.
Pochi i politici presenti che in questa fase del forum per
statuto devono solo ascoltare e accogliere idee e proposte.
Tuttavia, tra un mea culpa e l’altro, non si sono sottratti
dall’offrire il loro contributo, con Pice, anche Vittorino
Curci (assessore alla Cultura della Provincia) che ritiene
fondamentale investire sui giovani e Nicola Laforgia (assessore
alle Culture del Comune di Bari) che chiude a sorpresa chiedendosi
se sia effettivamente la cultura il principale obiettivo di
questo piano strategico. E, se questa è la strada,
condivisa per la verità da tutti i convenuti, consapevoli
di quanto la cultura divenuta sistema sia fondamentale per
la crescita di un territorio, bisognerebbe forse abbandonare
le polemiche di ogni singolo orticello per costruire il grande
giardino. Magari con l’aiuto delle imprese, come del
resto ha fatto Torino che al suo secondo piano strategico
conta sull’appoggio di 118 soggetti finanziari, pubblici
e soprattutto privati.
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