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  27 settembre 2007


Forum della cultura, il piano strategico metropolitano cerca un’anima

di Marilena Di Tursi


Incontro pubblico ieri alla Fiera del Levante degli artisti, degli intellettuali e degli operatori di Bari e provincia

(Bari) - Difficile superare la logica del pro domo sua o sovrastare la tentazione di utilizzare lo spazio per il dibattito e il confronto solo come sfogatoio. Ma spesso è così. E anche ieri nel corso dell’ultimo forum metropolitano dedicato alla cultura e all’industria creativa, organizzato dallo staff per il piano strategico di Bari e dei 31 comuni aderenti (si è svolto nel padiglione della Provincia di Bari alla Fiera del Levante), i soggetti invitati non hanno potuto fare a meno di parlare un presente legato indissolubilmente ad un passato, oberato quindi da carenze strutturali, da mancanza di regie amministrative, di investimenti e di errori di valutazione.

E se è vero, per esempio, come ha detto il pianista Emanuele Arciuli, che la terra di Bari è ricca di talenti musicali, è altrettanto vero che essi non vengono opportunamente valorizzati dal sistema. Le ragioni? Le amministrazioni probabilmente spendono male i loro soldi e, cavalcando il trend di una ritualità collettiva di nuovo conio, preferiscono investire in eventi. Parola che ad alcuni, vedi Augusto Masiello che ha parlato a nome del teatro Kismet, fa addirittura accapponare la pelle. Evento significa infatti spendibilità immediata, obiettivo che si sposa bene alle ragioni della politica ma non aiuta a far crescere il territorio. Su che cosa puntare allora? Bisogna cercare un brand, ha sottolineato Giancarlo Di Paola, parlando per gli imprenditori, che ci unisca e ci assicuri visibilità. Potrebbe essere il Petruzzelli, per molti, il landmark con cui salvare capre e cavoli. Sicuramente un rischio, come hanno avvertito lo stesso Masiello e Dinko Fabris, perchè sul Petruzzelli stanno confluendo aspettative troppo alte e perchè forse si guarda ad esso pensando di poter contare anche sull’onda lunga della sua gloria passata.

Intanto occorre correggere il tiro e, visto che si tratta di un Piano Strategico metropolitano, occorre smettere di guardare solo a Bari ma cominciare a pensare plurale, cioè agli altri comuni, dato che il piano strategico altro non è se non una cornice che circoscrive le strategie e le azioni che una pluralità di soggetti si dà per costruire la visione futura della propria terra. Insomma è un processo creativo, sebbene nel forum di ieri non sia stato sufficientemente evidenziato, pur nella vivacità di una discussione attivamente partecipata. Spesso gli interventi si sono incagliati nell’annosa questione se sia l’offerta o la domanda a generare i bisogni culturali, perdendo di vista la priorità degli strumenti e dei progetti da mettere in cantiere. Tutti d’accordo invece sul bisogno di identità che in soldoni significa cercare forme sistematiche di marketing territoriale per l’attrazione, dall’esterno, di operatori e di risorse qualificate.

E non solo, ha ricordato Nicola Pice, sindaco di Bitonto: è pure necessario occuparsi della promozione di conoscenza creando un’opportuna curiosità nei confronti della propria storia locale da conservare e tutelare, per esempio, tramite il rafforzamento della rete museale. Magari auspicando che si risolva l’annosa questione della galleria di arte contemporanea, rovello amministrativo mai soluto da circa cinquant’anni. Condivisibile è apparsa anche la proposta di puntare sulla progettazione di pacchetti compositi per le attività di fruizione culturale e, naturalmente, sulla gestione di una rete integrata di servizi ai cittadini in cui siano impegnate risorse pubbliche e private, tema chiave su cui si gioca la riuscita del piano.

Pochi i politici presenti che in questa fase del forum per statuto devono solo ascoltare e accogliere idee e proposte. Tuttavia, tra un mea culpa e l’altro, non si sono sottratti dall’offrire il loro contributo, con Pice, anche Vittorino Curci (assessore alla Cultura della Provincia) che ritiene fondamentale investire sui giovani e Nicola Laforgia (assessore alle Culture del Comune di Bari) che chiude a sorpresa chiedendosi se sia effettivamente la cultura il principale obiettivo di questo piano strategico. E, se questa è la strada, condivisa per la verità da tutti i convenuti, consapevoli di quanto la cultura divenuta sistema sia fondamentale per la crescita di un territorio, bisognerebbe forse abbandonare le polemiche di ogni singolo orticello per costruire il grande giardino. Magari con l’aiuto delle imprese, come del resto ha fatto Torino che al suo secondo piano strategico conta sull’appoggio di 118 soggetti finanziari, pubblici e soprattutto privati.